Chiesa di San Domenico a Bologna
La Chiesa di San Domenico
rappresenta, con l'annesso convento, uno dei complessi monumentali di maggior rilievo della città.
I Domenicani furono il primo tra gli ordini mendicanti a stabilirsi a Bologna, ottenendo nel 1.219
la chiesa di S. Niccolò delle Vigne e dando l'avvio nel 1.228, sette anni dopo la morte del santo a
un programma edilizio di vasta portata, che ebbe provvisoria conclusione nel 1.238, quando, sul
medesimo sito di San Niccolò venne realizzata una lunga chiesa tardo - romanica, divisa da un
diaframma, o pontile, in due parti, di cui quella anteriore fu detta esterna e l'altra interna. La
prima a copertura piana era destinata al pubblico culto, la seconda, a volta ogivale, era riservata
ai
frati. La chiesa intitolata fin dal
1.235 a San Domenico era a tre navate, con transetto e tre cappelle absidali quadrate. Nel secolo
XIV furono aggiunte sul fianco le cappelle Pepoli, nel 1.530- 35, la cappella Ghisilardi, sul lato
sinistro della facciata, su disegno di Baldassarre Peruzzi. L'abside attuale fu costruita nel XVII
secolo e tra il 1.727 e il 1.733 Carlo Francesco Dotti rimodernò l' intero impianto. La facciata
subì vistosi rimaneggiamenti tra la fine del XIX sec. E l' inizio del XX: venne demolito il portico
addossato a metà del XVIII, restaurata la cappella Ghisilardi, restituita la forma a cuspide del
fronte, reintegrate le parti mancanti nel rosone e completato il portale. "Il restauro" fu eseguito
dal Comitato per Bologna Storica e Artistica ( 1.909 - 10 ), su un precedente progetto di Raffaele
Faccioli. L'interno è a tre navate divise da pilastri e conserva i connotati settecenteschi che gli
conferì il Dotti. Sulla controfacciata, sopra le colonne del portale, le statue delle quattro Virtù
cardinali di Giuseppe Mazza ( 1.728 ). Nell'alto della navata mediana, al di sopra degli architravi
sono dieci quadri a tempera rappresentanti fatti storici avvenuti nell' antica chiesa: i primi due
di Giuseppe Pedretti ( ritoccati da Antonio Muzzi nell' Ottocento ), gli altri di Vittorio Bigari (
1.730 - 40 ).
Nella navata destra si affacciano
numerose piccole cappelle con decorazioni pittoriche di artisti locali ( Creti, Gennari, Faccini,
Rossi ): la sesta Cappella è la ricca e solenne Cappella di San Domenico, a pianta quadrata con
abside semicircolare rivestita di marmo, che ospita l' arca di San Domenica morto a Bologna nel
1.221. Originariamente il sarcofago con le spoglie del santo era collocato, nella navata minore
destra; nel 1.377, allo scopo di conferire loro maggiore dignità il transetto destro della chiesa
esterna venne trasformato nella primitiva cappella,dove le spoglie del santo vennero solennemente
traslate nel 1.411.
L'attuale cappella chiusa da bella cancellata di ferro e ottone del 1.621, fu ricostruita su
disegno di Floriano Ambrosini ( 1.597 - 1.605; restaurata nel 1.843 e 1.883), che, coerentemente
con la tendenza dell' epoca, la concepì in modo da creare una splendida scenografia all' arca di
San Domenico. Questa, uno dei massimi documenti della scultura esistenti in città, sia sotto il
profilo artistico, sia sotto quello storico, consta di un'urna sormontata da un' alta cimasa,
entrambi capolavori altissimi ancorché ideati in momenti cronologicamente assai distanti; l'urna
era stata commissionata a Nicola Pisano, che la eseguì ( 1.265 - 67 ) con ampia collaborazione
degli allievi Arnolfo di Cambio, Pagno di Lapo e frà Guglielmo. Il sarcofago di Nicola Pisano in
origine sorretto da sei cariatidi, una volta collocato nella nuova cappella e privato della
primitiva base, apparve inadeguato alla magnificenza del nuovo ambiente e si provvedette ad
arricchirlo prima con una cimasa ( fine secolo XV ) e poi con un alto gradino ( sec. XVI ). La
cimasa marmorea si deve a Niccolò da Bari (1.469 - 73 ), detto poi, per quest'opera Niccolò
dell'Arca, fu completata per alcune statue da Michelangelo ( 1.494 ) e da Girolamo Coltellini (
1.539 ). L' altare attuale fu ideato nel 1.765 da Mauro Tesi ed eseguito dopo la sua morte da
Alessandro Salvolini ( 1.768 ). Dietro l'Arca, entro una nicchia formata dai fianchi dell'
altare coperto dal sarcofago, è conservato il reliquario del capo di San Domenico, prezioso lavoro
di oreficeria di Jacopo Roseto ( 1.383 ). Nell'abside della cappella, sette statue delle
virtù teologali e cardinali, terrecotte di Giovanni Tedeschi ( VII sec. ); i quattro angeli
reggilampade sulla trabeazione sono stati modellati da Alessandro Algardi ( 1.619 ). Nel catino
Apoteosi di San Domenico di Guidi Reni ( 1.613 - 15 ), nella cupola angeli musicanti di Clementa
Alberti ( 1.843 ); alle pareti maggiori, a destra, Salvataggio di naviganti per opera del santo del
Mastelletta, e a sinistra, il miracolo di Napoleone Orsini. Nella zona absidale vi è un ricchissimo
coro ligneo intarsiato da frà Damiano da Bergamo ( 1.541 - 49 ), restaurato da frà Antonio Cossetti
da Vicenza ( 1.744 ); nei 56 stalli dell' ordine superiore sono rappresentati, a sinistra episodi
del Nuovo testamento, a destra episodi del Vecchio Testamento. Nel transetto sinistro alla parete
destra memoria di re Enzo di Giuseppe Mazza (1.731 ), cui segue la cappella di San Michele (
restaurata nel 1934 ), con a destra il monumento a Taddeo Pepoli ( m. nel 1.347 ), opera toscana
del � 300, rimaneggiata nel' 500; all'altare, grande crocifisso di Giunta Pisano ( 1.250 ) ; alla
parete sinistra San Tommaso D'aquino e San Benedetto, affresco di scuola bolognese del secolo XIV.
In fondo al transetto è la cappella del Sacro Cuore sotto il cui altare è il corpo del beato
Giacomo da Ulma ( 1.407 - 91 ), celebre pittore di vetrate, a sinistra, urna sepolcrale del beato
Serafino Capponi, del'500, con busto del defunto .
Nella navata sinistra troviamo la
settima cappella, a pianta a croce greca, fatta erigere dai Pepoli nel 1.551, su progetto di
Antonio Terribilia, sull' area di quattro preesistenti cappelle gotiche, a destra, nella lunetta
Disputa di Santa Caterina, affresco di Prospero Fontana e all' altare , Annunciazione di Denijs
Calvaert. Segue l'altare di Benedetto XI con tela di Felice Torelli ( Assunzione di Benedetto XI ).
La quinta cappella ( Guidotti, o del Rosario, di fronte a quella di San Domenico ) quadrilatera e
absidata, è del 1.460 e conserva all' esterno l'elegante struttura poligonale tardo - gotica. Alle
pareti pitture di Giuseppe Orsoni e Giuseppe Marchesi, nella volta e nel catino di Angelo Michele
Colonna e Agostino Mitelli (1.656)¸all'altare progettato da Floriano Ambrosini ( 1.586 - 97 ),
madonna di stucco policromo incorniciata dai 15 Misteri del Rosario dipinti da Calvaert, Cesi,
Lavinia Fontana, Alessandro Tiarini, Ludovico Caracci, Reni, Albani.
Nel sotterraneo della cappella furono sepolti Guido Reni e Elisabetta Sirani. Tra la quinta e
quarta cappella un corridoio immette in un vestibolo nel quale a destra è il monumento ad
Alessandro Tartagni, elegante opera di Francesco di Simone Ferrucci, ispiratosi al monumento
Marsuppini di Desiderio da Settignani, in Santa Croce a Firenze. Nella quarta cappella, Transiti di
San Giuseppe di G. B. Bertusio, nella seconda san Raimondo di Penafort che solca il mare sul
proprio mantello di Ludovico Caracci ( 1.610 c. ); dietro la prima è la cappella di Ghisilardi.
Il convento fu anche polo d' attrazione della " Universitas " dei Legisti fin dalla seconda
metà del XIII secolo. Al termine di un un androne ( del 1.750 ) si esce dal chiostro detto
dei morti, dominato dall'abside della cappella di San Domenico e dal campanile romanico - gotico.
L' attuale triportico fu avviato nel 1.228 e realizzato in epoche diverse. Il lato est, ad archi
ribassati, è il più antico (XIII sec. ), e fiancheggia parte dell' antico dormitorio e il capitolo
( restaurato nel 1.921 e 39 ). Il lato sud risale al 1.466 ( restaurato nel 1.959 ); alla parete,
lapidi funerarie di maestri e scolari dello studio bolognese; quello ovest fiancheggia l' antico
refettorio, restaurato nel 1.938. Vicino all'abside, su alta colonna, è la statua di San Domenico,
ivi posta nel 1.507. Passando attraverso la clausura, si può raggiungere la cella di San Domenico,
in cui si spense il santo ( 1.221 ), ripristinata nel 1.975 - 76. Il secondo chiostro, o chiostro
grande, realizzato su disegno di Antonio Terribilia ( 1.551 ), è attualmente inglobato in una
caserma. Il chiostro detto della cisterna, recentemente restaurato, è visibile all' interno dell'
edificio attualmente sede del Tribunale .
Notevole inoltre la biblioteca, ariosa aula a tre navate su colonne, costruita nel 1.464 -
67, su progetto di Giovanni de' Rossi da Modena, restaurata nel 1.959, vi si conservano tra
l' altro manoscritti in pergamena risalenti al tempo di San Domenico in numerosi corali miniati per
il convento tra il 1.307 e il 1.324.






