...contrastare con un’azione incisiva e costante la criminalità organizzata sia sul piano preventivo che su quello repressivo, indirizzando i propri sforzi, soprattutto, verso la neutralizzazione dei tentativi di infiltrazione mafiosa nei pubblici appalti e verso l’aggressione ai patrimoni riconducibili alle associazioni di tipo mafioso.
Su tale ultimo versante l’impegno investigativo ha consentito il sequestro di patrimoni del valore di oltre 1 miliardo e 230 milioni di euro, nonché la confisca di beni per circa 470 milioni di euro.
In tali ambiti, con specifico riguardo alle misure di prevenzione patrimoniali, tra i tanti, si segnalano, in particolare, l’esecuzione di un decreto di:
- sequestro di beni del valore di circa 700 milioni di euro, emesso su proposta di applicazione di misure di prevenzione patrimoniali formulata dal Direttore della D.I.A., operato nei confronti di un noto imprenditore trapanese, ritenuto referente economico dell’attuale boss di cosa nostra Messina Denaro Matteo;
- sequestro di beni del valore di circa 200 milioni di euro, emesso nei confronti di nei confronti di alcune persone facenti parte del c.d. gruppo mafioso di Mistretta (ME), riconducibile a Cosa Nostra.
- confisca di beni del valore di circa 78 milioni di euro, emesso su proposta di applicazione di misure di prevenzione patrimoniali formulata dal Direttore della D.I.A., operato nei confronti di un noto avvocato ed imprenditore della provincia di Caserta, ritenuto referente del clan “dei Casalesi”.
Particolare attenzione è stata altresì rivolta al contrasto alle attività di riciclaggio e di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché ai meccanismi di infiltrazione della malavita nell’intermediazione finanziaria e nell’economia. Risultati apprezzabili in tale delicato contesto sono stati conseguiti attraverso l’esame di 13.258 segnalazioni di operazioni sospette: in 259 casi sono state infatti attivate le necessarie procedure per operare approfondimenti investigativi.
Con particolare riguardo all’attività di investigazione preventiva in materia di infiltrazione mafiosa nelle c.d. “grandi opere” la D.I.A. ha proceduto al monitoraggio di imprese impegnate nella realizzazione di opere pubbliche attraverso il controllo di 684 società ed imprese collegate, con una verifica complessiva della posizione di 3.144 persone fisiche.
Sotto il profilo repressivo si sono registrati risultati di assoluto rilievo: sono stati assicurati alla giustizia 145 persone e 9 latitanti e sono state concluse 68 operazioni di polizia giudiziaria.
In tale contesto si ricordano, tra gli altri:
21 provvedimenti cautelari eseguiti dal Centro Operativo di Bari per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, violazione delle leggi in materia di armi ed altri reati;
17 ordinanze di custodia cautelare eseguite dal Centro Operativo di Milano per associazione per delinquere di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, estorsione ed altri reati;
31 provvedimenti restrittivi eseguiti dal Centro Operativo di Firenze per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed allo sfruttamento della prostituzione;
13 provvedimenti cautelativi eseguiti dal Centro Operativo di Napoli nei confronti di amministratori comunali e funzionari pubblici campani, ritenuti responsabili di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la Pubblica Amministrazione e soprattutto all’aggiudicazione di appalti pubblici, anche attraverso i reati di falsità ideologica, turbativa degli incanti, corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio.
Nel medesimo ambito repressivo sono stati sottratti alle cosche beni per un valore di oltre 500 milioni di euro, tra spicca il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. di un patrimonio del valore di circa 300 milioni di euro, eseguito dal Centro Operativo D.I.A. Palermo nonché dalle dipendenti Sezioni Operative D.I.A. di Trapani ed Agrigento nei confronti di un imprenditore del settore della grande distribuzione alimentare, legato al noto boss latitante di cosa nostra Matteo MESSINA DENARO.
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