Logo sito Dia




Home

Struttura Centrale

Struttura Periferica

Competenze

Attivita' svolte dal 1992 al 2010

Rilevazioni Statistiche

Relazioni Semestrali

Normativa

Link





Home 2008 > Operazioni di rilievo 2008

 

OPERAZIONE MIDA

Le indagini, condotte dal Centro Operativo D.I.A. di Palermo e dalle Sezioni Operative di Trapani ed Agrigento, hanno consentito di eseguire un sequestro preventivo di beni, per un importo complessivo di circa 300 milioni di euro, nei confronti di un noto imprenditore trapanese operante nel settore della grande distribuzione alimentare, ritenuto “referente economico” dell’attuale boss di cosa nostra Matteo MESSINA DENARO.
Su proposta di applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale avanzata dal Direttore della D.I.A. al Tribunale di Trapani, è stato altresì eseguito nei confronti dello stesso imprenditore il sequestro di un patrimonio del valore complessivo di circa 700 milioni di euro, costituito da 12 società, 220 fabbricati (palazzine e ville) e 133 appezzamenti di terreno.

OPERAZIONE IL MORO

Le investigazioni svolte dal Centro Operativo D.I.A. di Palermo hanno consentito l’emissione di 3 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di due imprenditori palermitani (entrambi già arrestati dalla D.I.A., nei decorsi anni, per concorso esterno in associazione mafiosa e favoreggiamento aggravato e sottoposti alla misura di prevenzione patrimoniale con il sequestro di beni del valore di oltre 150 milioni di euro) e di un alto funzionario di un istituto di credito svizzero, ritenuti variamente responsabili di trasferimento fraudolento di valori aggravato perché connesso ad attività mafiose.
L’attività investigativa ha permesso, in particolare, di acquisire importanti elementi di prova in ordine a movimentazioni di ingenti somme di danaro e ad operazioni di intestazione fittizia di beni per il collocamento all’estero delle disponibilità finanziarie riconducibili agli indagati ed all’organizzazione mafiosa cosa nostra.
Nel medesimo contesto operativo è stato altresì eseguito il sequestro preventivo di un patrimonio di circa 14 milioni di euro, tra cui figurano un cabinato e ingenti disponibilità finanziarie presso istituti di credito dislocati alle Bahamas.

OPERAZIONE SALINE

L’attività investigativa svolta dal Centro Operativo D.I.A. di Reggio Calabria ha consentito l’emissione, da parte del G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, di 3 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone ritenute variamente responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al controllo delle attività imprenditoriali nella piana di Gioia Tauro, nonché di un decreto di sequestro preventivo di beni – tra cui figurano 11 unità immobiliari (fabbricati e terreni), 16 rapporti bancari, quote e compendi aziendali di 8 società di capitale – del valore complessivo di circa 15 milioni di euro. Le indagini avviate sulla base di alcune segnalazioni di operazioni finanziarie sospette presso un istituto di credito calabrese, hanno consentito di individuare taluni tentativi di infiltrazione mafiosa nelle attività imprenditoriali della piana di Gioia Tauro (RC) da parte di una cosca reggina, i cui interessi economici erano direttamente amministrati da un imprenditore rimasto vittima di un attentato nella citata cittadina calabrese.

Proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale del Direttore della D.I.A.

A seguito di proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A., il Tribunale di Reggio Calabria ha emesso, nei confronti di un imprenditore reggino ritenuto organicamente inserito nella cosca capeggiata dal noto boss Pasquale CONDELLO, un decreto di sequestro di beni del valore di circa 50 milioni di euro.

I complessi accertamenti bancari e patrimoniali esperiti dal Centro Operativo D.I.A. di Reggio Calabria, hanno, tra l’altro, permesso di dimostrare il ruolo centrale svolto dall’imprenditore nel sottrarre all’attenzione degli inquirenti ingenti risorse economiche dell’organizzazione criminale, attraverso svariate operazioni finanziarie, fittizie intestazioni di beni e reinvestimenti dei capitali illecitamente accumulati.

OPERAZIONE PRINCIPE

Le investigazioni condotte dal Centro Operativo D.I.A. di Napoli hanno consentito di rintracciare, attraverso articolati accertamenti bancari e patrimoniali, numerosi beni nella disponibilità, anche attraverso interposta persona, dell’allora latitante SETOLA Giuseppe (organicamente inserito nei vertici del “clan dei casalesi” ed in particolare nella fazione già capeggiata dal noto boss, attualmente detenuto, BIDOGNETTI Francesco) e dei propri familiari, acquisiti dalla citata consorteria camorristica attraverso operazioni di occultamento e reinvestimento di capitali illeciti in differenziate attività economiche ed imprenditoriali.
Sulla base delle risultanze investigative è stato emesso dall’Autorità giudiziaria di Napoli, nei confronti del SETOLA un decreto di sequestro preventivo di beni che ha interessato un patrimonio costituito da beni aziendali ed immobiliari, nonché rapporti finanziari, del valore complessivo di circa 10 milioni di euro.

OPERAZIONE URANIA

Le articolate attività investigative, condotte dal Centro Operativo D.I.A. Napoli, hanno permesso l’esecuzione di un decreto di fermo per associazione per delinquere di tipo mafioso nei confronti di un importante esponente del “clan dei casalesi”, nonché il sequestro del patrimonio da questi accumulato attraverso la gestione delle attività illecite del citato clan camorristico, del valore complessivo di circa 20 milioni di euro, costituito da quote societarie, beni immobiliari, titoli di credito e rapporti bancari.

OPERAZIONE MARATA

A seguito di proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A., il Tribunale di Livorno ha emesso un decreto di sequestro di beni del valore complessivo di 40 milioni di euro nei confronti di un esponente della nuova camorra organizzata nonchè uomo di fiducia di Raffaele CUTOLO.
Le indagini svolte dal Centro Operativo D.I.A. di Firenze, hanno, tra l’altro, permesso di dimostrare il ruolo svolto dal destinatario della misura patrimoniale in seno ad un organizzazione criminale dedita principalmente all’usura ed alle estorsioni, facendo altresì luce su importanti operazioni di reinvestimento degli illeciti proventi attuate, attraverso diversi prestanome, con la costituzione di alcune società operanti nei settori del commercio di autovetture, turistico ed immobiliare.

OPERAZIONE SKIFTERI

Le indagini condotte dal Centro Operativo di Bari, facendo luce sulle attività illecite di una ramificata organizzazione criminale, a carattere transnazionale, composta in prevalenza da cittadini di etnia albanese dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, hanno consentito l’esecuzione di 21 provvedimenti cautelari e, complessivamente, il sequestro di oltre 20 Kg. di sostanze stupefacenti (cocaina ed eroina) e 80 pasticche di exstasy, per un valore di circa 5 milioni di euro. L’operazione, oltre a disvelare le rotte di introduzione in Italia delle sostanze stupefacenti, ha condotto anche all’arresto di un killer albanese che aveva messo a punto un piano omicida nei confronti di un connazionale dimorante in Italia.

OPERAZIONE METALLICA

Le investigazioni condotte dal Centro Operativo D.I.A. di Milano, ricostruendo una serie di estorsioni commesse, tra il 2004 ed il 2006, da personaggi legati alla criminalità organizzata calabrese in danno di operatori del settore della commercializzazione di metalli, hanno, tra l’altro, consentito di accertare il reinvestimento, da parte di taluni indagati, del denaro proveniente da diverse attività illecite nell’acquisto di quadri e dipinti di vario genere. Sulla base delle risultanze investigative sono state emesse 32 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone ritenute variamente responsabili di associazione mafiosa, estorsione, incendio doloso, ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, favoreggiamento, omicidio, violazione delle legge sulle armi e delle disposizioni inerenti il patrimonio artistico e culturale. Durante la fase esecutiva dell’operazione sono stati altresì sequestrati 65 quadri antichi, di cui 3 di ingente valore esportati illegalmente dalla Spagna, nonché un patrimonio del valore complessivo di circa 62 milioni di euro, costituito da strumenti finanziari nazionali ed esteri e valuta nazionale ed estera.

OPERAZIONE EDONE'

L’attività investigativa svolta dal Centro Operativo D.I.A. di Firenze ha condotto all’esecuzione di 31 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti cittadini italiani, albanesi, marocchini e bulgari facenti parte di una organizzazione criminale, a carattere transnazionale, dedita allo sfruttamento della prostituzione ed al traffico internazionale di sostanze stupefacenti che, provenienti dal Marocco, attraverso la Spagna e la Francia venivano introdotte sul mercato italiano.

OPERAZIONE MAGNANAPOLI

Le indagini condotte dal Centro Operativo di Napoli hanno consentito l’esecuzione di 13 provvedimenti cautelari nei confronti di amministratori comunali campani, funzionari pubblici ed un imprenditore nei cui confronti l’Autorità Giudiziaria partenopea ha anche emesso un decreto di sequestro preventivo di beni personali e societari per un valore complessivo di circa 400 milioni di euro, ritenendoli responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la Pubblica Amministrazione e soprattutto all’aggiudicazione di gare pubbliche d’appalto, anche attraverso i reati di falsità ideologica, turbativa degli incanti, corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio, operante prevalentemente nel territorio del comune e della provincia partenopea.

OPERAZIONE GREEN

Su una proposta di applicazione di misure di prevenzione patrimoniali formulata dal Direttore della D.I.A. sulla base di complesse attività investigative condotte dal Centro Operativo di Napoli, l’Autorità Giudiziaria ha disposto un decreto di confisca di un patrimonio consistente in beni aziendali, stabilimenti ed esercizi commerciali siti in nella provincia di Caserta e nel basso Lazio, del valore complessivo di circa 78 milioni di euro. Le indagini, che già nel 2006 avevano consentito l’arresto di 14 persone ed il sequestro di beni per oltre 70 milioni di euro, hanno fatto luce su alcuni episodi di infiltrazione mafiosa nel settore dello smaltimento dei rifiuti tossici, nonché sulle attività di riciclaggio dei relativi profitti conseguiti da clan camorristici.

Misura di prevenzione patrimoniale

Le complesse ed articolate attività investigative di natura tecnico-finanziaria, condotte dalle Articolazioni periferiche di Catania, Reggio Calabria e Messina, ricostruendo il fitto reticolo di interessi economico-finanziari del gruppo mafioso di Mistretta (ME), riconducibile a cosa nostra, hanno consentito il sequestro di un patrimonio del valore complessivo di oltre 200 milioni di euro, costituito da quote societarie, complessi aziendali operanti in vari settori economici, nonché numerosi beni immobiliari comprendenti, tra l’altro, circa 400 ettari di terreni.

Sequestro preventivo di beni

Le indagini svolte dal Centro Operativo di Caltanissetta hanno condotto all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo del capitale sociale e dei beni aziendali, del valore di oltre 32 milioni di euro, di una cooperativa agricola di Gela (CL), leader in ambito regionale e nazionale nella commercializzazione di prodotti ortofrutticoli provenienti dalle province di Ragusa e Caltanissetta, ritenuta riconducibile alle organizzazioni criminali di “cosa nostra” e della “stidda” gelesi, nonché alla contestuale emissione di 13 informazioni di garanzia per concorso in truffa aggravata e riciclaggio aggravati per aver favorito l’organizzazione criminale mafiosa, nei confronti di un noto imprenditore, presidente della citata cooperativa, e di altre persone, tra cui 7 funzionari della filiale di Gela dell’allora Banco Ambrosiano Veneto.
Le complesse attività di riscontro e le verifiche effettuate sui flussi finanziari della suddetta cooperativa, hanno permesso, tra l’altro, di accertare come l’imprenditore, approfittando della sua posizione di vertice, riuscisse a canalizzare gli illeciti introiti dell’organizzazione stiddara gelese, realizzando, di fatto, con il concorso dei citati funzionari, una sofisticata operazione di riciclaggio.

| 1992 | 1993 | 1994 | 1995 | 1996 | 1997 | 1998 | 1999 | 2000 |
| 2001 | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | 2007 | 2008 | 2009 |
| 2010 |