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OPERAZIONE ARCA
L’operazione è stata avviata nel 1997 dalla Sezione Operativa D.I.A. di Trapani, allo scopo di far luce su una serie di omicidi e su altri gravi reati, commessi nel corso degli anni ’90, nel territorio compreso tra Trapani ed Alcamo.
Le pregresse attività avevano consentito di effettuare 41 arresti nei confronti di affiliati alle cosche trapanesi, ritenuti responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso e, a vario titolo, di 30 omicidi e di numerosi tentati omicidi commessi tra gli anni ’80 e ’90 nell’ambito della provincia.
Infine, il 9.2.2001, il Centro Operativo di Palermo ha notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un affiliato alla famiglia mafiosa di Alcamo, ritenuto responsabile di tentato plurimo omicidio, rapina ed altri gravi reati.
OPERAZIONE ALBA DUE
L’operazione è incentrata sul riscontro di dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di Giustizia in merito alle responsabilità nella c.d. “strage di Pizzolungo” perpetrata - il 2 aprile 1985, in località Pizzolungo (TP) - in danno del Giudice Carlo PALERMO e di altre due persone.
La relativa attività d’indagine - scaturita nell’ambito di una precedente operazione denominata ALBA - si era conclusa senza il conseguimento di alcun risultato operativo.
Nel maggio 1998, il Centro Operativo di Caltanissetta aveva ripreso, su delega dell’Autorità giudiziaria, una nuova attività investigativa tesa a far luce sui mandanti e gli esecutori della predetta strage.
In tale contesto, il 12.6.2001, il medesimo Centro Operativo ha notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro capi mafia - RIINA Salvatore, VIRGA Vincenzo, DI MAGGIO Baldassare e MADONIA Antonino - tutti detenuti, ritenuti responsabili, a vario titolo, della citata strage.
OPERAZIONE AMETISTA
L’operazione è stata attivata dalla Sezione Operativa D.I.A. di Salerno nell’aprile del 1998, allo scopo di contrastare i clan operanti in Nocera Inferiore e Pagani – facenti capo ai pregiudicati CONTALDO e VENTRI, entrambi detenuti – dediti ad estorsioni e traffico di droga.
In data 26 giugno 2001, personale della D.I.A. - in collaborazione con le Forze di Polizia territorialmente competenti - ha dato esecuzione a 31 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti soggetti, responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione ed altri gravi reati.
Nel successivo mese di novembre è stata data esecuzione ad una ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 persone, organiche al predetto sodalizio, responsabili di due omicidi.
Nel medesimo contesto operativo, a seguito di ulteriori indagini, nel giugno del 2004, è stata data esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Salerno a carico di 13 elementi del clan GRAZIANO - tra cui figura il capo clan, GRAZIANO Arturo, già detenuto - ritenuti responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, favoreggiamento ed altri gravi reati
Le indagini hanno consentito, in particolare, di individuare un nuovo sistema di raccolta delle tangenti, avente l'effetto di alterare le regole di mercato e della libera concorrenza, ostacolare l'accertamento della quota di profitto criminale riservata alla camorra ed incentivare le imprese, cooptate dalla camorra nel nuovo sistema,a costituire fondi neri.
OPERAZIONE CIELO AZZURRO
Nella serata del 16 maggio 2001 il personale del Centro Operativo D.I.A. di Napoli ha tratto in arresto, in Marano (NA), il noto latitante Angelo NUVOLETTA, capo indiscusso dell’omonimo clan e più importante rappresentante e referente della cupola mafiosa in Campania, nonché altri due individui ritenuti essere fiancheggiatori dello stesso.
Il NUVOLETTA - inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi e ricercato anche in campo internazionale - era irreperibile da ben 17 anni, allorquando nei suoi confronti era stato emanato il decreto di sorveglianza speciale di P.S., peraltro mai notificato.
Nel prosieguo delle indagini, il 21 ottobre 2003, il Centro Operativo di Napoli - in collaborazione con il locale Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri - ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Napoli, a carico di 33 individui - tra cui figura lo stesso NUVOLETTA - appartenenti al prefato clan, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico, omicidio, detenzione illegale di armi, traffico di stupefacenti, distruzione ed occultamento di cadavere, favoreggiamento, fittizia intestazione di beni, ed altro.
In buona sostanza le indagini, oltre a disarticolare il potente clan, hanno consentito di ricostruirne, minuziosamente, gli interessi e le illecite attività, principalmente riconducibili al traffico degli stupefacenti, i cui introiti venivano investiti in attività economiche lecite.
OPERAZIONE ORSO
L’indagine - una tranche investigativo-processuale dell’operazione “CRNA-GORA” - è stata avviata al fine di disarticolare un’organizzazione criminale dedita al contrabbando di tabacchi lavorati esteri tra il Montenegro e le coste pugliesi.
In tale contesto - giudicato di estremo rilievo perché riguardante i più alti livelli del complessivo fenomeno contrabbandiero, quello che coinvolge le multinazionali del tabacco - il 26 febbraio 2001 è stata eseguita una misura cautelare, emessa dal G.I.P. di Bari, a carico di 13 soggetti.
Nei confronti di altri 4 destinatari del citato provvedimento, titolari di licenze per l’importazione di t.l.e. nella Repubblica del Montenegro e residenti in territorio elvetico, non è stato possibile eseguire la misura cautelare, ma è stata comunque svolta, grazie alla collaborazione offerta dalle Autorità svizzere, una proficua attività istruttoria in ambito rogatoriale.
Successivamente, il 5 settembre 2002 - all’esito di un controllo di polizia effettuato nell’area dell’aeroporto di Madrid Barajas - è stato tratto in arresto provvisorio, a fini estradizionali, il cittadino spagnolo GARCIA CANCIO Luis Angel, colpito da provvedimento custodiale in carcere, emesso alcuni mesi prima dal G.I.P. del Tribunale di Bari per associazione mafiosa e contrabbando di t.l.e..
Il GARCIA, detto “Manolo”, residente in Svizzera, era - unitamente ad altri personaggi di elevato profilo del mondo contrabbandiero, tra i quali il noto CUOMO Gerardo - uno dei quattro sub-concessionari delle citate licenze.
OPERAZIONE FOGLIE
L’indagine - una tranche investigativa dell’operazione “DANUBIO BLU 2”, condotta dal Centro Operativo D.I.A. di Bari - ha consentito di accertare l’esistenza, nella provincia pugliese, di una cellula operativa albanese - collegata al gruppo criminale HASANI - dedita all’importazione, in territorio italiano, di consistenti quantitativi di “cannabis indica”.
La base operativa del sodalizio è stata localizzata in Altamura (BA), ove la droga veniva trasportata ed occultata in attesa di essere successivamente smistata; i proventi di tale attività illecita venivano, poi, celermente inviati in Albania, eludendo i controlli previsti dalla normativa vigente in materia di versamenti di denaro contante.
In particolare, i sodali, facevano ricorso al circuito di trasferimento monetario della WESTERN UNION - attraverso l’agenzia “MAILBOXES ETC.” - che consentiva di effettuare movimentazioni di moneta in ambito nazionale ed estero.
In tale contesto operativo sono stati arrestati, in Bari, due cittadini italiani trovati in possesso di circa Kg. 43 di cannabis ed è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto un terzo individuo.
Nel prosieguo delle indagini, nel mese di gennaio 2001, sono stati tratti in arresto, nella provincia di Bari, 3 soggetti, di cui due albanesi, per detenzione illegale di armi e di Kg.107 della predetta sostanza stupefacente.
Nel mese di ottobre 2002, a conclusione delle indagini, l’Autorità giudiziaria di Bari ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 8 cittadini albanesi, ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope.
OPERAZIONE PICCO 2
L’indagine - una tranche investigativa dell’operazione “DANUBIO BLU 2”, condotta dal Centro Operativo D.I.A. di Bari - è stata attivata, nel maggio del 2000, in ordine ad un gruppo criminale albanese facente capo alla famiglia DISHA, operante in Toscana e nel Lazio, dedito al traffico internazionale di cocaina.
La droga, proveniente dall’Olanda, veniva introdotta nel territorio nazionale grazie agli stretti collegamenti tra le basi operative ubicate nel Lazio e quelle olandesi, attraverso l’utilizzo di compartecipi con compiti di corrieri.
In tale contesto investigativo - protrattosi per oltre due anni, nel corso dei quali sono stati tratti in arresto 56 soggetti, sequestrati kg 20 di cocaina e kg 32 di eroina - è stata data esecuzione, nel novembre del 2002, a 27 provvedimenti restrittivi a carico di altrettanti individui, ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.
OPERAZIONE RANDOM
L’operazione è stata avviata nel maggio del 2001 dal Centro Operativo D.I.A. di Torino, al fine di disarticolare un sodalizio criminale albanese - riconducibile alla famiglia MASHA - operante nella zona di Torino e di Novara, con proiezioni nel Regno Unito, prevalentemente nel settore degli stupefacenti.
In tale contesto, nel giugno del 2001, il Centro Operativo di Torino ha localizzato e tratto in arresto 3 cittadini albanesi, trovati in possesso di circa Kg.1.500 di marijuana. In questo ambito investigativo, la DDA di Torino ha disposto un provvedimento di fermo di indiziato di delitto a carico di 5 soggetti, italiani ed albanesi, ritenuti responsabili di traffico di sostanze stupefacenti. Nella circostanza sono stati sequestrati ulteriori Kg. 330 di marijuana.
Il 23 luglio 2001, il G.I.P. presso il Tribunale di Torino, a seguito delle risultanze investigative conseguite, ha emesso una misura cautelare nei confronti di 13 soggetti, italiani ed albanesi - di cui 8 già colpiti dai citati provvedimenti - ritenuti responsabili del reato di associazione a delinquere finalizzata alla produzione e traffico di sostanze stupefacenti.
OPERAZIONE SETA
L’operazione, avviata nel gennaio 2001 dal Centro Operativo D.I.A. di Genova, ha consentito di disarticolare un sodalizio criminale albanese operante in Liguria e dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, del tipo cocaina, proveniente prevalentemente dall’Olanda.
In tale contesto operativo, nel marzo dello stesso anno, si è proceduto all’arresto di 3 cittadini albanesi, al fermo di indiziato di delitto di 5 individui della stessa etnia - gravemente indiziati del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti - nonché al sequestro di oltre Kg. 5 di cocaina.
A conforto delle risultanze conseguite, nel successivo mese di maggio, il G.I.P. presso il Tribunale di Genova, convalidato il fermo di p.g., ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti degli stessi soggetti fermati ed ha disposto, con la medesima misura cautelare, la cattura di altri 2 soggetti albanesi, responsabili del reato di produzione e traffico di sostanze stupefacenti.
OPERAZIONE STAFFETTA
L’operazione - condotta dal Centro Operativo D.I.A. di Bari - è stata attivata in ordine ad una vasta organizzazione criminale albanese, riconducibile al clan SHABANI, operante sul territorio nazionale (Puglia, Lombardia, Abruzzo, Veneto, Piemonte e Toscana) e dedita al traffico di sostanze stupefacenti.
In tale ambito operativo la D.I.A. - in collaborazione con gli organismi di polizia territorialmente competenti - ha conseguito i seguenti risultati:
- aprile e maggio 2001: sono state individuate, nel porto di Ortona (CH), due imbarcazioni battenti bandiera albanese, la “DEA I” e la “TONI I” utilizzate da SHABANI Arben per spedire la droga dall’Albania, con il contestuale sequestro di circa Kg. 55 di eroina e l’arresto di 13 soggetti dell’equipaggio;
- giugno 2001: sono stati arrestati, per detenzione di oltre Kg. 55 di eroina, due corrieri ed altri tre soggetti, di cui uno era il comandante di una nave di linea; si è altresì proceduto al fermo di indiziato di delitto di 2 cittadini albanesi, in ordine al reato di produzione e traffico di sostanze stupefacenti;
- settembre 2001: sono stati arrestati tre corrieri, trovati in possesso di circa Kg. 9 di eroina, destinati al mercato lombardo e toscano, ed è stata data esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari, nei confronti di un soggetto italiano, ritenuto responsabile di traffico di sostanze stupefacenti;
- ottobre del 2001: sono stati arrestati tre corrieri albanesi, uno a Ravenna, uno a Foggia e l’altro a Roma, con il contestuale sequestro di circa Kg. 5 di eroina;
- novembre 2001: sono stati arrestati due corrieri albanesi a Ravenna ed un cittadino italiano a Bari, trovati in possesso di circa Kg.12 di eroina. Sono stati arrestati, a Pescara, 7 soggetti di origine Rom, destinatari dello stupefacente proveniente dall’Albania;
- dicembre 2001: è stato arrestato, a Bari, un corriere albanese trovato in possesso di Kg.2 di eroina e di munizioni per revolver cal.38 special;
- ottobre 2002: è stata data esecuzione ad un provvedimento cautelare, emesso dall’Autorità giudiziaria di Bari, a carico di 18 individui, di cui 17 cittadini albanesi e 1 italiano, per violazioni alla normativa in materia di stupefacenti, nonché ad un decreto di sequestro preventivo riguardante una motonave ed un motopeschereccio impiegati per il trasporto della droga dalla madrepatria all’Italia;
- maggio 2004: sono stati arrestati, in Puglia, Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna e Campania, 16 soggetti - 9 di etnia albanese e 7 cittadini italiani - ritenuti responsabili, anche in forma associativa, di reati concernenti le sostanze stupefacenti. Tra gli arrestati emerge la figura di vertice di HUTA Nako, di Durazzo - detto “Nasho”o “Giorgio” - il quale, avvalendosi di “corrieri” di nazionalitàitaliana, imbarcati come marinai sulle navi di linea che effettuano la tratta Durazzo-Bari, coordinava il trasporto delle sostanze stupefacenti dall’Albania verso l’Italia.
- luglio 2005: sono stati eseguiti 23 provvedimenti restrittivi, emessi dal GIP del Tribunale barese, nei confronti di altrettanti soggetti, prevalentemente di etnia albanese, ritenuti responsabili di reati associativi in materia di sostanze stupefacenti, nonché introduzione illegale di armi e munizioni.
OPERAZIONE TESTIMONE
L’indagine, condotta dal Centro Operativo D.I.A. di Bari, ha permesso di disarticolare un sodalizio criminale albanese - facente capo alla famiglia LAGJI - attivo nell’intero territorio nazionale e dedito al traffico internazionale di stupefacenti, al traffico di esseri umani ed allo sfruttamento della prostituzione.
Le attività investigative hanno consentito di impedire la consumazione di azioni omicidarie - organizzate in danno di soggetti albanesi appartenenti a gruppi criminali antagonisti - e di procedere, nel mese di febbraio 2001, in Milano, all’arresto di 2 cittadini albanesi, entrambi organici al gruppo indicato, per violazioni della normativa in materia di armi.
Nello stesso mese di febbraio, inoltre, è stata data esecuzione, in Barletta, ad un provvedimento di fermo nei confronti di 8 cittadini albanesi, gravemente indiziati dei reati di traffico di sostanze stupefacenti e di esseri umani; sono stati, altresì, sottoposti a sequestro una motonave, autovetture e denaro in contante. Successivamente, il G.I.P. presso il Tribunale di Bari, convalidato il fermo di indiziato di delitto, ha emesso nei confronti degli stessi soggetti una ordinanza di custodia cautelare in carcere.
A conforto delle risultanze conseguite, detta Autorità giudiziaria ha disposto, con la medesima misura restrittiva, la cattura di altri 10 soggetti albanesi, per concorso nel traffico di esseri umani, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e reati in materia di armi.
OPERAZIONE RAMO D’ORIENTE
L’operazione, iniziata nel 2000 dal Centro Operativo D.I.A. di Firenze, è stata indirizzata al contrasto di un gruppo criminale cinese dedito alla gestione dell’immigrazione clandestina, allo sfruttamento della prostituzione ed alla perpetrazione di estorsioni, reati tutti commessi in danno di connazionali.
La citata organizzazione criminale, operante in particolare nelle province di Prato, Firenze e Milano e Roma, era strutturata in modo piramidale ed era attiva anche nella gestione del lavoro nero, attraverso lo sfruttamento degli immigrati clandestini inseriti nell’ambito di laboratori e piccole imprese dei settori tessile, manifatturiero e pellettiero.
In tale contesto investigativo, nel marzo 2001, è stato tratto in arresto un cittadino cinese - colpito da ordine di carcerazione - ritenuto responsabile di associazione di tipo mafioso ed estorsione.
Nel febbraio del 2003, in Roma, personale del Centro Operativo di Firenze ha localizzato e tratto in arresto HUANG ZHONG HE, latitante.
Le ulteriori indagini - che hanno consentito di acclarare la particolare vitalità della criminalità di matrice asiatica in Italia - hanno portato, nel settembre 2003, all’esecuzione di un provvedimento cautelare in carcere, emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Firenze, nei confronti di 29 soggetti.
OPERAZIONE PALADINO
Nel marzo del 2001, è stata data esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, nei confronti di 7 soggetti ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, al trasferimento fraudolento di valori e di altri gravi reati.
Le indagini sono state avviate nel giugno 1999 sulla base di una segnalazione di “operazioni sospette”, relativa ai versamenti effettuati da un pensionato - con precedenti per associazione a delinquere, ricettazione ed armi - sul proprio conto corrente, per importi sproporzionati alla propria situazione reddituale.
L’attività investigativa, estesa anche nei confronti dei familiari, oltre a far emergere importanti collegamenti con la criminalità organizzata, ha consentito l’individuazione di un ingente patrimonio immobiliare - parte del quale già sequestrato nel 2000 - per un valore complessivo di circa 10 miliardi di lire.
OPERAZIONE FURIA
Nel giugno del 1998 - sulla base di una denuncia del Commissario Governativo del Jockey Club italiano - la D.D.A. di Firenze ha incaricato il Centro Operativo D.I.A. di Firenze ed i Carabinieri del NAS di svolgere indagini su presunte infiltrazioni camorristiche nella gestione delle corse dei cavalli.
In tale ambito investigativo, a seguito delle risultanze acquisite, nei mesi di settembre e di ottobre 2001, è stata data esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 17 soggetti, ritenuti responsabili di associazione per delinquere, truffa e scommesse clandestine riguardanti l'ippica.
OPERAZIONE SCACCHIERA
L’operazione è stata avviata nel novembre del 1999, allo scopo di verificare le dichiarazioni rilasciate da un collaboratore di giustizia - già esponente di spicco della famiglia ESPOSITO, detta “i muzzuni” di Sessa Aurunca, (CE), alleata con il predominante clan LA TORRE di Mondragone - in merito a gravi episodi delittuosi, quali omicidi ed estorsioni.
Sulla base delle risultanze investigative acquisite dal Centro Operativo D.I.A. di Napoli, il 19.11.2001, il G.I.P. presso il Tribunale di Napoli ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare - eseguita da personale del citato Centro, nonché del Centro Operativo di Torino e da militari del Comando Provinciale di Caserta - a carico di 15 individui ritenuti responsabili, a vario titolo, di omicidio, estorsione, violazione alla legge sulle armi, ed altri gravi reati.
Nel medesimo contesto investigativo, il 23 ottobre 2006, personale della Direzione, con la collaborazione di militari dell’Arma dei Carabinieri, ha localizzato e tratto in arresto il latitante Gualtiero ESPOSITO, sfuggito alla giustizia per dieci anni e ricercato per associazione di tipo mafioso, omicidio, rapina ed estorsione.
OPERAZIONE ISTRICE
L’operazione è stata attivata, nel novembre del 2000, dal Centro Operativo D.I.A. di Firenze, allo scopo di disarticolare un sodalizio criminoso presente in Versilia, facente capo al pregiudicato di origine calabrese Giovanni GULLA’ - insediatosi a Viareggio - e dedito al traffico di droga proveniente dalla Spagna e dal Sud America.
Le indagini hanno consentito, nel mese di ottobre 2001, di trarre in arresto, in tempi successivi, 17 soggetti - tra cui il GULLA’ e Fabiola MORETTI ex collaboratrice di Giustizia, appartenente alla “banda della Magliana” - ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere, traffico di droga ed armi, nonché di sequestrare 3 Kg. di cocaina.
OPERAZIONE LARICE 2
L’operazione è stata attivata nel gennaio 1994, dal Centro Operativo D.I.A. di Reggio Calabria, al fine di disarticolare il clan LABATE, dedito al traffico di stupefacenti, nonché alla perpetrazione di omicidi, estorsioni e di altri gravi reati.
In tale contesto investigativo, è stata data esecuzione a 50 ordinanze di custodia cautelare.
Successivamente, in data 27 settembre 2001, personale della D.I.A. ha, altresì, tratto in arresto ASSUMMA Orazio e FOTI Domenico - ritenuti killer del clan LABATE - in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale reggino.
OPERAZIONE MEDIANA
L’operazione - avviata nell’estate del 2001 dalla Sezione Operativa D.I.A. di Lecce, sulla base di una attenta analisi delle espressioni della criminalità organizzata nella provincia di Brindisi - ha consentito di eseguire un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dalG.I.P. di Lecce, a carico di 21 individui - organici alla consorteria criminale denominata Nuova Sacra Corona Libera - ritenuti responsabili di 7 omicidi.
OPERAZIONE ARGO
L’inchiesta - condotta dalla Sezione Operativa D.I.A. di Lecce - ha compendiato le risultanze investigative relative all’esame dei flussi di tabacchi lavorati esteri provenienti, in contrabbando, dalla Grecia ed alla ricomparsa delle cd. “navi emporio”. In tale ambito investigativo è stata data esecuzione, nel dicembre 2001, ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Lecce a carico di 48 individui - 10 dei quali già detenuti per altri gravi reati - ritenuti responsabili di associazione mafiosa finalizzata, anche, al traffico di t.l.e.
Il 14 novembre 2006, nel quadro delle indagini d’iniziativa scaturite dall’operazione DIA nei confronti di un gruppo di contrabbandieri brindisini - dediti, tra l’altro, anche al riciclaggio di denaro in Svizzera - è stata eseguita la confisca definitiva di beni immobili e mobili per un valore di 200.000 € riconducibili ad un proposto, gravato altresì da una misura personale prorogata da tre a cinque anni.
Nello stesso contesto investigativo, il 17 novembre c.a., è intervenuta la confisca di beni immobili e mobili riconducibili ad altro soggetto per un valore di 620.000 €.
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