|
OPERAZIONE FANTA-SAN MARCO
L’operazione, avviata nel 1996 sulla base delle dichiarazioni rese da un collaboratore di Giustizia, ha permesso di far luce sulle attività illecite svolte dal clan NARDO di Lentini (SR), nonché sull’organigramma del sodalizio, sulle sue alleanze nel territorio di Siracusa, sui collegamenti con “cosa nostra” catanese e sui conseguenti rapporti con la famiglia SANTAPAOLA.
Sulla base delle risultanze investigative raccolte dalla D.I.A., la competente Autorità Giudiziaria ha emesso 23 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di affiliati al menzionato clan, ritenuti responsabili di otto omicidi, sei tentati omicidi, della c.d. “strage di San Marco” ed altri gravi reati.
Nel corso dell’attività investigativa, nelle campagne del siracusano, sono stati rinvenuti resti di un cadavere, armi e munizioni.
OPERAZIONE GOLF
L’attività investigativa iniziata nel 1997 è stata diretta a sviluppare una approfondita indagine su specifici gravi reati commessi da 160 soggetti già appartenenti ai clan DI CRISTINA e MADONIA, in contrasto tra loro, operanti in Caltanissetta e provincia. In tale contesto investigativo è stato possibile accertare le responsabilità degli indagati in molti omicidi, estorsioni ed altri reati commessi a decorrere dagli anni ’80. Sono state inoltre identificate con certezza le appartenenze ai gruppi mafiosi ed il ruolo rivestito dai singoli indagati.
Nel maggio 1999 è stata data esecuzione a 14 ordinanze di custodia cautelare in ordine ai reati di omicidio, tentato omicidio ed estorsione.
Gran parte dell’attività di polizia giudiziaria svolta è stata utilizzata quale riscontro probatorio nell’ambito di altre precedenti indagini sui medesimi gruppi mafiosi.
OPERAZIONE SCRIGNO
Nel 1997, a seguito di delega di indagine conferita dalla D.D.A. di Palermo, il Centro Operativo D.I.A. di quel capoluogo ha avviato un’ampia ed articolata attività investigativa finalizzata a far luce sul sequestro del gioielliere palermitano Claudio FIORENTINO, avvenuto in Palermo nel 1985 e liberato nel 1987 in località Isola delle Femmine (PA).
Sulla base delle risultanze investigative acquisite, il 12 aprile 1999 il G.I.P. presso il Tribunale di Palermo ha emesso 29 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti soggetti per il reato di associazione mafiosa a scopo di sequestro, tra i quali figurano i vertici di Cosa Nostra attualmente detenuti (RIINA, CALO’, BRUSCA) ed il noto boss latitante Bernardo PROVENZANO.
OPERAZIONE RUBINO
L’operazione è stata attivata nel giugno del 1998 allo scopo di pervenire alla cattura del noto AUTORINO Giuseppe, evaso unitamente a CESARANO Ferdinando dall’aula bunker del Tribunale di Salerno.
AUTORINO Giuseppe apparteneva al “direttivo” della “Nuova Famiglia” ed era in contatto con i gruppi camorristici più pericolosi della Campania: il clan FABBROCINO (il cui capo, già latitante di spicco, era stato catturato dal Centro Operativo D.I.A. di Napoli e dalla Polizia argentina nel settembre del 1997), i gruppi AMBROSIO, CAVA, MOCCIA ed il clan dei “Casalesi” (il cui boss, Francesco SCHIAVONE, detto “Sandokan”, anch’egli latitante, era stato arrestato dalla D.I.A. nel luglio del 1998 in Casal di Principe, sua roccaforte storica).
Il 20 marzo 1999, in località Somma Vesuviana (NA), a conclusione di laboriose e complesse indagini che avevano consentito di raccogliere precisi elementi circa gli spostamenti del catturando, personale del Centro Operativo D.I.A. di Napoli, con la collaborazione dei locali organismi della Polizia di Stato, ha realizzato un articolato piano d'intervento mirato alla sua cattura.
L’operazione si è conclusa con un conflitto a fuoco nel corso del quale è deceduto il prefato AUTORINO. Nella circostanza, sono state tratte in arresto due persone che si trovavano a bordo dell’autovettura in uso al pregiudicato.
Infine, nel marzo del 2000, è stata data esecuzione a 4 provvedimenti restrittivi, emessi dal Tribunale di Napoli nei confronti di altrettanti soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentata estorsione ed altri gravi reati.
OPERAZIONE TERRA ROSSA
L’operazione, attivata nel 1994 allo scopo di far luce su una lunga catena di omicidi perpetrati nel Salernitano, ha portato all’emissione di 26 ordinanze di custodia cautelare in carcere ed all’esecuzione di un fermo a carico di altrettanti individui ritenuti responsabili, a vario titolo, di omicidio, associazione per delinquere di stampo camorristico ed altro.
Il 16 maggio 1999, infine, in località S.Maria La Carità, nel comune di Napoli, è stato tratto in arresto il latitante D'APICE Vincenzo, inserito nell'elenco dei 500 latitanti più pericolosi, considerato elemento di spicco del clan facente capo al latitante CESARANO Ferdinando, evaso, unitamente al noto AUTORINO Giuseppe, dall’aula bunker del carcere di Salerno.
OPERAZIONE ERANOVA
L’operazione, attivata dalla D.I.A. nel 1998 con un’attività preventiva posta in essere nella provincia di Reggio Calabria, ha consentito di pervenire alla individuazione di una associazione criminale di stampo mafioso, dedita soprattutto ai reati di usura e riciclaggio e composta da esponenti della famiglia “BELLOCCO” di Rosarno.
Nel febbraio del 1999, concordando con le risultanze investigative emerse nel corso delleindagini esperite dal Centro Operativo D.I.A di Reggio Calabria, il G.I.P. presso il Tribunale di Palmi ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 6 persone, responsabili, a vario titolo, dei reati di usura e riciclaggio.
OPERAZIONE CERBERO
L’operazione ha avuto inizio nei primi mesi del 1998 con le finalità di:
- delineare gli assetti delle organizzazioni criminali dominanti sul versante sud-occidentale della provincia di Brindisi;
- definire gli interessi economici delle organizzazioni;
- scoprire legami con latitanti brindisini rifugiati in Montenegro.
Le relative indagini, condotte dalla Sezione Operativa D.I.A. di Lecce, hanno consentito di far luce sull'evoluzione criminale della frangia brindisina della Sacra Corona Unita, facente capo a BUCCARELLA Salvatore. Sulla base delle risultanze acquisite, nel giugno 1999 il G.I.P. presso il Tribunale di Lecce ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 58 persone, resesi responsabili dei reati di associazione mafiosa finalizzata alla consumazione di estorsioni ed al traffico di sostanze stupefacenti.
OPERAZIONE MOSCA
Con tale operazione, avviata nel maggio 1998, l’azione di contrasto del Centro Operativo D.I.A. di Bari si è estesa anche alla provincia di Foggia, in particolare alla zona di Cerignola, dove è stato riscontrato che i noti fratelli PIARULLI, benché condannati all’ergastolo e detenuti presso la Casa Circondariale di Trani, continuavano ad esercitare un forte predominio sulle cosche criminali ivi emergenti ed a controllare le attività illecite.
Sulla base delle acquisizioni investigative conseguite, il 28 giugno 1999, il G.I.P. presso il Tribunale di Bari ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 9 persone per associazione di tipo mafioso, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti ed altri gravi reati.
OPERAZIONE PULCE BIANCA
L’operazione è stata attivata nel marzo del 1996 allo scopo di individuare e neutralizzare i responsabili di un traffico internazionale di sostanze stupefacenti, coinvolgente elementi della camorra attivi nell’agro nocerino-sarnese.
Le investigazioni avevano determinato, complessivamente, in passato, l’emissione di 22 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettanti individui ritenuti responsabili, a vario titolo, di traffico internazionale di stupefacenti ed associazione per delinquere di stampo camorristico.
Nell’ottobre 1999, infine, il G.I.P. presso il Tribunale di Salerno ha emesso altre 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti individui, anch’essi ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti.
OPERAZIONE SELE
L’operazione è stata attivata nel gennaio del 1998 allo scopo di neutralizzare un sodalizio criminale emergente nella Piana del Sele, territorio a sud della provincia di Salerno con riferimento anche ai Comuni di Eboli e Battipaglia, collegato con la malavita organizzata dell’agro nocerino-sarnese e della valle dell’ Irno.
Nel novembre del 1999 il G.I.P. presso il Tribunale di Salerno, concordando con le risultanze delle indagini condotte dalla Sezione Operativa D.I.A. di Salerno, ha emesso 13 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettanti individui - tra cui figura anche il capo della cosca, Roberto PROCIDA - ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato ed altro. Contestualmente agli arresti è stata data esecuzione a 15 perquisizioni domiciliari ed al sequestro, ex art. 321 c.p.p. comma 2°, di due aziende agricole e di un caseificio, per un valore approssimativo di circa 10 miliardi di lire.
Nel prosieguo dell’attività investigativa, il 27.9.2000, personale della D.I.A. ha, altresì, tratto in arresto due imprenditori ed il loro uomo di fiducia, già arrestati nel novembre 1999 e successivamente scarcerati, perché ritenuti responsabili di aver fatto parte del citato sodalizio criminoso.
OPERAZIONE BARRACUDA
L’operazione BARRACUDA è stata attivata dalla D.I.A., nel giugno 1993, al fine di individuare gli appartenenti alla nota cosca reggina facente capo ai fratelli BARRECA, responsabili di aver monopolizzato le estorsioni nei confronti di numerose imprese destinatarie di appalti pubblici, nonché di omicidi, danneggiamenti, porto e detenzione illegale di armi.
Nell’ulteriore prosieguo dell’inchiesta, che ha, in tempi diversi, consentito l’arresto di parecchie decine di affiliati alla pericolosa cosca, nel gennaio 1999 il Centro Operativo D.I.A. di Reggio Calabria ha dato esecuzione a 12 ordinanze di ripristino della custodia cautelare in carcere emesse da quella Corte di Assise nei confronti di altrettanti soggetti, appartenenti tutti al suddetto clan, ritenuti responsabili, a vario titolo, di omicidio ed associazione per delinquere di stampo mafioso.
Nello sviluppo dell’attività istruttoria in parola, nell’ottobre 1999 il G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria ha emesso 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti appartenenti alla cosca BARRECA, indiziati di omicidio ed altro.
OPERAZIONE BATTERIA
L’operazione, avviata nel giugno 1997 da parte del Centro Operativo D.I.A. di Firenze, ha consentito di disarticolare un agguerrito sodalizio criminale attivo in diverse regioni italiane, legato alla cosca calabrese dei MANCUSO e dedito alla consumazione di truffe per ingentissimi importi. Sulla base delle risultanze investigative, il G.I.P. presso il Tribunale del capoluogo toscano ha emesso, in data 6 luglio 1999, 25 ordinanze di custodia cautelare in carcere e delegato la effettuazione di 85 perquisizioni locali.
Nel prosieguo dell’attività investigativa, in data 28.1.2000, personale del Centro Operativo di Firenze, in collaborazione con il Centro Operativo di Torino e con la Sezione Operativa di Salerno, ha dato esecuzione ad ulteriori 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Firenze, nei confronti di altrettanti soggetti, organici al sodalizio indagato, ritenuti responsabili dei reati sopra indicati.
OPERAZIONE EMISSARIO
L’operazione, finalizzata alla disarticolazione di un sodalizio criminale composto da cittadini sudamericani e da pregiudicati italiani operanti a Roma, ha consentito di effettuare, in data 14 agosto 1999 in Olanda, l’arresto di 3 individui ed il sequestro di Kg. 5,5 di cocaina nonchè, in data 29 ottobre 1999, in Andria (BA), l’arresto di 3 cittadini colombiani perché trovati in possesso di Kg. 35 circa di eroina.
Successivamente, in tale contesto investigativo, in data 17.2.2000 personale del Centro Operativo di Roma ha tratto in arresto, in Livorno, 5 soggetti sorpresi nell’atto di ritirare 1 Kg. di cocaina trasportato da due corrieri imbarcati su una nave battente bandiera panamense.
In data 9.6.2000, infine, a conclusione dell’attività investigativa in esame, il Centro Operativo di Roma ha eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, nei confronti di altrettanti soggetti, ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, avviando, altresì, la richiesta di estensione in ambito internazionale del provvedimento di cattura nei confronti di un quinto soggetto, cittadino dell’ Ecuador, colpito dalla medesima ordinanza cautelare e rifugiatosi all’estero.
OPERAZIONE CAINO
L’operazione ha interessato la criminalità organizzata di Cerignola (FG), con particolare riferimento a numerosi fatti di sangue commessi dal clan criminale facente capo ai fratelli PIARULLI Michele e Mario ed a FERRARO Giovanni.
Il 31 luglio 1999, a parziale esito delle indagini svolte, il G.I.P. presso il Tribunale di Bari ha emesso un provvedimento cautelare in carcere a carico di 12 persone.
OPERAZIONE BINGO 2
L'operazione ha avuto inizio nel marzo del 1997 ed ha consentito di disarticolare una vasta ed organizzata consorteria criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti ed al riciclaggio.
Nel febbraio del 1999, con riferimento alle investigazioni antiriciclaggio, sono state arrestate 61 persone, tra cui anche il noto faccendiere Flavio CARBONI, e sequestrati beni per circa 130 miliardi di lire.
In particolare, è stata individuata la rete di compiacenti imprenditori e professionisti collegati ad un noto narcotrafficante - già arrestato nello stesso contesto investigativo - incaricati di gestire e reimpiegare il denaro provento del traffico di cocaina, attraverso una rete di società artificiosamente create e frapposte per celare l’effettiva origine illecita del contante.
OPERAZIONE LINCE
L’operazione è stata avviata nel marzo del 1998 in merito alle iniziative finanziarie poste in essere dai fratelli GRAVIANO - esponenti di primissimo piano della famiglia mafiosa del Rione Brancaccio di Palermo - imputati per le stragi del 1992 e del 1993 nonché condannati per l’omicidio di padre Giuseppe PUGLISI, commesso il 15.9.1993 proprio nel quartiere Brancaccio.
In particolare dalle indagini è emerso che i predetti pregiudicati, sebbene detenuti e sottoposti al regime carcerario di cui all’art. 41-bis O.P., riuscivano ugualmente ad esercitare la loro influenza all’esterno, impartendo ordini per dismettere l’intero patrimonio accumulato in Palermo - intestato anche a compiacenti prestanome - e reinvestirne i proventi all’estero dopo aver mascherato la loro origine illecita.
E’ stata così avviata una articolata attività investigativa in cooperazione con la polizia francese e lussemburghese, che ha consentito di sventare il piano summenzionato grazie alla individuazione di un insospettabile professionista, commercialista e consulente tributario, che, ricorrendo ad un qualificato studio lussemburghese, aveva iniziato le procedure finanziarie per importanti investimenti in note località turistiche francesi. Le attività investigative hanno consentito di acquisire utili elementi di prova per il sequestro dei beni nella disponibilità della consorteria criminale e procedere all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 9 persone.
Sempre nel medesimo ambito investigativo, il 19 aprile 2002, è stata emessa un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di altri tre soggetti, prestanome dei GRAVIANO, ritenuti responsabili di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante di cui all’art.7 della legge 203/91 (agevolazione di attività mafiose).
Il 18 luglio 2006, a seguito di decreto emesso dal Tribunale Palermo – Sez. Misure di Prevenzione, si è proceduto al sequestro di un’azienda riferibile ai citati fratelli GRAVIANO, Giuseppe e Filippo, del valore di circa 10 milioni di euro.
OPERAZIONE CRNA GORA
A partire dal gennaio 1996, il Centro Operativo D.I.A. di Bari ha sviluppato una complessa ed articolata inchiesta, l’operazione CRNA GORA, riguardante soprattutto il contrabbando di tabacchi lavorati esteri tra la Repubblica di Montenegro e l’Italia, i canali utilizzati per riciclare il danaro provento di tale attività, nonché le connivenze tra la criminalità organizzata e taluni esponenti delle istituzioni del menzionato Stato transadriatico.
Nel corso degli anni, attraverso lo sviluppo dei singoli temi di indagine, l’operazione ha assicurato il conseguimento di risultati di tutto rilievo e l’acquisizione di un vastissimo patrimonio informativo in ordine ai meccanismi del contrabbando di tabacchi lavorati esteri, alle connivenze e complicità di esponenti di alto livello istituzionale estero ed ai canali utilizzati per riciclare il denaro proveniente da tale illecita attività, che ha permesso l’avvio di altre operazioni.
I risultati complessivamente conseguiti nel corso dell’operazione possono essere riepilogati attraverso i seguenti dati numerici:
- nell’ottobre 1999 il G.I.P. di Bari ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 49 persone inequivocabilmente individuate quali capi o gregari di una associazione criminale di stampo camorristico-mafioso che aveva operato, prevalentemente, nel settore del contrabbando di t.l.e. dal Montenegro verso l’Italia;
- nel maggio del 2000, sulla base delle informazioni fornite dalla D.I.A., la Polizia Cantonale di Zurigo ha tratto in arresto il noto CUOMO Gerardo;
- nel corso delle indagini sono state arrestate 19 persone, tra le quali BAOSIC Vaso, Capo della Polizia di Bar (Montenegro) e 4 latitanti di spicco, tra i quali STANO Benedetto;
- nel novembre 2003 il G.I.P. presso il Tribunale di Bari ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 25 persone chiamate a rispondere del delitto di associazione mafiosa finalizzata alla commissione di reati concernenti le armi, le sostanze stupefacenti, il contrabbando di t.l.e. ed altro;
- è stato operato il sequestro complessivamente di 1.720.000.000 di lire in contanti, a carico dei corrieri che si accingevano a trasportarle in Svizzera;
- sono stati sequestrati Kg. 80 di hashish nonché armi da guerra;
- è stato effettuato il sequestro, nella fase esecutiva dei provvedimenti restrittivi emessi nel contesto dell’operazione, di quanto segue:
- appartamenti, rustici, terreni, autovetture ed un’attività commerciale, per un valore complessivo quantificabile in circa 2.500.000.000 di lire;
- un motor yacht di mt.29, del valore di 9.300.000.000 di lire, a bordo del quale sono stati rinvenuti orologi, ori e monili di gran pregio per un valore complessivo di circa 1 miliardo di lire, nonché 150 milioni in contanti.
Alla luce delle note dimensioni transnazionali del fenomeno del contrabbando, la cooperazione internazionale ha costituito e costituisce un momento fondamentale dell’intera indagine, che si è articolata attraverso incontri, riunioni e commissioni rogatorie con le Autorità giudiziarie e di polizia di vari Paesi europei ed extraeuropei. Determinante è stata la collaborazione fornita dalle Autorità della Svizzera, Paese chiave nel contesto del complessivo circuito del contrabbando.
OPERAZIONE ALIOTIS
L'operazione è stata avviata dal Centro Operativo D.I.A. di Torino, nel novembre del 1998, allo scopo di disarticolare un’organizzazione criminale di tipo mafioso dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti tra il Piemonte, la Spagna ed il Nord-Africa, facente capo al pregiudicato di origine sarda MURA Antonino,verosimilmente affiliato alla nota “famiglia” dei FIDANZATI, nonché già associato al sodalizio criminale facente capo a SANTAPAOLA Benedetto.
Nel corso delle indagini, già nel novembre del 1999, in provincia di Torino, era stato individuato un autoarticolato proveniente dalla Spagna, a bordo del quale erano stati rinvenuti circa kg. 436 di hashish.
In tale ambito, nel giugno del 2000, è stata data esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Torino, a carico di 9 soggetti.
|