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02.12.2005
Terrorismo: informativa alla Camera del Ministro dell'Interno Pisanu
Dettagliata disamina del responsabile del Viminale sulla prima applicazione della normativa varata dal Parlamento nel luglio 2005 sul contrasto del terrorismo internazionale
CAMERA DEI DEPUTATI
Seduta del 2 dicembre 2005
Informativa del Ministro dell'Interno
On. Giuseppe PISANU
concernente la prima applicazione della recente normativa
sul contrasto del terrorismo internazionale
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,
a poco più di tre mesi dalle stragi di Londra e a Sharm el Sheik, l'attentato di Amman e quelli sventati nelle scorse settimane in alcuni Paesi europei ed in Australia confermano che la strategia delle formazioni jihadiste non è cambiata.
L'obiettivo politico finale di al-Qa'eda rimane la creazione di un'unica "grande
nazione islamica". Perciò l'abbattimento dei regimi islamici ritenuti "apostati" (primi tra tutti
la Giordania, l'Egitto e l'Arabia Saudita) rappresenta il passaggio ineludibile per giungere
al "califfato" più volte evocato da bin Laden.
Sia al-Zawahiri, il medico egiziano "numero due" di al-Qa'eda, sia al-Zarkawi, il capo sempre
più autonomo del terrorismo in Iraq, operano in questa direzione, sebbene da due prospettive
differenti: il primo si preoccupa di preservare il consenso della comunità islamica e, quindi,
critica le sanguinose aggressioni a danno degli sciiti e dei civili musulmani compiute da al -
Zarkawi; mentre quest'ultimo mira a colpire con ogni mezzo gli Stati "apostati" dell'Islam e, in
subordine, i Paesi occidentali più impegnati nella lotta al terrorismo internazionale.
Pertanto, nei Paesi islamici appaiono esposti a rischio anche le sedi e i simboli
dei governi e delle economie dell'occidente, così come i semplici turisti e gli operatori
umanitari: basti pensare al recente sequestro in Iraq di due europei, due canadesi e un americano.
Questi bersagli, infatti, risultano funzionali tanto alle esigenze "politiche" di al-Qa'eda,
preoccupata di non colpire i musulmani, quanto alle strategie "militari" di al Zarkawi, più
facilmente realizzabili nei territori islamici che non al di fuori di questi. Ricordo che solo
nell'anno in corso si sono avuti otto attentati contro simili obiettivi in Qatar, Turchia (due),
Egitto, Pakistan (due), Indonesia e Giordania. Per completare il quadro, ricordo anche la
convertita belga che si è fatta esplodere in Iraq ieri l'altro.
In questo contesto, l'attacco all'Europa sembra rimanere appannaggio di cellule endogene,
cioè di gruppi autonomi che agiscono nelle aree urbane del continente per mettere a segno grandi
attentati, scuotere l'opinione pubblica e condizionare gli orientamenti politici di fondo,
come a Madrid e a Londra.
Aggiungo che il rientro in Europa di "combattenti iracheni" è ancora una ipotesi, sebbene priva di consolidati riscontri. Comunque, sarebbe proprio al -Zarkawi il regista di questa strategia: egli mirerebbe alla costituzione di una sua rete anche in Europa, dove potrebbe già contare su elementi baathisti in grado di fornire supporto tecnico per operazioni terroristiche.
Si tratta di un disegno potenzialmente assai minaccioso, perché potrebbe dar vita a strutture operative praticamente slegate da qualsiasi riferimento ambientale e, quindi, più difficilmente individuabili.
Peraltro, con lo stesso al - Zarqawi hanno più volte interloquito le filiere
algerine, tuttora molto attive in Europa, così come attive risultano anche le componenti
marocchine.
Detto questo, ricordo che in un messaggio reso noto da al-Qa'eda all'indomani degli attentati
spagnoli si affermava l'esigenza strategica di indurre i Governi di Spagna, Italia, Gran
Bretagna e Polonia a ritirare i propri contingenti dall'Irak, per isolare l'America e provocare il
fallimento della sua missione militare.
E ricordo anche che a metà novembre scorso il Global Islamic Media Front (GIMF), sigla promotrice del cosiddetto telegiornale di al-Qa'eda, ha diffuso via internet un video nel quale si ribadisce la strategia dell'organizzazione terroristica: arruolamento, addestramento e incitamento dei mujahidin via web; promozione del jiahd mediatico per intimidire i "Crociati"; esaltazione di al-Qa'eda in Mesopotamia come esempio per tutti gli altri movimenti armati. Successivamente, il 24 novembre, la stessa sigla ha diffuso un comunicato di minaccia nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri e del popolo italiano.
In generale, possiamo considerare i vari comunicati di minaccia contro il nostro Paese come opera di utenti internet sensibilizzati da al-Qa'eda, i quali mirano ad innalzare la nostra percezione di rischio, giocando anche sulla conoscenza della attualità politica italiana.
In questa situazione, dobbiamo continuare a ritenere possibile un attentato nel nostro Paese. Perciò anche se, ad oggi, non si colgono segnali certi di attività preparatorie, la sicurezza delle Olimpiadi Invernali di Torino assume un valore prioritario: la risonanza mondiale dell'evento e la sua coincidenza con la campagna elettorale possono, infatti, risultare di grande interesse per le organizzazioni terroristiche. Del resto, nella più recente storia dei Giochi olimpici i precedenti non mancano.
Voglio assicurare al parlamento che le Forze di polizia hanno messo a punto un ampio ed accurato piano per l'ordine e la sicurezza pubblica che è ora in avanzata fase di realizzazione. Esso prevede, tra l'alto, l'impiego di 9.000 operatori delle Forze dell'ordine, l'apertura di una Centrale Operativa Olimpica collegata a 21 sale operative di sito e l'attivazione di un Centro Nazionale di Informazione sulle Olimpiadi, in stretto rapporto con le polizie e i sevizi di intelligence di numerosi Paesi.
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Tutto ciò premesso, riferisco ora dettagliatamente sulla prima applicazione delle disposizioni approvate dal Parlamento nel luglio scorso, partendo da quelle che forniscono alle Forze di Polizia nuovi strumenti investigativi e di penetrazione informativa.
Dico subito che questi strumenti sono stati impiegati con estrema oculatezza e con
senso della misura, in adesione agli orientamenti di fondo che hanno consentito l'amplissima
convergenza parlamentare sulle proposte del Governo.
In particolare, nei primi tre mesi di vigenza del decreto, sono stati effettuati 18 colloqui
investigativi in carcere, che hanno avuto luogo principalmente nelle sedi delle Procure
distrettuali. Nella apposita circolare ho sottolineato l'esigenza di mantenere questi interventi
entro un quadro ben coordinato a livello centrale, rispettando così la ratio evidente dell'articolo
1 del decreto.
Il nuovo permesso di soggiorno a fini investigativi è stato rilasciato finora in quattro casi, ad altrettanti stranieri che hanno offerto la loro collaborazione agli organi investigativi. Come è noto, l'articolo 2 attribuisce questo provvedimento alla discrezionalità dei questori, i quali si attengono alle precise direttive del Dipartimento della pubblica sicurezza, prestando altresì la massima collaborazione ai Procuratori della Repubblica nei casi in cui il permesso viene rilasciato su loro richiesta.
Non si registrano, invece, casi di rilascio della carta di soggiorno a fini investigativi. E ciò a motivo del carattere di straordinaria rilevanza della collaborazione che giustifica l'applicazione di questo istituto premiale.
Anche per le intercettazioni preventive da parte dei Servizi di informazione e sicurezza ci si è mossi con grande cautela e in stretta aderenza alla disposizione dell'articolo 4.
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Passiamo ora alle espulsioni per motivi di ordine pubblico e sicurezza che sono, voglio sottolinearlo, un efficacissimo strumento preventivo nei confronti dei più pericolosi fondamentalisti islamici; pericolosi perché contigui ad organizzazioni terroristiche o perché impegnati in attività di supporto logistico o di propaganda jiahdista e antioccidentale.
Le espulsioni sono anche una valvola di sicurezza per sopperire ai ritardi con cui gli ordinamenti giuridici occidentali si stanno adeguando alla minaccia del terrorismo suicida: un'insidia micidiale, che vanifica tutti gli strumenti di deterrenza fin qui usati nei confronti di chi voleva portare morte senza sacrificare la propria vita.
Si tratta di ritardi culturalmente e politicamente comprensibili, perché la
ricerca di strumenti nuovi ci conduce fatalmente su una frontiera pericolosa: quella del
baratto, che sarebbe comunque effimero ed illusorio, tra libertà e sicurezza.
Occorre muoversi con prudenza, senza lasciare nulla di intentato per la sicurezza della
collettività, ma contenendo al minimo le compressioni delle libertà individuali garantite dalla
Costituzione.
Fino ad oggi sono stati adottati 20 provvedimenti di espulsione a carico di stranieri ritenuti pericolosi per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale, quattro dei quali ai sensi dell'art. 3 del decreto-legge n. 144 del quale parliamo. Le nuove norme sono state cioè utilizzate nei soli casi in cui quelle già in vigore potevano risultare inidonee o inefficaci.
Finora risultano impugnati soltanto due provvedimenti.
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Di grande utilità si sono dimostrate le norme introdotte dall'articolo 10 per punire la fabbricazione e il possesso di documenti falsi e agevolare l'identificazione delle persone fermate.
Per quanto riguarda le prime, cioè la fabbricazione e il possesso di documenti falsi, si sono già registrate 88 incriminazioni, generalmente connesse al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Al momento, non sono ancora emersi collegamenti concreti tra questo tipo di attività, cioè l'immigrazione clandestina, ed il terrorismo di matrice islamica, ma alcuni extracomunitari contigui ad ambienti fondamentalisti sono risultati particolarmente attivi nell'agevolare l'immigrazione clandestina specie attraverso il reperimento di falsi documenti di identità.
Il fermo prolungato a fini di identificazione è stato applicato in 10 casi, due dei quali hanno richiesto il prelievo coattivo di campioni biologici per l'estrazione del profilo del D.N.A., naturalmente previa autorizzazione dal magistrato.
A questo proposito, desidero evidenziare l'utilità di una disciplina complessiva ed unitaria, anche in vista della costituzione di una banca dei dati del D.N.A., come è già avvenuto in molti altri paesi europei.
Le nuove norme sull'arresto e sul fermo, previste dall'articolo 13, sono state finora applicate complessivamente 15 volte, con 12 arresti in flagranza e 3 fermi a carico di stranieri in possesso di falsi documenti per l'espatrio.
Non si è ancora presentata l'occasione, invece, per applicare i nuovi articoli 270-ter, quater e quinquies del codice penale, introdotti dall'articolo 15 in ordine alla nozione di finalità terroristica e alle relative fattispecie di reclutamento e addestramento.
Lo stesso dicasi, su un diverso terreno, per la disposizione che ha ampliato l'ambito di intervento dei militari nella vigilanza degli obiettivi fissi, estendendolo alla identificazione e alla perquisizione sul posto.
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Come ricorderete, Onorevoli Colleghi, il decreto "144" ha previsto anche strumenti di prevenzione amministrativa, sotto forma di nuovi o più stringenti controlli che si sono rivelati subito piuttosto efficaci.
Mi riferisco, innanzitutto, all'articolo 7 del decreto, che assicura fino al 31 dicembre 2007 il controllo di polizia sugli esercizi pubblici di telefonia e internet, condizionando lo svolgimento di tali attività al rilascio di una specifica licenza.
L'articolo prevedeva, inoltre, l'adozione un decreto amministrativo di attuazione sugli "internet point", decreto che ho firmato il 16 di agosto, dopo averlo concertato con i colleghi Landolfi e Stanca ed aver acquisito il parere favorevole del Garante per la protezione dei dati personali.
Sino al 31 ottobre 2005 scorso sono state presentate 822 richieste di licenza e
3.910 richieste di regolarizzazione per le attività già avviate. Entro la stessa data sono
stati disposti 85 nuovi rilasci e 2 dinieghi.
Nel contempo sono stati effettuati 938 controlli, che hanno determinato la revoca di 46
licenze, un provvedimento di sospensione e 15 comunicazioni di reato all'Autorità giudiziaria. Gli
uffici, attenendosi alle direttive da me impartite, hanno cercato di operare in maniera selettiva
per limitare il più possibile i disagi per l'utenza; e successivamente hanno provveduto a
semplificare alcuni adempimenti amministrativi, recependo le istanze degli enti locali e di alcune
categorie imprenditoriali, come gli albergatori e i tabaccai.
Mentre è ancora presto per esprimere una valutazione dell'apporto che i nuovi controlli possono offrire sul piano investigativo, si è già percepita la loro efficacia deterrente, con indubbi effetti in termini di prevenzione.
E veniamo ora alle norme sugli esplosivi contenute nell'articolo 8, attuato con un altro decreto a mia firma. Il provvedimento porta la data del 15 agosto e stabilisce restrizioni per l'importazione, la commercializzazione, il trasporto e l'impiego di detonatori ad accensione elettrica (a bassa e media intensità) e degli esplosivi di seconda e terza categoria. Sottolineo che queste misure hanno anticipato un indirizzo poi rapidamente affermatosi a livello europeo e internazionale.
Debbo dire che, mentre per quanto riguarda il trasporto degli esplosivi le imprese si stanno rapidamente adeguando ai nuovi "standard" di sicurezza, alcuni problemi sono sorti invece in relazione ai più severi controlli sull'uso degli esplosivi stessi e, in particolare, per il monitoraggio delle attività di brillamento nelle cave. Si stanno ora mettendo a punto gli accorgimenti opportuni per evitare che le esigenze di vigilanza ostacolino gravemente le attività produttive.
Nel contempo si è dato l'avvio a controlli accurati su tutti i depositi di esplosivo e sugli esercizi di minuta vendita. Al 31 ottobre risultavano effettuate quasi mille verifiche, con la denuncia a piede libero di 29 persone e il sequestro di circa due tonnellate di materiale esplosivo e pirotecnico. Per quanto riguarda, invece, le autorizzazioni all'acquisto e alla movimentazione di esplosivi, sono state ritirate o aggiornate quasi settecento licenze.
Sempre in sede di misure amministrative il 15 agosto scorso, con un altro
provvedimento, è stata subordinata al nulla-osta di questori l'ammissione degli allievi alle
scuole di volo. La disposizione resterà in vigore fino al 31 dicembre 2006.
Come previsto dall'articolo 6, restano ora da adottare il regolamento interministeriale sulla
conservazione dei dati del traffico telefonico e telematico, ormai pressoché definito in sede
tecnica, e altri due decreti a mia firma. La esitazione su questo argomento è determinata anche dal
fatto che in sede europea, sia il Consiglio GAI dei Ministri dell'Interno e della Giustizia, sia il
Parlamento europeo, l'argomento è oggetto di attento esame e né l'una né l'altra sede sono ancora
pervenute ad una conclusione che dovrebbero orientare in maniera definitiva anche le nostre
scelte.
Con il primo dei provvedimenti or ora richiamati, si provvederà a individuare le infrastrutture informatizzate di interesse nazionale, alle quali il Servizio di Polizia postale e delle Comunicazioni deve assicurare protezione informatica. A tal fine sono stati interpellati, ecco una delle ragioni della lentezza, tutti gli Organi Costituzionali, i Ministeri e gli Enti interessati (Consiglio Superiore della Magistratura, CNEL, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, le Autorità Garanti, l'ISTAT, il CNR, la Banca d'Italia e la CONSOB) ma preciso che non tutti hanno ancora comunicato la propria adesione. D'altra parte, la Polizia Postale ha già stipulato una lunga serie di convenzioni per la difesa da attacchi informatici che coinvolgono Poste Italiane, RAI, TELECOM, Rete Ferroviaria Italiana, SNAM rete Gas, Gestore Rete Trasmissione Nazionale, ACI ed ABI.
Con il secondo decreto dovranno invece essere stabilite, ai sensi dell'articolo 18, le condizioni, le modalità di affidamento e le caratteristiche funzionali dei servizi di sicurezza sussidiaria all'interno di porti, stazioni ferroviarie e metropolitane. Questo provvedimento sarà definitivamente messo a punto alla luce delle decisioni della Camera sulla configurazione generale dei servizi di sicurezza sussidiaria.
Nel frattempo, misure di sicurezza sussidiaria sono state comunque adottate da Trenitalia e da alcune autorità portuali. Inoltre la Polizia di frontiera, con l'ausilio dei reparti cinofili, ha svolto speciali servizi di prevenzione e controllo in 7 aeroporti compiendo 2.200 interventi nel periodo agosto-ottobre, mentre la Polizia Ferroviaria ha effettuato più di 6.000 servizi negli scali ferroviari e sui treni.
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Debbo infine fare cenno all'articolo 17 del decreto-legge "144", il quale mira a
ridurre gli oneri impropri gravanti sulla polizia giudiziaria a causa delle notifiche di atti
giudiziari.
La prima applicazione della norma ha già fatto registrare qualche effetto positivo, sia pure
in maniera non uniforme su tutto il territorio nazionale, con diminuzioni apprezzabili del
personale impiegato nelle attività di notifica: - 20% per la Polizia di Stato, - 16% per l'Arma dei
Carabinieri e - 9% per la Guardia di Finanza con conseguente vantaggio per le attività
specificamente rivolte alla attuazione delle misure antiterrorismo.
Per assestare la prassi applicativa di questa norma sono in corso contatti e approfondimenti
tra il Ministero dell'interno e quello della giustizia, il quale deve fronteggiare ora il
corrispondente aggravio del carico di lavoro degli uffici che si occupano, appunto, di notifiche,
esecuzioni e protesti. Il breve tempo trascorso dall'entrata in vigore, non consente ancora di
valutare adeguatamente gli eventuali effetti della disposizione sull'andamento dei
processi.
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Per completezza debbo da ultimo dar conto al Parlamento delle attività che in questo stesso periodo di prima applicazione del decreto-legge n. 144 sono state svolte nel campo delle pianificazioni e procedure di emergenza per la gestione delle crisi.
Mi riferisco, in particolare, all'aggiornamento del "Piano nazionale per la gestione di eventi di natura terroristica" definito con la direttiva ministeriale del maggio 2004 che fece seguito all'istituzione dell'Unità di Crisi.
Per superare talune incertezze sulla linea di comando e sulle modalità di coinvolgimento dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile e di tutti gli Enti comunque interessati ad un evento terroristico, per superare queste incertezze dicevo, è stato costituito un "Gruppo di Esperti", che ha rapidamente messo a punto le "Linee guida per l'attività di gestione dell'emergenza". Il documento è stato sottoposto al Comitato Nazionale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica che lo ha approvato nella riunione del 15 agosto scorso.
Questo sistema viene ora sperimentato sul campo con un programma di esercitazioni che ha interessato le città di Milano (23 settembre), Roma (3 ottobre), Napoli (22 ottobre) e Torino (27 ottobre). Queste prove hanno fatto emergere alcune criticità sulla catena di comando, sul raccordo tra le pianificazioni centrali e quelle periferiche, sui sistemi tecnici di collegamento e sulla distribuzione territoriale degli specialisti di polizia, quali artificieri, cinofili e reparti di volo.
Al fine di perfezionare i dispositivi di sicurezza e di testarne continuamente l'efficacia, le esercitazioni proseguiranno ora in altre località del territorio nazionale anche senza preavviso. Come potete constatare, Onorevoli Colleghi, le misure che a fine luglio scorso avete approvato sono state applicate con puntualità ed efficacia come attestano i dati che vi ho or ora riferito.
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Mi scuso per la lunghezzza dell'esposizione, ma credo che lo spirito degli ordini del giorno Vito e Violante fosse proprio quello di permettere al Parlamento di seguire da vicino la progressiva attuazione del "pacchetto", in modo da verificarne il rendimento e, ove necessario, effettuare tempestive correzioni.
Proprio in quest'ottica, ed apprestandomi ad ascoltare con la massima attenzione
le osservazioni e le proposte dei Colleghi, vorrei qui indicare due temi su cui vale la pena
riflettere: il primo è la revisione delle norme sulla produzione e la vendita di segnali
distintivi delle forze di polizia; il secondo è l'estensione dei casi di revoca della cittadinanza.
Mi riferisco, in particolare, al caso in cui emergano fatti o circostanze dolosamente taciuti
dal neocittadino e tali da precludere, se conosciuti prima, la concessione della cittadinanza
stessa.
Ma non posso concludere questo rapporto senza fare un riferimento, seppure breve, alle
recenti polemiche suscitate dalla pronuncia della Corte d'appello di Milano.
Ovviamente, non discuto la sentenza ma debbo pur meditare sulla vicenda processuale che l'ha preceduta: tre presunti terroristi sono stati arrestati per decisione dei magistrati sulla base di scrupolose indagini condotte dalle Forze di polizia; successivamente altri magistrati li hanno condannati e altri ancora li hanno assolti.
Come è già accaduto più volte in questi ultimi anni, le decisioni dei diversi organi della Magistratura chiamati a pronunciarsi sulle accuse di terrorismo internazionale fanno emergere notevoli disparità di valutazione anche nell'ambito di una stessa vicenda giudiziaria.
L'approccio diverso è frutto probabilmente di sensibilità e prassi differenziate, tipiche della cultura giuridica occidentale, che ripropongono problematiche almeno in parte già affrontate nel nostro Paese per il terrorismo interno.
Tutto ciò non crea solo sconcerto nell'opinione pubblica, ma viene anche
interpretato come un segnale di debolezza negli ambienti dell'islamismo radicale.
Ecco perché ho sottolineato la necessità di forme sempre più strette di autonomo
coordinamento della magistratura, capaci di dare maggiore coerenza all'azione giudiziaria nei
confronti del terrorismo internazionale. Ovviamente, ciò non esclude più autorevoli decisioni del
Parlamento.
Per parte mia, in questi anni, proprio alla formula del coordinamento ho costantemente improntato l'attività delle Forze dell'ordine, convinto di poter conseguire per questa via i risultati migliori.
In ogni caso, non posso perdere di vista, neppure per un attimo, le specifiche responsabilità che la legge affida al Ministro dell'Interno per la tutela dell'ordine e della sicurezza. Né, tanto meno, posso eludere la domanda di sicurezza che sale dai cittadini.
Per dare risposte puntuali e legittime a queste domande continuerò dunque ad usare tutti gli strumenti di prevenzione e contrasto a mia disposizione, naturalmente nello spirito che ha orientato il Parlamento in sede di conversione del decreto-legge sulle nuove misure antiterrorismo.
Grazie.






