Comunicati Stampa
Ministero dell'Interno, 26.07.2010
Dichiarazione del sottosegretario Mantovano al convegno della Fondazione e dei Circoli Nuova Italia
Dal convegno della Fondazione e dei Circoli Nuova Italia, il Sottosegretario dell’Interno, Alfredo Mantovano, ha dichiarato quanto segue relativamente all’azione giudiziaria di taluni magistrati:
«In pochi mesi differenti giudici hanno pronunciato in Italia condanne pesanti – ancorché non definitive – sul capo dei servizi segreti, sul comandante dei Ros, su funzionari della Polizia di Stato fra i più impegnati nella lotta al crimine; è tuttora in corso il giudizio nei confronti del pref. Mori, già comandante dei Ros, mentre una procura siciliana ha disposto il rinvio a giudizio dei vertici operativi della prevenzione dell’immigrazione clandestina per le operazioni di riconsegna con le autorità libiche. Ciascuno dei condannati non è stato condannato perché è scappato con la cassa o perché ha molestato una fanciulla: tutte le condanne pronunciate sono connesse al compimento di atti propri della funzione svolta, il cui adempimento è però letto dalla magistratura in chiave criminale.
Non possiamo farci sfuggire questo passaggio della nostra vita istituzionale: da oltre 20 anni con il nuovo codice di procedura penale il p.m. è diventato colui che decide la politica criminale, colui che decide su che cosa indagare, chi indagare, e come farlo; e questo modo di interpretare il ruolo del p.m. ha vanificato l’obbligatorietà dell’azione penale, sancendo di fatto la discrezionalità dell’ufficio di procura, o del singolo p.m.
Il passaggio è delicato e non tollera equivoci: se un funzionario dello Stato è infedele e commette un delitto merita la punizione, come qualsiasi altro reo; l’ appartenenza a un corpo istituzionale non garantisce impunità. Ma troppe iniziative giudiziarie sono intervenute, e intervengono, sulla base di una differente lettura – e cioè di una lettura in chiave criminale – di scelte che, condivisibili o meno, comunque richiamano la discrezionalità di chi le compie».






