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Home 2004 > Operazioni di rilievo 2004

 

OPERAZIONE SAN PATRIZIO

L’operazione, avviata d’iniziativa nel marzo del 2000, ha fatto luce su infiltrazioni mafiose perpetrate - grazie anche alla collusione di alcuni appartenenti agli organi amministrativi interessati - nell’aggiudicazione di appalti banditi dalla Marina Militare statunitense, per attività edilizie da realizzare presso la base nato di Sigonella.

A seguito dell’informativa, depositata nel 2003 presso l’Autorità giudiziaria di Catania, relativa a 28 soggetti - indagati a vario titolo per associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata all’acquisizione o gestione illecita di gare d’appalto, tentata estorsione ed altri gravi reati - il 7 febbraio 2004, è stata data esecuzione ad un provvedimento restrittivo nei confronti di 7 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei predetti reati.

Il 6 aprile 2004, inoltre, è stata presentata richiesta di sequestro preventivo ai sensi dell’art.321 c.p.p. a carico di due imprese.

OPERAZIONE LIVELLA

L’operazione è stata attivata, nell’ottobre 2002, allo scopo di riscontrare le dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, che hanno permesso di ricostruire il panorama criminoso partenopeo a far data dalla fine degli anni ’80.

In tale contesto, l’8 gennaio 2004, personale del Centro Operativo D.I.A. di Napoli ha dato esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla locale Autorità giudiziaria, nei confronti di MISSI Giuseppe - capo del noto clan camorristico denominato “Misso” - ritenuto responsabile dell’omicidio di ESPOSITO Giovanna, perpetrato il 25.11.1983.

In tale contesto investigativo è emerso un nuovo ed autonomo filone di indagine che ha evidenziato l’esistenza di una rete di personaggi - a vario titolo legati ad ambienti calcistici riconducibili a squadre iscritte ai Campionati di serie “A”, “B” e “C” - che sarebbero stati in grado di condizionare i risultati di alcune partite quotate dalla SNAI, al fine di trarne un profitto mediante giocate legali.

In questo ambito, nel maggio 2004, la Procura della Repubblica partenopea ha emesso un decreto di perquisizione a carico di 13 persone fisiche e 12 società di calcio.

Successivamente, personale del Centro Operativo D.I.A. di Napoli – in collaborazione con militari del locale Reparto Operativo dei Carabinieri – ha dato, altresì, esecuzione a 10 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettanti individui - tutti elementi di spicco del clan GIULIANO - ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso, nonché ad un provvedimento di fermo di indiziato di delitto neiconfronti di MAZZARELLA Vincenzo, già latitante - capo dell’omonimo clan - e D’AMICO Fabio, ad esso sodale; nella circostanza è stato tratto in arresto in flagranza di reato D’AMICO Armando - fratello di Fabio, trovato in possesso di un’arma illegalmente posseduta - e sottoposti a sequestro tre Internet Point, mediante i quali veniva riciclato il danaro di provenienza delittuosa.

OPERAZIONE TURCHESE

L’operazione è stata attivata nel febbraio del 2001, al fine di contrastare le illecite attività poste in essere da un gruppo criminale dedito soprattutto, nel comune di Scafati, alla perpetrazione di estorsioni ai danni di imprenditori edili.

Sulla base degli esiti investigativi conseguiti dalla Sezione Operativa D.I.A. di Salerno, in data 13 febbraio 2004 è stata data esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di quel capoluogo, nei confronti di 5 soggetti - tra cui figurano NAPPO Vincenzo e PESACANE Giuseppe, capo dell’omonimo clan operante a Boscoreale (NA) – ritenuti responsabili di estorsione aggravata e di altri gravi reati.

OPERAZIONE COSTIERA

Le indagini sono state avviate, nel 2001, dalla Sezione Operativa D.I.A. di Salerno nei confronti del gruppo imprenditoriale ROMANO-AGIZZA (ROMANO Luigi, il figlio Domenico ed i fratelli AGIZZA erano già stati condannati per associazione per delinquere di stampo mafioso) - collegato al clan ALFIERI-GALASSO - ritenuto fulcro del complesso intreccio camorra-imprenditoria-politica e dedito alla gestione e controllo di appalti pubblici.

In tale ambito operativo - a seguito di un’articolata attività investigativa - il 22 giugno 2004, personale della D.I.A. ha dato esecuzione al sequestro preventivo di 14 società per un valore di circa 15 milioni di Euro.

OPERAZIONE BAR-BARI

Sulla base delle risultanze investigative acquisite dal Centro Operativo D.I.A. di Bari, la locale Autorità giudiziaria, nel maggio del 2004, ha disposto la custodia cautelare in carcere di 36 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa finalizzata alla consumazione di reati concernenti le sostanze stupefacenti, le armi, il patrimonio e di eventi omicidiari.

Tra gli arrestati spiccano i nomidi MARTIRADONNA Vito, CARRASSI Michele, FERRANTE Benedetto, MILLONI Andrea, AMORUSO Michele, BARTOLI Giovanni, MINELLA Matteo, SASSANELLI Michele e ZOTTI Dorotea, a cui carico sono state poi inflitte pene pesantissime.

Il provvedimento restrittivo in questione, nell’ambito della medesima inchiesta, è seguito a quello analogo, emesso nel marzo 2004, dalla medesima Autorità giudiziaria, nei confronti di 6 elementi di assoluto spessore criminale, tra i quali figurano i noti fratelli CAPRIATI Antonio e Domenico.

Infine, il Collegio giudicante - dando riscontro alle indagini condotte dalla D.I.A. - nel riconoscere giudiziariamente l’esistenza di una associazione mafiosa riconducibile alla famiglia CAPRIATI ha, complessivamente, condannato 73 soggetti - 4 dei quali all’ ergastolo - e ha inflitto pene per complessivi 686 anni di reclusione.

Il 27 novembre 2006 - a seguito della sentenza della Corte di Cassazione, emessa il 20 novembre c.a., che ha reso definitiva la condanna di alcuni esponenti del citato clan Capriati, nell’ambito del processo denominato “Borgo Antico” - sono stati eseguiti 7 provvedimenti di esecuzione pena emessi dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Bari.

OPERAZIONE “MEDIANA 2”

L’inchiesta - una tranche investigativa dell’operazione “Mediana” - è stata condotta dalla D.I.A., congiuntamente alle Squadre Mobili di Lecce e di Brindisi, allo scopo di riscontrare le dichiarazioni rese da numerosi collaboratori di giustizia in ordine alle attività illecite poste in essere dalla più potente e pericolosa organizzazione criminale operante nella provincia di Brindisi.

In tale ambito operativo, le risultanze investigative hanno consentito l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 30 soggetti, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso, numerosi omicidi, detenzione e porto illegale di armi, nonché di altri gravi reati, che è stata eseguita il 12 aprile 2004.

OPERAZIONE TORO

Nell’aprile del 2004 è stata data esecuzione a 9 provvedimenti restrittivi - di cui sei di custodia cautelare in carcere e tre agli arresti domiciliari - emessi dall’Autorità giudiziaria di Roma nei confronti di altrettanti personaggi ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno di commercianti esteri di carni, nonché all’immissione sul mercato nazionale di sostanze alimentari nocive.

Tra i destinatari delle misure cautelari figurano, tra gli altri, anche esponenti della criminalità organizzata operante nel sud-pontino collegati alla camorra, alla criminalità romana, nonché a famiglie mafiose di Gela.

OPERAZIONE GOLEM

L'operazione è stata attivata, nell'agosto del 2002, dal Centro Operativo D.I.A. di Napoli, al fine di disarticolare il clan "FABBROCINO", già oggetto d’indagine nell’ambito dell’operazione "Incudine", conclusasi con l'arresto, in Argentina, del boss Mario FABBROCINO nonché dei vertici dell'organizzazione.

In tale ambito, le risultanze investigative hanno consentito, in data 26 luglio 2004, l’emissione di 26 informazioni di garanzia” nei confronti di altrettanti personaggi ritenuti affiliati o fiancheggiatori del predetto clan.

OPERAZIONE CAGE

Nel luglio 2004, i Centri Operativi D.I.A. di Reggio Calabria e Torino hanno dato esecuzione a 15 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal G.I.P. del Tribunale reggino nei confronti di altrettante persone - fra cui figurano anche dipendenti comunali di Calanna, Cardeto e Sant’Alessio d’Aspromonte - ritenute responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, detenzione illegale di armi e munizioni, favoreggiamento personale, truffa ed altro.

Le risultanze investigative, frutto di articolate indagini, hanno consentito di evidenziare le attività illecite poste in essere dal sodalizio criminale capeggiato da Giuseppe GRECO - già inquisito per reati associativi e figlio di Francesco GRECO, capo dell’omonimo clan riconducibile alla consorteria mafiosa degli ARANITI - tra cui rilevano, in particolare, gli atti compiuti, in occasione delle consultazioni amministrative del Comune di Calanna (RC), svoltesi il 25 maggio 2003, per orientare le preferenze elettorali in favore di candidati contigui al predetto clan.

OPERAZIONE FLOWER 2004

Nel luglio 2004 il Centro Operativo D.I.A. di Torino ha avviato un’indagine nei confronti di un sodalizio criminale - capeggiato da un albanese residente nel capoluogo piemontese - composto da cittadini della stessa etnia dimoranti in Piemonte, che era dedito principalmente al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

L’inchiesta ha consentito alla D.I.A. di trarre in arresto 2 cittadini greci trovati in possesso di circa Kg. 13 di cocaina allo stato puro, Kg. 10 hashish e Kg. 10 di marijuana.

Nel medesimo contesto operativo, nel maggio 2005, sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto otto cittadini albanesi ed un cittadino marocchino, mentre altri due stranieri, una equadoregna ed un albanese, sono stati tratti in arresto. Tutti dovranno rispondere di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e di altri reati in materia di droga.

Il 15 marzo 2006, personale del citato Centro Operativo ha eseguito 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal locale GIP, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di violazioni agli artt. 73 ed 81 del D.P.R. 309/90.

OPERAZIONE CARRO

L’attività investigativa - scaturita da due segnalazioni di operazioni bancarie sospette - è stata avviata dal Centro Operativo D.I.A. di Palermo, in ordine alle attività illecite di natura finanziaria poste in essere da alcuni soggetti, collegati alla cosca mafiosa palermitana del quartiere San Lorenzo

In particolare gli indagati, con abili e spregiudicate operazioni economico-finanziarie e societarie, avevano alienato il patrimonio agli stessi riconducibile, creando nuove società e/o acquisendo il controllo di altre già esistenti - tutte operanti nel campo dell’edilizia e dell’intermediazione immobiliare - mantenendone di fatto il controllo e la piena disponibilità mediante il ricorso sistematico a prestanomi.

In tale contesto operativo, il G.I.P. del Tribunale di Palermo ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico 4 soggetti, responsabili, in concorso, del reato di intestazione fittizia di beni.

Contestualmente, lo stesso G.I.P. ha disposto, altresì, il sequestro preventivo dei beni mobili ed immobili, nella disponibilità dei soggetti coinvolti, per un valore complessivo di 50 milioni di Euro; tra i beni sequestrati figurano magazzini, locali commerciali, conti bancari, quote societarie, 4 società (due con sede a Palermo e due a Roma) e numerosi appartamenti e fabbricati.

OPERAZIONE SUBURBIA

L’operazione è stata avviata, nel gennaio del 2004, dal Centro Operativo D.I.A. di Roma allo scopo di far piena luce su rilevanti movimentazioni finanziarie e acquisizioni immobiliari poste in essere da alcuni imprenditori, anche a seguito di una segnalazione di operazioni bancarie sospette relativa agli stessi soggetti, ma concernente fatti diversi.

L’attività investigativa svolta - che già nel marzo 2004 aveva portato all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di beni, disposto dal G.I.P. di Roma, per false comunicazioni sociali, per un valore di circa 135 milioni di Euro (150 unità immobiliari riconducibili ad alcuni indagati) - nel mese di ottobre 2004 ha consentito l’esecuzione di un analogo provvedimento, del valore di oltre un milione di Euro.

In particolare, le indagini hanno premesso di disvelare falsi in scritture private e in bilanci societari mediante i quali è stato possibile accedere fraudolentemente a crediti bancari ammontanti a quasi 90 milioni di Euro.

All’esito delle investigazioni svolte la Procura della Repubblica di Roma ha richiesto, al G.I.P., il rinvio a giudizio di cinque soggetti, tutti elementi di vertice di gruppi immobiliari e società finanziarie operanti sul territorio nazionale e, prevalentemente, nella Capitale. I reati contestati, a vario titolo e in concorso tra loro, vanno dal falso in bilancio all’appropriazione indebita per ingenti somme di danaro, in danno di soci, istituti di credito e del pubblico.

OPERAZIONE PATTO

Avviata nel 2003 - con l’obiettivo di disarticolare una vasta associazione di tipo mafioso, operante in Pagani (SA), che, a seguito dello scompaginamento del clan CONTALDO, aveva assunto il controllo delle attività illecite in quella località - l’indagine ha consentito di eseguire tra marzo e giugno del 2004 , due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di 11 soggetti, ritenuti responsabili di omicidio, tentato omicidio, traffico di sostanze stupefacenti ed altro.

Nel medesimo contesto investigativo, il 16 novembre 2006, la Sezione Operativa di Salerno ha eseguito altre tre o.c.c.c. per tentato omicidio aggravato.

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