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Provvedimenti cautelari
OPERAZIONE “SUD PONTINO”
Le indagini, che hanno consentito di trarre in arresto, il 10 maggio 2010, su scala nazionale, 68 persone, hanno evidenziato come le organizzazioni casalesi, i clan camorristici, cosa nostra e la ’ndrangheta, avessero monopolizzato, nell’ultimo decennio, il trasporto da e per i maggiori mercati ortofrutticoli del centro e sud Italia, imponendo le ditte di autotrasporto ed i prezzi di acquisto della merce dai produttori.
L’inchiesta, svolta dal Centro Operativo della D.I.A. di Roma e coordinata dalla DDA di Napoli, ha consentito di disarticolare una multiforme organizzazione malavitosa che, con rigide regole di monopolio, imponeva le dinamiche di mercato a commercianti ed autotrasportatori del settore dell’ortofrutta nell’Italia centrale e meridionale. La compagine criminale controllava tutte le fasi del mercato, a partire dall’imposizione dei prezzi a livello locale, fino al trasporto e alla distribuzione delle merci.
Nel corso dell’operazione sono stati eseguiti sequestri preventivi di beni per un valore complessivo di circa 90 milioni di euro, consistenti in decine di aziende del settore, appartamenti, terreni, conti bancari e numerosi automezzi adibiti al trasporto.
OPERAZIONE “MARCOS-D.I.A.”
L’operazione, condotta dal Centro Operativo della D.I.A. di Torino, ha consentito, il 10.06.2010, l’esecuzione di una misura cautelare in carcere nei confronti di otto persone, ritenute responsabili di riciclaggio ed altro, con l’aggravante di cui all’art. 7 del D.L. n. 152/91. Nello stesso contesto operativo e con il supporto dei Centri Operativi della D.I.A. di Milano, Genova, Roma e Reggio Calabria e con l’ausilio dei Reparti Territoriali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza sono state eseguite perquisizioni in Piemonte, Calabria e Lazio ed effettuati sequestri preventivi di quote societarie, patrimonio immobiliare ed automezzi in Piemonte, Lombardia, Lazio e Calabria, per un valore complessivo pari a 20 milioni di euro.
L’attività, avviata anche a seguito dell’approfondimento di alcune segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, è relativa al contrasto dell’azione delittuosa di una cosca, riconducibile alla ‘ndrangheta reggina, da tempo insediatesi in Piemonte e dedita al riciclaggio di danaro ed al reinvestimento di capitali di illecita provenienza.
OPERAZIONE “CHERUBINO”
L’operazione, condotta dal Centro Operativo della D.I.A. di Catania, ha consentito, il 29.04.2010, l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 18 persone, a vario titolo ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, detenzione e porto di armi da sparo, estorsioni in danno di operatori commerciali del settore delle onoranze funebri e cliniche private, illecita concorrenza e trasferimento fraudolento di valori finalizzato ad eludere l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali.
Nell’indagine sono confluite anche risultanze di attività sviluppata dalla Guardia di Finanza, su indicazioni fornite da un collaboratore di giustizia, che, tra l’altro, consentivano il rinvenimento di armi all’interno dell’obitorio dell’ospedale “Cannizzaro” di Catania.
Le investigazioni hanno palesato l’esistenza di una compagine criminale dedita, tra l’altro, alla corruzione sistematica di vigili urbani, custodi del reparto necroscopico ed infermieri in servizio presso ospedali del capoluogo, i quali avevano il compito di segnalare l’avvenuto decesso di degenti ed indirizzare il conseguente servizio funebre, ottenendo compensi in denaro ed altro. L’attività imprenditoriale, così concepita e “supportata”, aveva consentito alle imprese di onoranze funebri riconducibili alla consorteria criminale di fare cartello, egemonizzando, con fini monopolistici, il mercato dei servizi funebri in città e in altri centri della provincia catanese.
OPERAZIONE “ENTOURAGE”
L’operazione, condotta dal Centro Operativo della D.I.A. di Reggio Calabria, ha consentito, il 17.11.2010, l’arresto di sette persone riconducibili alla cosca “LIBRI”, indagate per associazione di tipo mafioso, estorsione e danneggiamento aggravati dalle finalità mafiose, nonché di rapina, ricettazione e violazione della normativa sulle armi, disvelando l’esistenza di un rigido sistema di controllo delle commesse pubbliche nella provincia reggina.
In particolare, la ricostruzione delle metodiche di turbativa di numerosi appalti ha rivelato l’esistenza di un “cartello” di imprese, che, servendosi dell’opera di personaggi conoscitori dei meccanismi e della normativa in materia di affidamento dei lavori, riusciva ad ottenere le aggiudicazioni “predisponendo a tavolino” le offerte, in modo da orientare la scelta verso talune realtà, poi risultate vincitrici delle commesse.
Dall’attività investigativa sono emersi anche episodi estorsivi a danno di imprenditori, fornendo ulteriore riscontro alla prassi consolidata della “mazzetta” da versare alla cosca attiva sul territorio.
Nel medesimo contesto operativo è stata notificata l’ordinanza applicativa della misura cautelare interdittiva del divieto temporaneo, per la durata di mesi due, di esercitare attività professionali e/o imprenditoriali nel settore dell’edilizia pubblica a carico di trenta imprenditori coinvolti nell’indagine.
OPERAZIONE “VILLAGE”
L’operazione, condotta dal Centro Operativo della D.I.A. di Reggio Calabria, ha consentito il 13.12.2010 di dare esecuzione ad una misura cautelare in carcere nei confronti di un geometra, responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Monasterace (RC), di un imprenditore edile e di altro imprenditore, ritenuto organico alla cosca RUGA-METASTASIO, ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa, concorso in falsità ideologica in atti pubblici, concorso in abuso d’ufficio e violazione dell’art. 10 quinquies della L. n. 575/1965, aggravati dall’art.7 D.L. n. 152/91.
Dalle attività investigative sono emersi diversi riscontri su presunte “ingerenze” negli affari dell’amministrazione comunale di Monasterace, operate da esponenti della citata organizzazione criminale, nonché nelle procedure di aggiudicazione delle gare di appalto in favore di imprenditori edili riconducibili al medesimo sodalizio criminale.
Misure di prevenzione patrimoniali
- Il 09.09.2010, il Centro Operativo D.I.A. di Palermo e la dipendente Sezione Operativa di Trapani, hanno eseguito un decreto di sequestro di beni, emesso dal Tribunale di Trapani-Sezione Misure di Prevenzione, su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A., nei confronti di un imprenditore di Alcamo nel campo dell’energia eolica. Il provvedimento ha interessato un centinaio di beni immobili (terreni, palazzine, ville con piscina, magazzini), ubicati nelle province di Trapani e Catanzaro, diverse autovetture di grossa cilindrata, un lussuoso catamarano, nonché oltre 60 rapporti finanziari, del valore complessivo di circa un miliardo e cinquecento milioni di euro;
- L’08.04.2010, il Centro Operativo della D.I.A. di Napoli ha eseguito un decreto di sequestro di beni emesso dal Tribunale di S. Maria C. Vetere, su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A., a carico degli eredi di PASSARELLI Dante, deceduto nel 2004 ed indiziato di appartenere al clan dei CASALESI. Sono state sequestrate quote societarie, disponibilità finanziarie e 316 immobili dislocati nelle province di Napoli e Caserta, per un valore complessivo pari a settecento milioni di euro;
- Il 22.01.2010 la Sezione Operativa della D.I.A. di Trapani e la Guardia di Finanza di Palermo, a seguito di proposta avanzata dal Direttore della D.I.A. e dal Procuratore della Repubblica di Palermo, hanno sequestrato beni del valore complessivo di cinquecentocinquanta milioni di euro riconducibili ad un imprenditore edile, titolare di cave e diversi impianti di calcestruzzo, ritenuto responsabile di avere gestito attività economiche, lavori in subappalto ed interessi imprenditoriali per conto di esponenti mafiosi, assicurandosi il controllo monopolistico del mercato degli inerti, del calcestruzzo e del movimento terra ed escludendo, di fatto, la libera concorrenza nel settore;
- Il 28.07.2010, il Centro Operativo D.I.A. di Palermo ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro di beni emesso dal Tribunale di Palermo - Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di un costruttore palermitano ritenuto il prestanome di un imprenditore mafioso. Il provvedimento ha riguardato beni mobili, disponibilità finanziarie e beni immobili del valore complessivo di circa duecento milioni di euro;
- Il 30.06.2010 la Sezione Operativa della D.I.A. di Messina ha eseguito un decreto di confisca emesso dal Tribunale di Messina su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A. nei confronti di due fratelli, originari di Messina, imprenditori operanti nel settore di movimento terra, che nel corso degli anni hanno continuato a relazionarsi con la criminalità organizzata locale, avvantaggiandosi di tali rapporti nell’esercizio dell’attività imprenditoriale. Il valore dei beni confiscati, comprendenti quote sociali, imprese individuali, beni mobili, immobili e polizze assicurative ammonta complessivamente a cinquanta milioni di euro;
- Il 03.06.2010, in esito alle risultanze di complessi accertamenti di carattere economico-finanziario, il Centro Operativo della D.I.A. di Catania ha eseguito un decreto di sequestro anticipato di beni emesso dal Tribunale etneo, ai sensi della normativa antimafia, nei confronti di un imprenditore edile di Castel di Judica (CT).
In particolare, il sequestro ha interessato un patrimonio costituito da possidenze immobiliari, beni aziendali e quote societarie di imprese operanti, prevalentemente, nel settore della costruzione di fabbricati, strade ed opere speciali in cemento, valutabile intorno ai trenta milioni di euro;
- Il 14.12.2010 il Centro Operativo della D.I.A. di Catania ha eseguito un decreto di sequestro di beni emesso dal Tribunale di Catania, su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A., nei confronti di un soggetto nativo di quel capoluogo, ritenuto elemento di spicco della famiglia catanese dei “SANTAPAOLA”.
Il provvedimento ha interessato numerosi beni mobili, immobili, aziende e disponibilità finanziarie, tutti dislocati nell’area etnea, del valore complessivo di circa trenta milioni di euro;
- Il 22.12.2010 il Centro Operativo della D.I.A. di Caltanissetta ha eseguito un decreto di sequestro di beni emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione di quel Tribunale, su proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A., nei confronti di un noto imprenditore gelese operante nel campo della produzione e commercio di calcestruzzi, indiziato di appartenere al clan mafioso degli “EMMANUELLO”. Il provvedimento ha interessato, nel nisseno, beni mobili e immobili, due aziende e disponibilità finanziarie del valore complessivo di circa venticinque milioni di euro;
- Il 30.06.2010 il Centro Operativo della D.I.A. di Reggio Calabria ha eseguito un decreto di confisca emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale nei confronti di un elemento apicale della cosca “RUGOLO”, operante nel territorio di Castellace di Oppido Mamertina (RC), contestualmente sottoposto alla misura della sorveglianza speciale della p.s. per la durata di anni 5 con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza o di dimora abituale.
Con il provvedimento ablativo sono stati acquisiti al patrimonio dello Stato beni per un valore stimato di circa 15 milioni di euro.
Sequestri penali preventivi
Operazione “EPIZEFIRI D.I.A. 3”
Il 16 dicembre 2010, la Sezione Operativa della D.I.A di Catanzaro ha eseguito la confisca ex art. 12-sexies L. n. 356/92 delle disponibilità patrimoniali riconducibili ad un condannato, in via definitiva, per il reato di usura.
Il provvedimento, emesso dalla locale Corte d’Appello, ha interessato un cospicuo patrimonio disseminato in diverse regioni del territorio nazionale (costituito da svariati beni mobili ed immobili, tra cui terreni e fabbricati, quote sociali e compendi aziendali di dodici società operanti nei settori turistico-alberghiero, della ristorazione ed immobiliare, nonché rapporti finanziari) il cui valore complessivo è stato valutato in circa cinquanta milioni di euro.
Decreto n. 321/09 RG. Es. della Corte d’Appello di Catanzaro
Il 25.01.2010, la Sezione Operativa della D.I.A. di Catanzaro, in esito alle risultanze di articolati accertamenti patrimoniali esperiti nei confronti di un imprenditore originario di Lamezia Terme, già condannato in via definitiva per il reato di usura, ha dato esecuzione ad un decreto di confisca dei beni allo stesso riconducibili, emesso dalla locale Corte d’Appello su richiesta della Procura Generale del capoluogo calabrese.
Il cospicuo patrimonio oggetto della misura ablativa, stimato in oltre diciotto milioni di euro, comprende, oltre a svariati beni mobili ed immobili, tre distinte attività commerciali operanti nei settori dell’edilizia, della ristorazione e della distribuzione di carburanti.
Decreto n. 14492/05 RGNR-12357/06 RGGIP emesso dal G.I.P. del Tribunale di Catania
Il 3.05.2010, il Centro Operativo della D.I.A. di Catania, ha eseguito un decreto di sequestro penale preventivo nei confronti di D’EMANUELE Natale e dei figli Antonino Salvatore e Andrea Sebastiano.
Sono stati sequestrati: dieci società per servizi di onoranze funebri, un prestigioso stabilimento balneare della zona, due società immobiliari, un’impresa operante nel settore ittico, due negozi di abbigliamento, un’impresa individuale per la raccolta di scommesse, una per il commercio di materiale fotografico, una di attività di catering, automezzi e disponibilità bancarie, per un valore di circa quindici milioni di euro.
I beni sequestrati sono ritenuti riconducibili a prestanome compiacenti e soggetti sospettati di appartenere, attraverso la famiglia D’EMANUELE, al ramo di cosa nostra catanese facente capo al clan SANTAPAOLA.
Operazione “SIBILLA”
Il 9 luglio 2010, nell’ambito di articolate indagini esperite dal Centro Operativo della D.I.A. di Napoli dirette ad individuare e disarticolare l’operatività di appartenenti al clan dei casalesi, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea nei confronti di una società riconducibile ad una persona, già arrestata a giugno del 2010, ritenuta organica al clan dei casalesi ed in maniera particolare collegata al noto SETOLA Giuseppe.
Il provvedimento ha riguardato un patrimonio del valore complessivo stimato intorno ai quindici milioni di euro.
Tra i beni sequestrati, oltre ad un immobile adibito ad agriturismo, servito come supporto logistico per SETOLA ed i suoi sodali, e ad uno adibito a discoteca, figura anche il lago naturale “Lago d’Averno”, dal rilevante valore storico-culturale, situato nella terra dei campi flegrei, in località Lucrino, nel comune di Pozzuoli, donato nel 1750 dai Borboni, con lascito regio, ad una nobile famiglia napoletana, poi tramandato agli eredi che l’hanno venduto, nel 1991, alla società sottoposta a sequestro.
Operazione “FEUDO”
L’8.6.2010 il Centro Operativo della D.I.A. di Napoli ha dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro penale preventivo di beni, emesso dal G.I.P. del Tribunale partenopeo nei confronti di società i cui cespiti sono stati ritenuti strumentali alla commissione di vari reati ed i cui locali, utilizzati come luogo di riunione di pericolosi latitanti per la concertazione di iniziative illecite del Gruppo SETOLA, erano intestati a prestanome, di cui uno tratto in arresto insieme al predetto SETOLA nel mese di gennaio 2009.
Il valore dei beni sottoposti a sequestro ammonta complessivamente a circa dieci milioni di euro.
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