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Nel 2007, la DIA ha profuso un intenso sforzo investigativo..
   


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...nelle attività volte all’aggressione dei patrimoni riconducibili alle associazioni di tipo mafioso che hanno portato al sequestro di beni per un valore di oltre 213 milioni di euro, nonché alla confisca di beni per 147 milioni di euro.

Notevole peso è stato anche attribuito al contrasto alle attività di riciclaggio e di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché ai meccanismi di infiltrazione della malavita nell’intermediazione finanziaria e nell’economia. Tale attività ha consentito l’esame di 13.724 segnalazioni di operazioni sospette: in 243 casi sono state attivate le necessarie procedure per operare approfondimenti investigativi.

Sempre sul fronte delle investigazioni preventive - nel prosieguo delle attività di monitoraggio di imprese impegnate nella realizzazione di opere pubbliche - la DIA ha proceduto al controllo di 421 società ed imprese collegate, con una verifica complessiva della posizione di 604 persone fisiche.

Notevoli risultati sono stati raggiunti anche sotto il profilo repressivo, portando a conclusione 53 operazioni di polizia giudiziaria. Sono stati assicurati alla giustizia 323 soggetti e 7 latitanti, tra cui spicca:

la cattura, in località Montesilvano (PE), di RUSSO Andrea, considerato elemento di spicco del gruppo PIARULLI – FERRARO, operante nel territorio di Cerignola (FG) ed in collegamento con personaggi di spessore di origine calabrese e siciliana, colpito da provvedimento di cattura, con estensione delle ricerche in ambito internazionale, dovendo espiare la pena di anni 10 e mesi 6 di reclusione per associazione di tipo mafioso;

la cattura, in Venezuela, dopo un’intesa e qualificata osmosi info-operativa con l’INTERPOL, di ANASTASIO Michele, capo dell’omonimo gruppo, organico alla “Nuova Famiglia”, rifugiatosi in quel Paese da oltre dieci anni, da dove ha continuato a mantenere i contatti, per pianificare le illecite attività, con esponenti del proprio sodalizio attivi in Roma;

la cattura, in Germania, di DRASKOVIC Andrija, elemento di spicco della criminalità serba, colpito da mandato di arresto europeo disposto dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Bari per associazione di tipo mafioso, armi e contrabbando di sigarette.

Sempre in tale contesto repressivo la DIA ha complessivamente sottratto alle cosche beni per un valore di oltre 388 milioni di euro.

In tale contesto rileva, in particolare, il sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa 250 milioni di euro, operato, nel dicembre del 2007, dal Centro Operativo DIA di Palermo nei confronti di un imprenditore ritenuto “referente economico” dell’attuale boss di cosa nostra Matteo MESSINA Denaro.

Inoltre, nell’ambito della più ampia strategia di contrasto alle cosche calabresi – va ricordata la vasta attività finalizzata all’individuazione ed alla successiva neutralizzazione dei patrimoni mafiosi che la DIA aveva già avviato a partire dagli ultimi mesi del 2005, con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia Criminale ed unitamente agli Organismi di polizia che operano in Calabria, su precise direttive del Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.
In tale contesto operativo si collocano l’istituzione presso il Centro Operativo DIA di Reggio Calabria e la Sezione Operativa di Catanzaro, di appositi Gruppi investigativi in materia di accertamenti economico-patrimoniali, la cui attività – a seguito dei successi conseguiti nei confronti dei sodalizi della provincia di Reggio Calabria, progressivamente estesa ad altre province calabresi – in raccordo con le competenti Autorità giudiziarie, ha dato consistenti risultati, sia sul fronte delle misure di prevenzione patrimoniali, sia sul versante delle iniziative di carattere ablatorio ai sensi dell’art. 12 sexies del D.L. 306/1992, con il sequestro di beni per un valore di oltre 85 milioni di euro, nonché la sperimentazione di un innovativo modello operativo che ha visto questa Direzione quale momento di raccordo di tutte le informazioni raccolte dagli organismi territoriali di polizia nei confronti degli affiliati alle cosche preliminarmente individuate sulla base di una congiunta attività di analisi.
La medesima metodologia di intervento è stata avviata, nel giugno 2007, a seguito di apposite intese con la magistratura partenopea, anche nei confronti dei clan camorristici operanti in Secondigliano e Scampia. Pure su tale versante sono stati conseguiti significativi risultati: nel 2007 sono stati sequestrati ai clan, al termine di complesse indagini patrimoniali, beni per un valore di oltre 68 milioni di euro, a cui si aggiungono confische per quasi 50 milioni.

Operazioni di rilievo 2007

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