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Home 2009 > Operazioni di rilievo 2009

 

Provvedimenti restrittivi

OPERAZIONE “IL MORO”
Il 23 gennaio 2009, la D.I.A. ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un avvocato tributarista, ritenuto responsabile di aver concretizzato un canale per il trasferimento fraudolento di valori e l’intestazione fittizia di beni, con il successivo collocamento all’estero di ingenti disponibilità finanziarie riferibili ad un imprenditore mafioso.
L’accusa è quella di aver occultato all’estero ingenti capitali frutto di attività illecite riconducibili a cosa nostra, mediante la costituzione, attraverso molteplici operazioni bancarie finalizzate ad occultarne la provenienza illecita, del fondo denominato “The Pluto Investment Fund”, presso una banca delle Bahamas. Il professionista arrestato ha rappresentato, sin dai primi anni ‘90, il punto di riferimento, quale esperto tecnico-finanziario, delle operazioni di occultamento e trasferimento di denaro in paradisi fiscali per conto ed in concorso con un imprenditore palermitano ed un dirigente di un istituto di credito di Lugano.
L’attività si è posta in prosecuzione dell’indagine che aveva portato, nel corso del 2008, all’arresto di un imprenditore mafioso, di suo figlio e di un banchiere elvetico (già co-direttore della Arner Bank di Lugano), nonchè al sequestro di un fondo presso l’Arner Bank and Trust Limited di Nassau (Bahamas), di circa 13 milioni di euro.

OPERAZIONE “ZETA UNO”
Le indagini avviate nell’ottobre 2002, hanno avuto la finalità di contrastare la riorganizzazione di un disarticolato ma potente sodalizio criminoso, operante in Angri (SA), attuata da due pregiudicati locali decisi ad aggiudicarsi il comando del gruppo, subito dopo la morte dello storico leader.
Sin dal novembre del 2003, assunto il controllo, il nuovo vertice del sodalizio era riuscito a stringere alleanze con i gruppi operanti nei comuni di Pagani e Sant’Egidio, dando impulso ad una serie di illiceità condotte, in particolar modo, nel settore delle estorsioni realizzate nel settore edilizio.
I solidi elementi di prova raccolti nel corso delle indagini e gli innumerevoli riscontri investigativi analizzati, che mettevano in luce l’esistenza di un substrato camorristico, permettevano all’Autorità Giudiziaria di considerare le condotte estorsive come facenti parte di un progetto mafioso di più ampia portata.
In tale contesto, il 3 marzo 2009, dando esecuzione al provvedimento restrittivo del GIP presso il Tribunale di Salerno, sono state arrestate 6 persone ritenute responsabili di estorsione, usura, minaccia ed altro, con l’aggravante di aver utilizzato il metodo mafioso.

OPERAZIONE “GUSTO”
L’indagine in esame è stata avviata a seguito di una delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, con la quale si dava mandato alla D.I.A. di svolgere indagini riguardo a presunte intimidazioni mafiose subite dall’Assessore ai Lavori pubblici di un comune della provincia partenopea ad opera di esponenti della criminalità organizzata, riconducibili al sodalizio denominato GIUGLIANO, fortemente attivo nel territorio di Poggiomarino e nelle zone limitrofe.
Nella fattispecie, sono stati raccolti elementi di prova che hanno permesso di enucleare dinamiche criminose, tipicamente mafiose, ed inquadrare la vicenda in un più vasto contesto camorristico.
In data 27 aprile 2009, si è giunti all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 17 persone (12 soggetti liberi e 5 detenuti) inserite, a vario titolo, nell’organizzazione camorristica dei GIUGLIANO di Poggiomarino. Contestualmente è stato eseguito un sequestro penale preventivo (ex art. 321 c.p.p.) emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Napoli con il quale sono state sequestrate quote sociali e beni strumentali di 3 imprese (per un valore di circa 9 milioni di euro) situate nei comuni di Poggiomarino, Terzigno e Ottaviano.

OPERAZIONE “LABI”
L’operazione è nata dallo stralcio di alcune posizioni processuali di soggetti di nazionalità albanese, emersi in un’altra analoga investigazione.
I predetti, che dimoravano nel sud dell’Albania, costituivano il vertice di un’organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti.
Dopo la conclusione delle indagini, si era proceduto al sequestro nella città di Bari di circa 23 Kg. di eroina purissima, appena giunta in Italia ed occultata in un fuoristrada proveniente dall’Albania.
Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Bari, concordando con la richiesta di emissione di provvedimenti di custodia cautelare in carcere avanzata dalla locale DDA, in data 25 maggio 2009 ha emesso l’ordinanza restrittiva nr. 17761/08 RGGIP nei confronti di 17 soggetti di nazionalità italiana ed 8 albanese.
Agli stessi sono state contestate, a vario titolo, le fattispecie delittuose del traffico illecito di sostanze stupefacenti ed il favoreggiamento personale.
In data 28 maggio 2009, personale della D.I.A. ha dato esecuzione al citato provvedimento ma 5 soggetti albanesi si sono resi irreperibili.
In data 30 giugno 2009, infine, su segnalazione della D.I.A., la Polizia di Frontiera presso lo scalo marittimo di Brindisi, traeva in arresto uno dei cinque albanesi sfuggiti alla cattura, mentre tentava l’ingresso in Italia provenendo dalla madrepatria.

OPERAZIONE “SPARTACUS END”
A definitiva conclusione dell’indagine già convenzionalmente denominata “SPARTACUS”, che per molti anni ha permesso alla D.I.A. di investigare sulle dinamiche sviluppate dal cartello dei casalesi in diversi mercati criminali e giungere all’arresto di innumerevoli appartenenti alla pericolosa organizzazione camorristica, in data 2 luglio 2009 è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 12 appartenenti all’area camorristica casertana.
Gli indagati sono accusati di otto omicidi perpetrati alla fine degli anni ’80, inizi anni ’90, nel corso della faida che si era determinata per la rincorsa al potere, in sostituzione dello storico leader criminale Antonio BARDELLINO. Gli omicidi contestati rappresentano soltanto alcuni degli episodi verificatisi nel periodo di massima contrapposizione interna ai casalesi, poiché perpetrati nell’ambito di un preciso disegno criminoso legato all’evoluzione e all’affermazione dei casalesi nei confronti delle altre organizzazioni criminali, ovvero alla stabilizzazione di gerarchie e poteri all’interno dello stesso cartello criminale.
Infine, va rilevato che il provvedimento cautelare emesso dal G.I.P. a carico dei dodici indagati non è stato notificato a IOVINE Antonio e VARGAS Pasquale, poiché già latitanti nell’ambito di altri procedimenti penali.

OPERAZIONE “ASTURA”
L’Operazione, del 6 luglio 2009, ha consentito l’esecuzione di 5 provvedimenti di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti soggetti, ritenuti responsabili di associazione mafiosa e trasferimento illecito di beni. Gli indagati, riferibili alla nota ‘ndrina dei “TRIPODO”, con metodologia mafiosa avevano assunto – all’interno del M.O.F. (Mercato Orto Frutticolo) di Fondi (LT) – una posizione di monopolio nella gestione e nel controllo del commercio di prodotti ortofrutticoli del centro-sud della penisola.
L’attività investigativa ha accertato l’esistenza all’interno del M.O.F. di Fondi di aziende fortemente condizionate da infiltrazioni di esponenti della ‘ndrangheta reggina, operanti sinergicamente sull’asse Calabria-Sicilia, sulla base degli storici contatti in essere tra consorterie mafiose delle due Regioni. Le indagini hanno evidenziato i meccanismi che hanno portato uno degli esponenti delle cosche reggine, grazie alla complicità di imprenditori fondani, ad acquisire una parte gestionale nella commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli all’interno del M.O.F. con l’imposizione ai commercianti dei prezzi da attribuire ai prodotti.
Il risultato, correlato agli esiti delle pregresse attività investigative espletate nell’ambito dell’operazione “SUD PONTINO” e dalle risultanze dell’indagine “STORE”, condotte dalla D.I.A., è sintomatico di un unico disegno criminale che ha visto uniti elementi di spicco della ‘ndrangheta, con personaggi strettamente legati a cosa nostra ed ai casalesi.
Nella fase conclusiva dell’operazione sono stati sequestrati, ex art. 321 c.p.p., beni per circa 4 milioni di euro.
Ulteriori misure cautelari sono state eseguite dall’Arma dei Carabinieri in relazione ad autonome convergenze investigative emerse nel medesimo contesto.

OPERAZIONE “PANNELLO”
L’attività in disamina scaturisce da plurimi approfondimenti investigativi svolti dalla D.I.A., su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, riguardanti pregresse attività criminali a carattere “gangsteristico” poste in essere da alcuni pregiudicati locali, comunque appartenenti alla criminalità organizzata salernitana.
Le indagini, avviate allo scopo di individuare e disarticolare l’operatività di gruppi criminali minori che hanno esternato pericolose ambizioni di potere, rappresentano la naturale prosecuzione della più vasta ed articolata indagine denominata “SPORE”, condotta nella città di Salerno, nell’ottica di monitorare la pericolosa alleanza criminale riconducibile alle famiglie D’AGOSTINO e PANELLA.
Le indagini in argomento, sia quelle relative alla fase conclusa, sia quelle riguardanti il filone investigativo in corso, stanno avendo una qualificata valenza probatoria e sul piano repressivo stanno contribuendo significativamente ad impedire la ricostruzione di una consorteria capace di acquisire il capillare controllo delle attività illecite in città.
In tale contesto, il 6 luglio 2009, è stata eseguita l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nr. 11215/06 RGNR e nr.8408/07 GIP, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Salerno, nei confronti di una persona che, il precedente 24 giugno, si era sottratta alla notifica del medesimo provvedimento che aveva riguardato altre 10 persone indagate.
Tra queste anche due pregiudicati che, il 14 settembre del 2008, a Salerno, nei pressi della loro abitazione, si erano resi responsabili del tentato omicidio di alcuni investigatori della D.I.A. ritenuti, erroneamente, persone legate ad un gruppo contrapposto ai D’AGOSTINO.
Tre giorni dopo, in data 9 luglio, nel corso della stessa indagine ma nell’ambito di altro procedimento, è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere, estorsione, rapina ed altro.
ARRESTO DEL LATITANTE LA ROSA FILIPPO
In data 10 settembre 2009, personale della D.I.A. ha proceduto all’arresto del latitante LA ROSA Filippo, inserito nello speciale elenco del Ministero dell’Interno e ricercato dal 1993, uomo d’onore della famiglia di Ciaculli – Croceverde Giardini. Lo stesso, tratto in arresto in esecuzione all’ordine di carcerazione nr. 149/2008 datato 12.05.2008 della Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Palermo, sulla base di precedente ordinanza di custodia cautelare, trovava rifugio in un capanno celato da una folta vegetazione, situato in un fondo agricolo di Palermo, nella borgata di Ciaculli, di proprietà dei genitori.
Il LA ROSA Filippo, appartiene a famiglia di sicura estrazione mafiosa, legato per vincoli di parentela e per rapporti d’affari con le più prestigiose famiglie mafiose palermitane, già facenti capo ai GRECO di Ciaculli ed ai MARCHESE di Corso dei Mille.
Il medesimo, indicato da diversi collaboratori di giustizia come killer di mafia, è stato condannato con sentenza definitiva per l’uccisione di FICI Giovanni, avvenuta a Palermo l’1 febbraio 1988.
L’attività attuata per la cattura del LA ROSA è stata svolta con i metodi classici d’investigazione, senza ricorso ad alcun contributo collaborativo, nonostante le difficoltà ambientali della zona in cui si è operato.

OPERAZIONE “PIONEER”
L’Operazione ha consentito, il 20 ottobre 2009, l’esecuzione di 3 provvedimenti di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti soggetti di origine calabrese, radicati in Piemonte, accusati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata alla commissione del reato di riciclaggio. Altre undici persone sono indagate in stato di libertà.
La complessa attività ha permesso di disarticolare un contesto associativo attivo in Piemonte nel traffico di sostanze stupefacenti, nel riciclaggio e nell’esercizio dell’attività d’impresa per conto della ‘ndrangheta, mirante all’infiltrazione del tessuto economico, produttivo e finanziario locale.
È stato eseguito il sequestro preventivo di una società, attiva nel settore dell’edilizia, che risulterebbe essere la “cassaforte immobiliare” del sodalizio malavitoso, nonché lo strumento principale per investire i proventi del narcotraffico gestito da una ‘ndrina originaria di Ciminà (RC).
Nel corso delle operazioni sono state eseguite diciassette perquisizioni presso sedi societarie ed abitazioni private nelle province di Torino, Asti, Cuneo, Imperia e Reggio Calabria e sono state sequestrate ville, appartamenti e terreni edificabili per un valore di circa 6 milioni di euro. Il lavoro investigativo ha consentito di evidenziare l’interesse della ‘ndrangheta per importanti appalti pubblici in Piemonte e Liguria.

OPERAZIONE “PARCO SUD”
L’Operazione, conclusasi parzialmente il 3 novembre 2009, ha consentito di eseguire 15 delle 17 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse nei confronti di altrettanti soggetti, alcuni dei quali riconducibili ad una propaggine della cosca “PAPALIA–BARBARO–SERGI”, radicata in Lombardia. I reati contestati spaziano dall’associazione mafiosa all’estorsione nonché all’associazione finalizzata al traffico delle sostanze stupefacenti.
Le indagini hanno messo in luce un sistema affaristico-mafioso all’interno del quale convivevano, pacificamente, elementi di spessore della ‘ndrangheta, professionisti, imprenditori e pubblici amministratori.

OPERAZIONE “MINOA”
In data 27 novembre 2009, la D.I.A., nell’ambito dell’operazione “Minoa”, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 8 persone.
A sette di queste è stato contestato il reato di concorso in associazione mafiosa, per avere fatto parte della famiglia mafiosa di Cattolica Eraclea, costituendo il riferimento territoriale per il rappresentante provinciale di Agrigento, FALSONE Giuseppe (arrestato a Marsiglia nel mese di giugno 2010 dopo un lungo periodo di latitanza); all’ottavo, invece, è stato contestato il concorso esterno all’associazione mafiosa, perché ha posto a disposizione della predetta consorteria la sua ditta individuale, agendo sotto le direttive della potente famiglia mafiosa CAPIZZI di Ribera.
L’indagine di P.G., durata due anni circa, condotta con attività tecniche e servizi dinamici sul territorio, ha riguardato persone residenti a Cattolica Eraclea, storicamente legate alla famiglia mafiosa dei BONANNO di New York ed in affari, sin dagli anni 60, con i CUNTRERA–CARUANA, noti esponenti della mafia italocanadese.
L’attività, supportata anche da dichiarazioni di collaboratori di giustizia agrigentini, nell’evidenziare il modus operandi tipico degli appartenenti a cosa nostra, ha anche svelato il fattivo intervento della cosca di Cattolica Eraclea per condizionare le consultazioni amministrative per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale, avvenute nel maggio 2007.
Nell’ambito della stessa operazione sono stati eseguiti sequestri preventivi (ex art. 321 c.p.p.), che hanno riguardato numerose imprese del valore approssimativo di circa 5 milioni di euro.

PROC. PEN. NR. 548/08 RGNR DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI LECCE
Il 14 maggio 2009, la D.I.A., a seguito della sentenza di condanna definitiva nr. 327/08, emessa nell’ambito dell’operazione “ORRILO” nei confronti di 46 imputati, con l’ausilio del personale del Comando Provinciale Carabinieri di Taranto, ha dato esecuzione a 31 ordini di carcerazione, emessi dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Taranto.
Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni ed altri reati commessi nell’ambito dell’operatività del gruppo CESARIO-MARTERA-CIANCIARUSO, attivo in Taranto dal 1991 al 1995.
Nel contesto sono stati notificati in carcere altri 15 provvedimenti cautelari ad altrettanti soggetti detenuti.

Misure di prevenzione patrimoniali

  • L’8 gennaio 2009, il Tribunale di Reggio Calabria, Sezione Misure di Prevenzione, su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A., ha disposto il sequestro dei beni ex art. 2 ter L. 575/1965 nella disponibilità di un elemento contiguo ad associazioni di stampo mafioso operanti nel territorio di Reggio Calabria.

In particolare, il Tribunale ha ravvisato l’esistenza di una tipica impresa mafiosa che trae la sua capacità di imporsi sul mercato esclusivamente a mezzo di strategie di penetrazione che godono di entrature criminali, attraverso sinergie con le istituzioni locali attuate con la corruzione e con il rilevantissimo peso che deriva dal sodalizio mafioso di appartenenza.
In data 20 gennaio con ulteriore provvedimento dell’A.G. sono stati sottoposti a sequestro ulteriori disponibilità finanziarie.
Il valore dei beni sequestrati ammonta complessivamente ad oltre 30 milioni di euro.

  • Il 25 febbraio 2009, la D.I.A. di Reggio Calabria ha eseguito un decreto di sequestro, ex art. 2 ter L. 575/1965, emesso su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale del Direttore della D.I.A., a carico di un elemento apicale della cosca mafiosa MAMMOLITI-RUGOLO operante nel territorio di Castellace di Oppido Mamertina (RC) e zone limitrofe, già sottoposto ad ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “SALINE” condotta dalla D.I.A. del capoluogo calabrese.

Il valore dei beni sequestrati ammonta a circa 12 milioni di euro.

  • Esecuzione del decreto di sequestro di beni disposto a carico di una persona sospettata di appartenere al cartello dei casalesi (gruppo SCHIAVONE).

Il provvedimento è stato eseguito il 19 marzo 2009 ed ha consentito di sottoporre a sequestro numerosissimi beni, tutti riconducibili a un’impresa che si occupava della produzione di calcestruzzo. Il valore complessivo del patrimonio sequestrato ammonta a 20 milioni di euro.

  • Il 6 maggio 2009, la D.I.A. ha eseguito un decreto di confisca a carico di un soggetto contiguo alla cosca CREA operante nel territorio di Rizziconi, tratto in arresto da questa Direzione nell’ambito dell’operazione “PAPERMILL”, in ordine ai reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, truffa aggravata ai danni dello Stato ed altro.

Il provvedimento consegue ai sequestri cautelari - ex art. 2 ter L. 575/65 - disposti dalla stessa A.G. in data 11.10.2007 su proposta per l’applicazione della misura di prevenzione personale e patrimoniale del Direttore della D.I.A..
Il valore dei beni confiscati ammonta ad oltre 6 milioni di euro.

  • Il 10 giugno 2009 la D.I.A. ha eseguito un provvedimento di sequestro nei confronti degli eredi di un imprenditore calabrese, deceduto nel 2008 a seguito dell’esplosione di un ordigno collocato nella sua autovettura, e del fratello.

L’imprenditore, era stato destinatario di una richiesta di custodia cautelare in carcere da parte del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria nell’ambito del Proc. pen. 1784/07 RGNR, in quanto indagato per associazione di tipo mafioso.
Il valore dei beni sequestrati ammonta a circa 28 milioni di euro.

  • Decreto di sequestro, su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A., eseguito in data 17 giugno 2009 e in data 24 giugno 2009, nei confronti di un imprenditore edile che si ritiene abbia costruito le sue fortune economiche all’ombra dell’attività mafiosa e grazie ai legami personali e familiari con esponenti di vertice delle famiglie di cosa nostra palermitana.

Il valore dei beni oggetto di sequestro ammonta a circa 200 milioni di euro.

  • Il 22 giugno 2009 la D.I.A. ha dato esecuzione ad un provvedimento di confisca, adottato a seguito di proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A., a carico di un esponente della cosca CONDELLO-IMERTI-FONTANA, già tratto in arresto il 16.03.2006 dai Carabinieri di Reggio Calabria per associazione di tipo mafioso ed altro.

Il valore dei beni confiscati ammonta a circa 50 milioni di euro.

  • Decreto di sequestro, su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A., eseguito in data 22 giugno 2009, nei confronti di due germani, ritenuti contigui al gruppo mafioso di SPARTA’ Giacomo, operante nella zona sud di Messina e dedito fondamentalmente alle estorsioni.

Il valore di mercato dei beni sottoposti a sequestro (quote sociali, immobili, mobili, polizze assicurative e rapporti bancari) - tenuto conto del regime di monopolio nel quale operavano sostanzialmente le aziende riconducibili ai preposti e degli ingenti fatturati emersi - è stato valutato in oltre 50 milioni di euro.

  • Decreto di sequestro e contestuale confisca, adottato su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A., eseguito in data 23 giugno 2009 a carico di un soggetto collegato alla famiglia mafiosa italo-canadese dei RIZZUTO, tratto in arresto dalla D.I.A. nell’ambito dell’operazione “ORSO BRUNO”. Nel corso delle operazioni sono stati confiscati beni per un valore di circa 6 milioni di euro, tra cui un fabbricato sito nel comune di Cattolica Eraclea (AG) e numerosissimi oggetti d’arte, in corso di autenticazione e valutazione da parte della Soprintendenza ai beni culturali di Agrigento.

 

  • Esecuzione del decreto di sequestro di beni disposto su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A. a carico dei fratelli SETOLA Giuseppe e Pasquale, appartenenti al gruppo BIDOGNETTI del cartello dei casalesi.

Il provvedimento è stato eseguito il 13 luglio 2009 ed ha consentito di sottoporre a sequestro cinque imprese, trenta beni immobili, diciassette veicoli e novantadue rapporti finanziari.
Il valore complessivo dei beni sequestrati ammonta a 37 milioni di euro.

  • Il 29 luglio 2009 è stato eseguito un decreto di sequestro di beni emesso dal Tribunale di Vibo Valentia, su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A., nei confronti di un imprenditore edile della provincia di Vibo Valentia, arrestato nel febbraio 2009 per associazione mafiosa ed altro.

Il predetto, grazie alla sua attività imprenditoriale, si era inserito nei lavori autostradali dell’A3 SALERNO-REGGIO CALABRIA per conto della cosca MANCUSO di Limbadi (VV).
Il 07 ottobre 2009, gli stessi beni, del valore stimato pari a 60 milioni di euro (tra cui figurano possidenze immobiliari, disponibilità finanziarie, quattro società e due ditte individuali), sono stati oggetto di un ulteriore decreto di sequestro penale preventivo emesso dal Tribunale di Catanzaro nei confronti dello stesso imprenditore.

  • Il 14 agosto 2009, il Tribunale di Reggio Calabria, Sezione Misure di Prevenzione - a seguito di proposta depositata il 13 luglio 2009 dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria sulla scorta degli accertamenti delegati alla D.I.A. – ha disposto, ex art. 2-ter L. 575/1965, il sequestro dei beni nella disponibilità di un noto imprenditore, già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari disposta dal G.I.P. di Reggio Calabria il 6 maggio 2008 nell’ambito dell’operazione “SALINE”.

Il predetto è ritenuto essere l’imprenditore di riferimento della cosca mafiosa “MAMMOLITI-RUGOLO”, operante nel territorio di Castellace di Oppido Mamertina e zone limitrofe.
Il valore dei beni sequestrati ammonta a circa 55 milioni di euro.

  • Esecuzione del decreto di sequestro di beni disposto a carico dei componenti di una famiglia di Cassino, ritenuta contigua a qualificati ambienti camorristici napoletani e casertani.

Con tale provvedimento, eseguito il 3 settembre 2009, sono state sequestrate sette società, quote societarie, rapporti bancari, appartamenti, ville, un’imbarcazione da diporto, appezzamenti di terreno, autoconcessionarie, esercizi di ristorazione per un valore complessivo di 150 milioni di euro.
Successivamente, in data 17 e 23 novembre 2009, sono state altresì sequestrare ventinove autovetture di grossa cilindrata per un valore di circa 500.000,00 euro.

  • La D.I.A., in data 2 luglio 2009, ha proceduto alla confisca di beni, precedentemente sottoposti a sequestro, del valore stimato per complessivi 6 milioni di euro, nei confronti di un esponente di primo piano di cosa nostra nella Sicilia Orientale con la carica di rappresentante della famiglia di Mistretta.

Le ulteriori attività investigative condotte da questa Direzione hanno, inoltre, permesso di rafforzare gli elementi raccolti ed utilizzati per la misura cautelare del sequestro dei beni nei confronti di un altro elemento, ritenuto uomo di fiducia del capo di cosa nostra della provincia di Messina, consentendo di addivenire, in data 15 ottobre 2009, alla confisca dell’intero patrimonio per un valore di mercato di circa 200 milioni di euro.

  • Esecuzione del decreto di sequestro beni disposto su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A. a carico di due persone ritenute contigue al sodalizio BELFORTE.

Con tale provvedimento, eseguito il 26 ottobre 2009, la Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha ordinato il sequestro di nove quote societarie e beni aziendali, diciassette terreni, tredici fabbricati, quattro veicoli e trenta rapporti finanziari, formalmente intestati ai prestanomi del gruppo BELFORTE.
Il valore complessivo del sequestro si aggira sui 110 milioni di euro.

Sequestri penali preventivi

  • PROCEDIMENTO PENALE 7201/04 DDA DI PALERMO

La D.I.A. ha eseguito in data 27 febbraio 2009, nelle province di Palermo, Trapani e Agrigento, un decreto di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. nei confronti di due imprenditori edili operanti nelle province di Trapani ed Agrigento, uno dei quali già condannato in via definitiva ex art. 416-bis c.p., nell’ambito del processo denominato “Mafia e appalti”.
Il provvedimento ha riguardato beni intestati o comunque riconducibili a 41 soggetti, quasi tutti sottoposti a provvedimento restrittivo nel luglio 2008 per associazione mafiosa, per un valore complessivo di circa 400 milioni di euro.
In particolare, sono state sottoposte a sequestro 14 ditte individuali e società di capitali, operanti prevalentemente nel settore edilizio ed intestatarie, tra l’altro, di:

  • 200 appezzamenti di terreno siti nelle province di Trapani ed Agrigento;
  • 90 fabbricati (appartamenti, magazzini ed autoparchi);
  • 9 stabilimenti industriali, tra cui diversi silos siti nel Porto di Mazara del Vallo;
  • 120 automezzi (autovetture, pale meccaniche, camion, escavatori, ecc.).

Inoltre, sono stati sequestrati anche beni riconducibili alla moglie dell’imprenditore, consistenti in 42 appezzamenti di terreno siti nelle province di Trapani ed Agrigento, 60 fabbricati (ville, appartamenti, palazzine, autorimesse e magazzini), autovetture e disponibilità finanziarie varie.

  • OPERAZIONE “URANIA”

Le investigazioni hanno riguardato la configurazione economico/patrimoniale del cartello dei casalesi e sono state sviluppate nell’ottica di giungere all’individuazione e al sequestro dei beni accumulati illecitamente.
In tale quadro d’indagine sono state individuate le varie intelaiature di contatti su cui gli esponenti dei casalesi poggiavano iniziative di natura economico-criminale e sviluppavano strategie criminose volte a dissimulare/occultare la reale provenienza del denaro e l’effettiva titolarità delle risorse finanziarie movimentate. Invero, sono state individuate una serie di attività che facevano capo a prestanomi, direttamente riconducibili al vertice dell’organizzazione.
In particolare:

  • in data 4 febbraio 2009 sono stati sottoposti a sequestro sei immobili, diverse autovetture ed una ditta individuale, per un valore di circa 2 milioni di euro, riconducibili alla moglie di un qualificato esponente dei casalesi;
  • in data 24 marzo 2009 si è proceduto al sequestro preventivo di buoni postali ed oggetti preziosi, aventi valore di circa 132.000 euro, riconducibili a BIDOGNETTI Francesco;
  • in data 3 giugno 2009 è stata eseguita un’ordinanza di applicazione di misura cautelare reale emessa dal Tribunale di Napoli il 25.5.2009, relativa al sequestro di immobili e terreni riconducibili a personaggi apparentemente estranei ad ambienti di criminalità organizzata, ma legati a BIDOGNETTI Francesco, detenuto, e ZAGARIA Michele, latitante. I due esponenti di vertice dei casalesi avevano reinvestito i proventi delle attività illecite dell’organizzazione criminale in tenute agricole, masserie e lussuosi appartamenti utilizzando prestanomi incensurati, in modo da rendere difficoltose le indagini ed impedire l’individuazione della matrice camorristica del reinvestimento dei capitali illeciti.

Il valore complessivo dei beni sequestrati ammonta ad oltre 10 milioni di euro.

  • OPERAZIONE “PRINCIPE 2”

In concomitanza con l’arresto di SETOLA Giuseppe, operato il 14 gennaio 2009, la D.I.A. (coadiuvata dai Carabinieri di Marcianise, dalla Guardia di Finanza di Caserta e dal Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria di Napoli) ha dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo di beni mobili ed immobili, nonché di disponibilità finanziarie, riconducibili al SETOLA.
L’attività rappresenta la naturale prosecuzione dei sequestri già eseguiti in una prima fase investigativa, a settembre del 2008, e rientra nell’ambito della strategia di contrasto all’aggressione dei patrimoni illecitamente costituiti da persone appartenenti ad organizzazioni camorristiche.
Le indagini, supportate da una messe di dichiarazioni fornite da alcuni collaboratori di giustizia, hanno permesso di accertare l’esistenza di numerosi beni rientranti nella disponibilità di SETOLA Giuseppe e del fratello Pasquale, tutti intestati a prestanome. In tale quadro, verificato che le persone intestatarie dei beni erano tutte prive di redditi adeguati a giustificarne il possesso, venivano eseguiti sequestri ai sensi degli articoli 321 c.p.p. e 12-quinquies e sexies della legge n. 356/92.
Le risultanze d’indagine hanno documentato incontrovertibilmente come il SETOLA reimpiegasse i proventi di attività criminose, perpetrate in ragione della sua appartenenza al cartello dei casalesi, in acquisti di beni immobili e di attività commerciali, attribuendo i beni al fratello Pasquale, ad altri familiari e conoscenti. Nello specifico, l’esito delle attività hanno consentito di denunciare all’A.G. 14 persone per violenza privata, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, aggravato dal metodo mafioso e sottoporre a sequestro:

  • una società di impiantistica sita in Casal di Principe;
  • una ditta individuale con sede in Casal di Principe;
  • 4 ville site in Casal di Principe;
  • 3 appartamenti individuati a Casal di Principe e Cassino;
  • terreni ricompresi sia in aree edificabili che agricole del comune di Casal di Principe;
  • 8 autovetture di media e grossa cilindrata;
  • 3 motocicli;
  • diversi rapporti finanziari relativi alle persone indagate,

per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro.

  • PROC. PEN. NR. 9050/07 RGNR PROCURA DELLA REPUBBLICA DI LECCE

Trattasi di indagini svolte nei confronti di due società finanziarie e di alcuni soggetti alle medesime riconducibili, operanti in provincia di Lecce, sospettati di aver posto in essere condotte integranti il reato di usura.
Le indagini avevano condotto, già in data 19.12.2007, all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare con l’applicazione della detenzione domiciliare nei confronti di un soggetto, ritenuto responsabile del reato di usura continuata ed aggravata con contestuale sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., in funzione della confisca di cui all’art. 12-sexies della Legge nr. 356/1992, di beni mobili ed immobili per un valore pari ad 1 milione di euro.
Nel prosieguo dell’attività investigativa, in accoglimento della richiesta avanzata dal P.M. e sulla base delle risultanze investigative rassegnate dalla D.I.A., il GIP del Tribunale di Lecce, con ordinanza n. 9050/07 RGNR e 8044/08 RG GIP del 12.01.2009, ha disposto a carico di un altro indagato per usura continuata e aggravata, in concorso con altri due soggetti, il sequestro preventivo, ex art. 321 c.p.p., della finanziaria a lui intestata, di tre società immobiliari, di 19 immobili, di 37 terreni per una superficie complessiva di 423.610 mq., nonché di conti correnti bancari e libretti di deposito, per un valore complessivo pari a circa 8 milioni di euro.
Il provvedimento di sequestro è stato eseguito dal personale della D.I.A. il 15 gennaio 2009.

  • PROC. PEN. NR. 1130/06 RGNR DDA DI REGGIO CALABRIA

Nella primavera del 2007, la DDA di Reggio Calabria ha delegato la D.I.A. allo svolgimento di indagini patrimoniali, finalizzate all’accertamento delle responsabilità penali connesse al controllo e gestione, da parte delle cosche di ‘ndrangheta, dell’appalto pubblico afferente all’opera di costruzione della variante all’abitato di Palizzi Marina (RC) della S.S. 106 Jonica. Contestualmente l’A.G. ha conferito un’ulteriore delega ai Carabinieri di Melito Porto Salvo (RC), finalizzata all’espletamento di accertamenti tesi all’individuazione dei soggetti appartenenti alle cosche coinvolte nelle citate condotte delittuose.
Sulla base degli esiti investigativi prodotti dai Carabinieri, l’A.G. procedente ha richiesto alla D.I.A. approfondimenti di carattere patrimoniale afferenti alle imprese ed alle società coinvolte nel provvedimento di fermo, emesso dalla DDA di Reggio, nei confronti di 33 soggetti indagati per associazione di tipo mafioso, quali appartenenti alle cosche MORABITO-BRUZZANITI-PALAMARA, MAISANO, VADALÀ e TALIA, tutte interessate ad acquisire la gestione della fase esecutiva del citato appalto pubblico. Tali accertamenti hanno consentito di valutare positivamente gli aspetti di contiguità e affiliazione all’associazione mafiosa di diversi soggetti titolari di imprese operanti nello specifico settore, per i quali l’articolazione D.I.A. ha depositato quattro richieste di sequestro preventivo dei beni riconducibili ad altrettanti indagati. Sulla scorta di tali istanze, in data 24 e 27 marzo 2009, il GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria ha disposto il sequestro ex. artt. 321 co. 2 c.p.p. e 416/bis co. 7 c.p., nonché 12-sexies della Legge nr. 356 del 7.8.1992:

  • dell’intero capitale sociale e del patrimonio aziendale di una società in nome collettivo;
  • del 50% del compendio aziendale di una ditta che si occupa di movimento terra;
  • delle quote sociali nonché di cinque immobili, un agrumeto e tre autovetture, riconducibili ad altro soggetto titolare di altra azienda operante nel settore delle costruzioni stradali;
  • di un appartamento e alcuni terreni siti a Bianco, intestati a due prestanome.

I citati provvedimenti sono stati eseguiti dall’articolazione D.I.A. di Reggio Calabria nei giorni 30 e 31 marzo 2009.
Il valore complessivo, prudentemente stimato, dei beni sottoposti a sequestro è di circa 10 milioni di euro.

  • PROC. PEN. NR. 221/06 RGNR DDA DI REGGIO CALABRIA

La D.I.A., nell’aprile 2006, ha avviato, su delega della locale DDA, un’attività tecnica nei confronti di un libero professionista, già sottoposto alla sorveglianza speciale di P.S., domiciliato in un comune del litorale laziale, al fine di riscontrare i rapporti intercorrenti tra lo stesso ed un imprenditore, originario di Taurianova (RC), attesa la comune appartenenza al sodalizio mafioso PIROMALLI-MOLÈ operante nella Piana di Gioia Tauro (RC), prima della storica rottura che ha poi dato origine al consolidamento dell’asse ALVARO-PIROMALLI. Le indagini svolte nei suoi confronti, hanno consentito di acquisire un rilevante quadro indiziario in ordine al reato ex art.12-quinquies L. 356/92 a suo carico e nei confronti di altri 9 soggetti.
Gli ulteriori approfondimenti investigativi hanno evidenziato che il libero professionista, avvalendosi di intestatari fittizi, di cariche e partecipazioni societarie, aveva di fatto il controllo e la gestione di una nutrita rete societaria operante nel settore sanitario, per la quale è stata avanzata richiesta di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p..
La DDA reggina ha successivamente trasferito per competenza il procedimento in esame alla Procura della Repubblica di Palmi in relazione alle presunte violazioni ex art. 12-quinquies L. 356/92 e in data 23.03.2009 il GIP del Tribunale di Palmi, accogliendo la richiesta del PM, ha emesso l’ordinanza di applicazione di misura coercitiva nr. 2354/08 RGNR e nr. 1032/09 RG GIP a carico di quattro persone, in quanto ritenute responsabili del reato di cui agli artt. 416 c.p. e 12-quinquies L. 356/92.
Il 26 marzo 2009, il personale della D.I.A. in collaborazione con i militari della Compagnia CC di Gioia Tauro ha dato esecuzione ai provvedimenti coercitivi enunciati, notificando la misura custodiale in carcere ad uno di essi e quella degli arresti domiciliari agli altri tre indagati.
È stato possibile ricorrere, in questo procedimento, allo strumento normativo previsto dall’art. 12-sexies della Legge nr. 356 del 7.8.1992 che ha consentito la confisca di beni per un totale di circa 2 milioni di euro.

  • ALTRI SEQUESTRI DI BENI EFFETTUATI EX ART. 321 C.P.P., DALLA D.I.A. DI REGGIO CALABRIA E CATANZARO

Si ricordano alcune delle attività svolte:

    • la D.I.A. di Reggio Calabria, ha avviato - su delega della locale Procura Generale - una complessa attività di ricerca dei patrimoni riferibili a 120 soggetti condannati con sentenza passata in giudicato nell’ambito dell’operazione “OLIMPIA”. L’attività svolta da un apposito “gruppo investigativo” costituito presso quell’articolazione, ha consentito l’esecuzione di trentuno provvedimenti di confisca e sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., finalizzati all’applicazione dell’art. 12-sexies della Legge nr. 356/1992, per oltre 19 milioni di euro;
    • la D.I.A. di Catanzaro, sulla scorta degli apprezzabili risultati conseguiti dall’articolazione di Reggio Calabria, ha costituito un’apposita task-force, con il compito di intensificare l’azione di contrasto alle ricchezze di origine illecita, mediante lo sviluppo di mirati accertamenti patrimoniali e finanziari, delegati dalla locale Procura Generale della Repubblica. Sono state avviate specifiche indagini a carico di 29 soggetti, condannati con sentenza passata in giudicato, per l’ipotesi delittuosa di cui all’art. 416 bis c.p., finalizzate all’individuazione di denaro, beni mobili/immobili ed altre utilità di natura delittuosa, da sottoporre a sequestro preventivo e confisca. Su 29 deleghe assegnate ed evase, sono stati emessi 8 decreti di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., finalizzato all’applicazione dell’art 12-sexies L. 356/1992, a carico di 26 soggetti per oltre 3 milioni di euro.

Sono stati, altresì, notificati 2 provvedimenti di confisca riguardanti beni mobili, immobili e compendi societari per un valore complessivo di oltre 400.000,00 euro.

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