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Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione

L'analisi che segue è stata tratta dal Supplemento al n.2 - febbraio 2000 di "Polizia Moderna", Periodico mensile ufficiale della Polizia di Stato, dal titolo "Dalla Polizia Politica alla Polizia di Sicurezza - Un'evoluzione complessa" - a firma del Pref. Ansoino Andreassi, Direttore Centrale della Polizia di Prevenzione - al quale si rimanda per quanto attiene all'Appendice ed alle note bibliografiche di riferimento.

La cosiddetta "polizia politica" ha sempre costituito il momento più delicato della complessa attività di tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico, il punto del precario equilibrio tra prevenzione e repressione nella sfera delle libertà fondamentali dei singoli e della collettività.

Anche la storia dei nostri giCorni offre diversi esempi della sopravvivenza in alcuni Paesi di apparati polizieschi utilizzati come strumento di persecuzione di ogni forma di dissidenza. Se si prendono in esame le vicende italiane dall'unificazione del regno ad oggi, si rileva (e non potrebbe essere altrimenti) come la "polizia politica" sia andata trasformandosi da oscuro (ed eventualmente segreto) apparato di controllo e intimidazione a mezzo di contrasto, ampiamente sopportato dal consenso popolare, di ogni minaccia che alle istituzioni democratiche provenga dal terrorismo e dalla eversione. Tant'è che non si usa più da diversi anni nemmeno il termine di "polizia politica", ritenendolo sinonimo di abuso e illegalità, ma si parla invece di polizia di sicurezza o di prevenzione.

Queste espressioni sottendono una sofferta evoluzione di cui si cercherà di cogliere i passaggi nelle pagine che seguono, saltando tra le epoche e i fatti della nostra storia per richiamare solo quegli eventi che hanno contrassegnato e talora determinato negli apparati preposti alla sicurezza dello Stato trasformazioni lente ma alla fine radicali quanto lo è stato il percorso della democrazia. Se nel periodo fascista la polizia nel suo complesso e la polizia politica in particolare erano strumento di repressione di ogni forma di opposizione o anche di semplice dissenso, è oggi invece ben radicato il principio che la polizia debba essere al servizio della collettività e che sia suo compito difendere i valori ed i principi dello Stato democratico.

Ma se i mutamenti politici sono talora radicali e traumatici come nel caso di crollo o abbattimento di regimi dittatoriali, non altrettanto rapidamente e radicalmente gli apparati si adeguano al nuovo corso, così che metodi e concezioni di precedenti assetti sopravvivono anche a lungo prima di lasciare posto al nuovo.

Solo nel 1978 scompaiono nelle Questure l'etichetta e il concetto di "ufficio politico" e si affermano nei termini e nella sostanza quelli di prevenzione e di lotta all'eversione ed al terrorismo, come meglio si illustrerà in seguito. E' sintomatico che, invece, durante il fascismo, almeno nelle carte ufficiali raramente gli oppositori al regime venivano definiti terroristi, anche quando ricorrevano a metodi di tale natura, preferendo sempre qualificarli "sovversivi", perché si riteneva evidentemente che interesse primario fosse la sicurezza del "duce" e la difesa del regime. In questa ottica, la minaccia da prevenire o da contrastare era quella diretta a "sovvertire" l'ordine costituito da quel governo, e non un pericolo, qual è invece il terrorismo, che incombeva sulla intera collettività.

Altrettanto significativo del cambiamento dei tempi è il fatto che mentre oggi la tutela della sicurezza dello stato è affidata ad un concorso di forze (Polizia, Carabinieri, Servizi di sicurezza), durante il fascismo la difesa del regime era rimessa in maniera pressoché esclusiva alla Direzione Generale della Pubblica Sicurezza e il Servizio Informazioni Militare (unico servizio segreto all'epoca esistente) aveva invece un ruolo molto marginale sotto questo profilo.

Una conquista della democrazia in tema di difesa dei diritti di libertà dei cittadini è in effetti segnata anche dalla ripartizione dei compiti tra Polizia e Servizi Segreti, relegando appunto nel passato il sistema del ricorso da parte di un organismo di polizia a quei metodi "non convenzionali", consentiti, invece, con i presupposti ed i limiti comunque previsti dalla legge, ai "Servizi".


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