Logo sito Dia




Home

Struttura Centrale

Struttura Periferica

Competenze

Attivita' svolte dal 1992 al 2010

Rilevazioni Statistiche

Relazioni Semestrali

Normativa

Link





Home 2005 > Operazioni di rilievo 2005

 

OPERAZIONE ALLEANZA

L’operazione ha permesso di individuare e disarticolare un’organizzazione criminale mafiosa cinese, operante anche al di fuori dei confini nazionali, dedita alla consumazione di rapine, estorsioni, sequestri di persona, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione.

Nel maggio 2005, il Centro Operativo D.I.A. di Firenze, in collaborazione con gli organismi territoriali di varie Forze di polizia, ha dato esecuzione, sul territorio nazionale, a sedici provvedimenti restrittivi della libertà personale emessi dall’Autorità giudiziaria fiorentina. Sempre nel medesimo contesto investigativo sono stati destinatari di un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare altri due affiliati alla medesima organizzazione criminale, già detenuti in Francia per altra causa.

Nel corso dell’estate 2005, i complessi accertamenti esperiti dalla DIA, hanno portato all’arresto di tre cittadini asiatici, due in Toscana ed uno presso l’aeroporto di Roma “Leonardo da Vinci”.

Nel medesimo contesto investigativo, nel febbraio 2006, a Firenze, è stato rintracciato e tratto in arresto un soggetto di etnia cinese, resosi latitante a seguito di una misura cautelare in carcere. All’interno dell’appartamento del predetto sono stati, altresì, sorpresi e arrestati altri tre cittadini cinesi per detenzione di droga ed armi.

OPERAZIONE BROOKLYN

L’operazione – condotta dal Centro Operativo DIA di Roma – è stata attivata in ordine alle attività illecite riferibili ad un’organizzazione mafiosa a carattere transnazionale, dedita al traffico di sostanze stupefacenti ed al riciclaggio, mediante l’avvio di attività imprenditoriali e l’acquisizione di rilevanti appalti pubblici.

Le risultanze della articolata attività investigativa hanno permesso di acclarare la connotazione mafiosa del sodalizio, consentendo, altresì, di accertare come ingenti capitali illecitamente acquisiti dal medesimo sarebbero stati reinvestiti nella realizzazione di importanti  opere pubbliche, con particolare riguardo a quelle finalizzate alla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina.

L’indagine ha, in particolare, fatto emergere, quale capo indiscusso dell’organizzazione criminale, Vito RIZZUTO, 58enne originario di Cattolica Eraclea (AG), noto esponente mafioso sospettato di “rappresentare” in Canada la “famiglia” BONANNO di New York, attualmente detenuto in Canada in attesa di estradizione negli Stati Uniti quale responsabile di alcuni omicidi.

Si è, altresì, accertato che il RIZZUTO, sebbene da tempo emigrato oltreoceano, ha mantenuto saldi legami con il Paese d’origine, ove si avvale di articolazioni allocate nelle città di Milano, Bari e Roma, supportato dalla collaborazione di altri sodali, quali un manager con specifiche esperienze nel settore delle “Grandi Opere” pubbliche, un broker internazionale, nonché alcuni imprenditori stranieri.

In tale contesto investigativo l’Autorità giudiziaria di Roma ha emesso, nel febbraio 2005, cinque provvedimenti restrittivi nei confronti dei predetti personaggi, tutti indagati per associazione per delinquere di tipo mafioso pluriaggravata.

OPERAZIONE DIRTY MONEY

La complessa indagine ha riguardato le relazioni avute da una banca della provincia di Caltanissetta con la criminalità organizzata.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, a seguito delle investigazioni della D.I.A., ha inoltrato al GIP presso il locale Tribunale richieste di misure cautelari in carcere per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. ed altro nei confronti di nove soggetti.

L’Autorità giudiziaria competente, inoltre, ha richiesto alla Banca d’Italia di procedere al commissariamento della banca.

Nel luglio 2005, a seguito di ulteriori provvedimenti restrittivi del GIP di Caltanissetta, sono state arrestate sette persone, tra le quali figurano alcuni dirigenti della citata banca, attualmente commissariata.

OPERAZIONE  FENERATOR

L’indagine è stata sviluppata, con il coordinamento della DDA di Lecce, dalla DIA e dall’Arma dei Carabinieri in ordine ad un gruppo di usurai attivi in quella provincia pugliese.

Nel maggio 2005, il GIP del Tribunale leccese, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei soggetti ritenuti responsabili di usura ed altri gravi reati. Lo stesso Giudice ha disposto il sequestro preventivo di beni, ai sensi dell’art 321 cpp., per un valore di 1.500.000 euro.

OPERAZIONE FINALE

Il 14 agosto 2005 - nell’ambito di un’ampia e complessa attività investigativa finalizzata all’acquisizione di elementi probatori sul conto di soggetti legati al noto clan FABBROCINO - è stato localizzato e tratto in arresto, da parte di personale della Centro Operativo D.I.A. di Napoli, in una villa di un imprenditore insospettabile ubicata in San Giuseppe Vesuviano (NA), il latitante Mario FABBROCINO. Nella circostanza veniva tratto in arresto anche il proprietario dell’immobile per favoreggiamento aggravato.

Il 31 agosto 2005 è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un ulteriore soggetto, indagato sempre per favoreggiamento aggravato nei confronti del sopra citato boss camorrista.

Il 5 gennaio 2006, personale del citato Centro Operativo, ha tratto in arresto un affiliato al clan Fabbrocino,risultato essere il “custode” di un arsenale nella disponibilità del predetto gruppo criminoso, costituito da un consistente numero di armi e munizioni, rinvenute e sequestrate in un terreno sito in località Terzigno (NA).

Nel prosieguo delle attività, nel maggio 2006, è stata data esecuzione a 9 misure cautelari detentive nei confronti di altrettanti soggetti affiliati al menzionato sodalizio criminale, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione, ricettazione, usura e fittizia intestazione di beni. Tra i soggetti raggiunti dal provvedimento figura lo stesso capo clan, Mario FABBROCINO.

OPERAZIONE PAPERMILL

A seguito di segnalazioni bancarie sospette, dal mese di luglio 2003 sono state avviate indagini nei confronti di soggetti collegati ad esponenti della ‘ndrangheta che hanno usufruito di finanziamenti ex legge 488/92.

In data 17.8.2005 il Centro Operativo di Reggio Calabria, a conclusione di una prima fase d’indagine, ha inoltrato a quella DDA, un’informativa riepilogativa, con la quale ha segnalato n. 17 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello stato, riciclaggio, ed altri gravi reati.

Nel mese di ottobre 2006 l’operazione di P.G. è stata conclusa con l’emissione da parte dell’A.G. di Reggio Calabria di nr. 10 ordinanze di custodia cautelare in carcere per i reati di associazione mafiosa, truffa e riciclaggio. Nella circostanza sono state sequestrate nr. 6 società, 1 supermercato, 5 immobili e diversi c/c intestati o riconducibili alle persone colpite dal provvedimento per un valore di € 10.000.000.

OPERAZIONE GIOCO D’AZZARDO

Nel maggio 2005 l’Autorità giudiziaria di Reggio Calabria ha emesso, sulla base di complesse e prolungate indagini svolte dalla Sezione Operativa D.I.A. di Messina, sedici provvedimenti cautelari in carcere nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione di tipo mafioso, corruzione, concussione, peculato, favoreggiamento personale e rivelazione di segreti d’ufficio.

Tra i destinatari figurano anche esponenti delle istituzioni pubbliche e dell’imprenditoria messinese.

Particolare rilievo assume la figura dell’imprenditore Rosario SPADARO, ritenuto responsabile di riciclaggio - compiuto mediante l’apertura in vari Paesi esteri di case da gioco e la gestione di complessi turistico-alberghieri - dei beni della famiglia SANTAPAOLA.

OPERAZIONE  GROTTA AZZURRA

L’indagine, nata da una segnalazione di operazione finanziaria sospetta ricevuta dall’Ufficio Italiano Cambi, ha permesso di accertare che un noto personaggio, affiliato al sodalizio criminoso facente capo al boss Carmine ALFIERI, avvalendosi di diversi prestanome, aveva effettuato operazioni di riciclaggio nel settore commerciale della grande distribuzione napoletana.
Nell’aprile 2005, il GIP del Tribunale di Napoli, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque soggetti - di cui uno in carcere e quattro agli arresti domiciliari - ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita ed intestazione fittizia di beni, disponendo, al contempo, il sequestro preventivo di beni - tra cui figurano numerose società - per un valore pari a 50.000.000 di euro.

OPERAZIONE ICARO

Nell’ambito dell’operazione “Icaro” - svolta dai Carabinieri di Messina - la D.I.A. è stata delegata dalla competente DDA, ad effettuare complessi accertamenti patrimoniali sul conto di alcuni soggetti allo scopo di riscontrare l’illecita provenienza di taluni patrimoni.

Nel luglio 2005 la D.I.A. ha confiscato, ai sensi dell’art.12 sexies del D.L.306/1992, beni mobili ed immobili per un valore complessivo di circa 1.200.000 euro, appartenenti ad un esponente di spicco del clan mafioso dei “Tortoriciani”.

OPERAZIONE MESSICO

Dal 2004 la DIA, in collaborazione con gli organismi territoriali di varie Forze di polizia, ha svolto un’indagine diretta a disarticolare un sodalizio criminale che, composto da cittadini dell’America latina operanti in Italia, era dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Nel contesto di tali indagini, nel giugno 2005, sono stati eseguiti, su delega del pubblico ministero, otto fermi a carico di altrettanti soggetti indiziati di delitto, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, impiego di denaro di illecita provenienza ed estorsione.

OPERAZIONE SIESTA

Nel luglio 2005 - nell’ambito di un’indagine diretta ad acquisire fonti di prove per il delitto di associazione di tipo mafioso ed altri gravi reati nei confronti di affiliati ad un sodalizio criminale capeggiato da Luigi GUIDA, elemento di spicco del clan dei “Casalesi”, molto attivo nell’area di Casal di Principe (CE) - personale della D.I.A., in collaborazione con i Carabinieri di Mondragone (CE), ha tratto in arresto, a Cariati (CS), il predetto GUIDA, latitante, al quale sono stati contestati reati associativi in materia di droga ed altro.

OPERAZIONE  SUMMIT

L’investigazione giudiziaria, avviata nell’aprile 2005, costituisce lo sviluppo, sotto il profilo economico - patrimoniale, dell’operazione “ALTA MAFIA” della Questura di Agrigento.

Le indagini patrimoniali svolte dalla DIA hanno consentito di ricostruire il reticolo degli interessi finanziari riconducibili a taluni esponenti della famiglia di Canicattì.

Sulla base di tali acquisizioni, il Tribunale di Agrigento ha disposto il sequestro preventivo di beni immobili, ubicati nel citato centro dell’agrigentino, per un valore di circa 500.000 euro. Il provvedimento è stato eseguito nel giugno 2005 dal personale della DIA, in collaborazione con quello della Polizia di Stato.

Nel corso del 2006, l’attività investigativa esperita dal personale della DIA, ha consentito al Tribunale di Agrigento di disporre il sequestro di terreni, fabbricati e società per un importo di circa 8 milioni  di euro.

OPERAZIONE TERRA NUOVA

L’indagine - coordinata dalla DDA di Caltanissetta – è stata attivata al fine di aggredire le ricchezze illecitamente accumulate dalla cosca nissena RINZIVILLO – MADONIA e da altri sodalizi criminali gelesi riconducibili a “cosa nostra” e alla “stidda.

Sulla base degli elementi probatori acquisiti, il GIP presso il Tribunale di Caltanissetta, nel maggio 2005, ha emesso un decreto di sequestro preventivo di beni che ha riguardato diversi personaggi collegati, direttamente o indirettamente, a “cosa nostra” e stidda”.

L’esecuzione del decreto, avvenuta contestualmente alla notifica dell’informazione di garanzia per il reato di trasferimento fraudolento di valori, aggravato dall’appartenenza all’organizzazione mafiosa, ha consentito al Centro Operativo DIA di Caltanissetta, di sequestrare beni per un valore complessivo di circa 20.000.000 di euro.

Nell’ambito di una tranche investigativa denominata “Terra Nuova 2” - che ha consentito di individuare società e beni immobili formalmente intestati a soggetti prestanome ma in realtà riconducibili alle citate organizzazioni mafiose - personale del citato Centro Operativo ha sequestrato, ai sensi dell’art. 321 c.p.p., beni immobili e società per un valore complessivo superiore a 60 milioni di euro.

Nel medesimo contesto, il Pubblico Ministero ha emesso informazione di garanzia nei confronti di 47 persone, indagate per intestazione fittizia di beni e quote societarie (art. 12 quinquies della legge n. 356/92), con l’aggravante specifica di mafiosità ai sensi dell’art. 7 della legge n. 203/91.

OPERAZIONE ULTIMO IMPERATORE

La D.I.A., su delega della DDA di Roma, ha svolto indagini su una serie di operazioni commerciali poste in essere da società che facevano presumere l’esistenza di un canale di riciclaggio di denaro “sporco”, utilizzato da un sodalizio composto da cittadini di etnia cinese operante nel nostro Paese secondo modelli di tipo mafioso.

L’organizzazione criminale era dedita all’immissione sul mercato nazionale di merce munita di documentazione d’origine e circolazione falsificata, allo scopo di eludere i vincoli di legge inerenti al contingentamento di merce di importazione.

Parte di questi proventi delittuosi veniva utilizzata per acquistare immobili di pregio nel centro di Roma, nonché capannoni ad uso industriale e commerciale. Nell’indagine sono confluite anche undici segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, inerenti a rapporti bancari riconducibili a persone fisiche e giuridiche coinvolte nei fatti accertati.

L’indagine ha permesso, nel luglio 2005, al Centro Operativo di Roma, di eseguire misure detentive nei confronti di nove soggetti, alcuni dei quali di nazionalità cinese.

Sono state, altresì, effettuate perquisizioni all’interno di magazzini di stoccaggio di merce cinese d’importazione e sedi dell’istituto bancario utilizzato per i trasferimenti illegali, sequestrati numerosi rapporti bancari, tonnellate di merce contraffatta, importata clandestinamente, nonché circa 800.000 euro in contanti.

CATTURA DI LATITANTE DI SPICCO

Il 15 gennaio 2005, la DIA, nell’ambito di una complessa attività giudiziaria, tuttora in corso, ha catturato il pericoloso latitante Vincenzo PERNICE, nato a Napoli il 10 giugno 1951, colpito da un ordinanza di custodia cautelare emessa il 13 luglio 2004 dal GIP presso il Tribunale di Napoli per associazione di tipo mafioso, con ricerche estese in campo internazionale.

Il PERNICE, catturato a Portogruaro (VE), è cognato di Pietro LICCIARDI, capo dell’omonimo clan camorrista inserito nell’Alleanza di Secondigliano ed è ritenuto dagli investigatori un personaggio di altissimo spessore, essendo incaricato di curare gli aspetti finanziari del gruppo mafioso di appartenenza, nonché di seguire le operazioni di riciclaggio e reinvestimento dei capitali di provenienza illecita.

Il suo arresto ha consentito alla magistratura ed alla DIA di avviare delle ulteriori investigazioni giudiziarie sulle infiltrazioni della camorra nell’Italia settentrionale.

PROCEDIMENTO PENALE INNANZI ALLA A.G. DI TRENTO

L’indagine preliminare, avviata a seguito di un’investigazione preventiva della D.I.A., riguarda un gruppo di cittadini russi, residenti in provincia di Milano, sospettati di essere collegati ad ambienti della criminalità finanziaria dell’Europa orientale.

L’organizzazione è stata attenzionata anche dalla Guardia di Finanza, che stava svolgendo indagini per riciclaggio di denaro, transitato su conti correnti bancari italiani, verosimilmente riconducibile al pagamento di commissioni illegali per la vendita di armamenti da guerra da parte di un ente governativo russo al Perù.

Alla luce di questi collegamenti, le indagini esperite dalla D.I.A. e dalle Fiamme Gialle hanno consentito al GIP presso il Tribunale di Trento di emettere, nell’ottobre 2005, nove misure cautelari in carcere a carico di altrettanti cittadini stranieri, tutti residenti fuori dall’Italia e tuttora ricercati per il riciclaggio di oltre 62 milioni di dollari provento di “tangenti”. Determinante si è rivelato il contributo fornito, in sede di rogatorie internazionali, da numerosi Organismi di polizia e giudiziari della Svizzera, del Perù, dell’Isola di Man, del Jersey, Guernsey, del Lussemburgo e di Malta.


| 1992 | 1993 | 1994 | 1995 | 1996 | 1997 | 1998 | 1999 | 2000 |
| 2001 | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | 2007 | 2008 | 2009 |
| 2010 |