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Santa Maria dell'Ammiraglio alla Martorana a Palermo

Fu fondata nel 1.143 da Giorgio di Antiochia, grande ammiraglio di re Ruggero, sulle antiche mura della città in prossimità di un  monastero basiliano femminile. Affidata nel 1.221 al clero greco, fu ceduta nel 1.433 da re Alfonso d' Aragona al vicino monastero benedettino fondato da Eloisa Martorana nel 1.194, da cui prese il nome.

        

L'originario impianto cubico sormontato da una cupola centrale ha subito nel corso dei secoli trasformazioni ed aggiunte: nel 1.588 la chiesa fu allungata demolendo la facciata originaria normanna ed inglobando il portico antistante che l' univa al campanile; nel 1.683 - 86 venne abbattuta l' abside principale ed al suo posto venne innalzato l' attuale presbiterio successivamente decorato con marmi mischi ed affreschi di Antonio Grano nella cupola. Della costruzione originaria sono visibili dalla piazza Bellini oltre il campanile il corpo squadrato della chiesa, ornato all' esterno da archeggiature a rincasso, concluso da una fascia epigrafica in caratteri greci che ripete il nome del fondatore e la" dedicatio" alla Madonna. Nel 1.750, su progetto di Nicolò Palma una nuova facciata barocca fu addossata sul fianco settentrionale della chiesa prospiciente sulla piazza Bellini che nel XIX secolo venne abbassata.
Nel 1.870 i restauri di Giuseppe Matricolo condotti nell'ottica del ripristino dell' originaria configurazione normanna, ne hanno cancellato parte della decorazione barocca. La chiesa dal 1.937 è con cattedrale della Diocesi  di Piana degli Albanesi ed è officiata secondo il rito greco - bizantino. La chiesa, in origine costituita da un corpo quadrato diviso a croce greca da quattro colonne sorreggenti la cupola e da tre absidi, era preceduta da un portico che la collegava al campanile a pianta quadrata. Nel �600 il portico venne sostituito dal prolungamento sul davanti delle tre navate originarie poi affrescate da Guglielmo Borremans e da Olivio Sozzi durante il primo quarto del XVIII secolo. Sul fronte originario, già sotto il portico distrutto sono presenti due mosaici:a destra Ruggero II incoronato da Gesù e a sinistra Giorgio d'Antiochia ai piedi della Madonna. Di questo mosaico solo la testa e le mani dell' ammiraglio sono originali, mentre la rimanente parte è frutto di " restauro". La chiesa che aveva la zona basamentale interna rivestita in marmi, è decorata in alto quasi completamente di mosaici che costituiscono, insieme a quelli della cappella Palatina, il più antico ciclo musivo della Sicilia ed il loro schema iconografico, distribuzione e stile si ricollegano alla più pura tradizione del periodo medio - bizantino , si concludono nella cupola ove è raffigurato Cristo Pantocratore assiso in trono con intorno quattro arcangeli. La chiesa conserva  ancora la pavimentazione policroma ad intarsio marmoreo e transenne a mosaico separano le absidi dell' aula. Questa all' ingresso presenta un coro e un sottocoro con la volta affrescata e una bella grata in ferro battuto dorato delimita il coro delle monache la cui volta è stata affrescata da Guglielmo Borremans.All' interno sono presenti sull' altare maggiore con un bel tabernacolo in lapislazzuli una tela con la raffigurazione dell' Ascensione, opera di Vincenzo da Pavia, mentre nell' abside destra è collocata una tavola tardo bizantina di scuola cretese.
Il campanile, originariamente staccato dall' edificio chiesastico è aperto in basso da arcate ogivali con colonne angolari sormontate da tre ordini di grandi bifore con intarsi lavici e bugne a guanciale delle arcate. I due ordini inferiori, di più nitidi volumi, sembrano appartenere alla fase iniziale della fabbrica mentre i due ultimi ordini ornati da colonnine poste sugli spigoli arrotondati, possono datarsi al XIV secolo.
Sotto la zona del presbiterio è la antica cripta sepolcrale delle monache attraverso la quale si raggiungeva un camminamento sotterraneo che, attraversando la piazza Bellini e costeggiando il palazzo Pretorio, conduceva al vicino Palazzo Bordonaro da cui per una scala a chiocciola le monache potevano raggiungere la loro " altana " dalla quale potevano assistere , non viste, alla processione di Santa Rosalia.


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