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Eventi

Roma. 26/04/2007

Le celebrazioni del 62° Anniversario della Liberazione

Il Presidente Napolitano ha consegnato la medaglia d'Oro al Valor Militare alla città di Foggia. Il Ministro Amato: "Non furono un'esigua minoranza coloro che parteciparono alla Resistenza"

Ministro AmatoLe celebrazioni per il 62° Anniversario della Liberazione sono iniziate all´Altare della Patria dove il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha deposto una corona di alloro in onore ai caduti.
Medaglia d'oro
Successivamente, il Capo dello Stato ha consegnato alla città di Foggia la medaglia d'Oro al Valor Militare. Il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Foggia ha fatto parte della delegazione cittadina che ha accompagnato il sindaco alla consueta cerimonia.

Sono state consegnate medaglie d'Oro al Merito Civile ai Comuni di Campagna (SA), Carrara (MS), Novara, fraz. Lumellogno, Pescantina (VR), San Michele al Tagliamento (VE), Troina (EN), all'Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti e alla memoria del Signor Odoardo Focherini, di Mons. Giuseppe Maria Palatucci e di Don Emanuele Toso.

Ministro AmatoCelebrazione“Le medaglie al merito civile - ha osservato il Ministro dell´Interno Amato nel suo intervento alle celebrazioni - sono sempre il riconoscimento di atti di coraggio, di autentico eroismo da parte di singoli e di comunità”.
“Quelle che oggi lei consegnerà - ha proseguito rivolgendosi al Capo dello Stato - sono questo, ma anche qualcosa di più. Sono tasselli preziosi di storia nazionale, prove ulteriori di quei ritrovati sentimenti di dignità nazionale di ribellione all'ingiustizia, di consapevole partecipazione alla lotta al fascismo e al nazismo, che furono alla base di quella che in tanti abbiamo imparato a considerare la rinascita della Patria in Italia”.
“Le motivazioni sono ricorrenti – ha proseguito il Ministro - italiani che furono 'giusti' e nascosero e fecero fuggire ebrei dal rischio di deportazione, italiani che aprirono le loro case e condivisero quel poco che avevano con deportati o reduci al loro ritorno, italiani che si fecero fucilare, ma non dettero il nome di partigiani”.
“Resterà vero che molti italiani non presero parte attiva alla Resistenza – ha osservato il Ministro Amato - ma appare sempre più vero che non fu un'esigua minoranza coloro che lo fecero. A quei valori di libertà, di giustizia e solidarietà, che quegli italiani ritrovarono allora a rischio della vita, siamo chiamati a restare fedeli oggi, in un tempo in cui le nostre condizioni sono ben più serene e almeno per noi assai meno avventurose. Una ragione di più, non una ragione di meno, per mantenerli alla base delle complesse e difficili relazioni che come italiani e come europei abbiamo con il mondo che ci circonda, un mondo che molto spesso entra nelle nostre case, e ci chiede di essere come allora capaci di porre la dignità di ciascun essere umano al riparo dalle discriminazioni e dai dinieghi che la minacciano”.

Oltre alle massime cariche dello Stato, hanno partecipato alla cerimonia numerose autorità. Erano presenti il Presidente del Senato Franco Marini, il Presidente della Camera Fausto Bertinotti, il Presidente del Consiglio Romano Prodi, il Ministro dell'Interno Giuliano Amato, il ministro della Difesa Arturo Parisi, il Presidente della Corte Costituzionale Franco Bile, il Capo di Stato maggiore della Difesa ammiraglio Giampaolo Di Paola, il Sindaco di Roma Walter Veltroni, il Presidente della Provincia Enrico Gasbarra, il Governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo.

Le celebrazioni per la ricorrenza avevano avuto inizio nel pomeriggio del 24 aprile al Quirinale dove erano stati ricevuti i rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e della Resistenza. Nel pomeriggio del 25 aprile il Presidente della Repubblica si è recato a Cefalonia, dove è stato accolto dal Presidente della Repubblica ellenica, Karolos Papoulias, per la commemorazione delle vittime italiane presso il Monumento in loro memoria.

Città di Foggia 1943La città di Foggia nell'estate del 1943 fu oggetto di ripetuti e devastanti bombardamenti aerei, in occasione dei quali si registrarono circa 20.000 vittime, su una popolazione del capoluogo della provincia, all'epoca stimata in 50.000 unità.
Durante uno dei più pesanti bombardamenti, i vigili del fuoco Francesco Paolo Colicchio ed Attilio Rinaldo, ai quali è stata intitolata la sede del comando provinciale di Foggia, perirono nel tentativo eroico di allontanare, da una ferrocisterna di carburante in fiamme, alcuni carri ferroviari contenenti munizioni, bombe e siluri, ed evitare più grandi devastazioni.
L'opera dei vigili del fuoco era quasi compiuta quando si verificò l'esplosione della ferrocisterna di carburante in cui rimasero uccisi.
Il personale dei vigili del fuoco di Foggia, si legge in alcuni atti conservati nell'archivio del comando, "seppe dare sublime testimonianza di coraggio e di altruismo allorché, con spregio del gravissimo pericolo della vita in atto, suoi figli civili e militarizzati seppero, tra immani difficoltà, impedire che i rovinosi incendi fossero portati a conseguenze più gravi e le vittime moltiplicassero, prodigandosi, mentre gli spezzoni venivano ancora furiosamente lanciati, oltre che nei soccorsi, nel sottrarre con lucida e provvida determinazione a ulteriori deflagrazioni e distruzione i convogli ferroviari carichi di munizioni". Bombardamenti aerei 1943

Motivo del conferimento
"In occasione dei devastanti attacchi e bombardamenti aerei del 22 luglio e del 19 agosto 1943, la popolazione della città di Foggia seppe dare sublime testimonianza di coraggio e di altruismo allorchè, con spregio del gravissimo pericolo della vita in atto, suoi figli civili e militarizzati seppero tra immani difficoltà impedire che i rovinosi incendi fossero portati a conseguenze più gravi e le vittime moltiplicassero, prodigandosi, mentre gli spezzoni venivano ancora furiosamente lanciati, oltre che nei soccorsi, nel sottrarre con lucida e provvida determinazione a ulteriori deflagrazioni e distruzioni i convogli ferroviari carichi di munizioni. Successivamente, nonostante quelle indicibili sofferenze e pesanti distruzioni, altri suoi figli trovarono la forza di opporsi in armi al nemico ostacolando, con rinnovato vigore, la manovra in ritirata delle truppe tedesche nei sobborghi della città, ormai sepolta sotto le macerie. Foggia, luglio - settembre 1943".



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