Interventi e interviste
2005 - Interventi - Altri ministri e sottosegretari precedenti
22.12.2005
Informativa urgente alla Camera dei Deputati del Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu sull'aggressione subita dall'On. Mario Borghezio
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,
nel pomeriggio di sabato scorso, il nostro ex collega Mario Borghezio, oggi parlamentare europeo, è uscito dalla propria abitazione torinese per recarsi alla stazione ferroviaria di Porta Nuova e partire per Milano.
Una volta in strada, egli si è accorto di una decina di giovani che, avendolo riconosciuto, mostravano un atteggiamento apertamente ostile. Tanto che l'on. Borghezio, dopo essersi riparato in un edicola, chiamava il 113 e, subito soccorso, veniva accompagnato alla stazione di Porta Nuova. Qui si trovavano molte persone che avevano partecipato alla manifestazione contro la Tav e si apprestavano a ripartire.
I funzionari di polizia facevano accomodare l'on. Borghezio negli uffici della Polfer, rappresentandogli i rischi cui sarebbe andato incontro se fosse partito col treno delle 18,50: si prevedeva, infatti, che alla fermata di Porta Susa, sarebbe salito su quello stesso convoglio un consistente gruppo di manifestanti.
Avendo l'on. Borghezio fatto presente di non poter rinviare la partenza a causa di inderogabili impegni, gli veniva assegnata una scorta di due operatori della Polfer in borghese.
Quando il treno è arrivato alla stazione di Porta Susa, sono effettivamente saliti circa 400 manifestanti, molti dei quali appartenenti ai centri sociali milanesi. Questi, nonostante gli altoparlanti li invitassero a prendere posto sui vagoni di coda, occupavano anche le carrozze di prima classe, tra le quali quella che ospitava l'on. Borghezio.
A quel punto alcuni manifestanti lo riconoscevano e, dopo averlo ingiuriato, lo aggredivano fisicamente. E' stato un pestaggio brutale, che è durato parecchi minuti.
I picchiatori avevano il volto coperto da sciarpe e passamontagna ed erano spalleggiati da una cinquantina di loro compagni.
Alla stazione di Chivasso, grazie all'intervento dei Carabinieri, l'on. Borghezio è potuto scendere dal treno, evitando così conseguenze più gravi di quelle già subite: un trauma cervicale e la frattura del setto nasale, con prognosi di trenta giorni; mentre ad uno degli agenti di scorta è stata riscontrata una infrazione dello sterno guaribile in 30 giorni e all'altro, una donna, una distorsione cervicale guaribile in 20 giorni.
Il treno ha poi proseguito la sua corsa ed è arrivato a Milano, dove lo aspettava una cinquantina di appartenenti a diversi centri sociali cittadini, accompagnati dal segretario provinciale di Rifondazione Comunista, Augusto Rocchi, al quale si sono aggiunti il consigliere comunale Daniele Farina, il consigliere regionale della Lombardia Luciano Muhlbauer, che aveva viaggiato in treno, e l'on. Giuliano Pisapia.
Le Forze dell'ordine- circa 150 tra poliziotti, carabinieri e funzionari - non hanno potuto identificare sul posto i circa trecento manifestanti scesi dal treno. Molti di questi, infatti, dopo essersi rifiutati di ottemperare alla richiesta di riconoscimento, si erano coperti il viso con sciarpe e passamontagna ed avevano iniziato a raccogliere pietre dalla massicciata ferroviaria. Era evidente il rischio di più gravi turbative per l'ordine pubblico e di danni per i viaggiatori che in quel momento affollavano la stazione di Milano.
Si è così deciso di consentire il deflusso dei manifestanti, effettuando comunque una ripresa filmata la quale ha già consentito di individuare alcuni appartenenti ai centri sociali "Vittoria", "Transiti", "Or.so", "Villa Litta", "Torricelli" e "Leoncavallo".
Rimanevano dunque sul treno gli antagonisti diretti in Veneto. A Padova il convoglio è stato deviato su un binario idoneo. Oltre cento operatori di polizia presidiavano lo stesso binario: cosicché è stato possibile identificare 54 persone, poi sentite dalla questura di Padova in quanto informate sui fatti.
Le Questure di Torino, Padova e Milano stanno ora vagliando le posizioni dei manifestanti riconosciuti dalle immagini filmate nelle stazioni ferroviarie, sia alla partenza sia al ritorno, e durante la manifestazione di Torino. Le riprese saranno mostrate anche all'on. Borghezio, agli agenti feriti e ai testimoni.
La Questura di Milano, inoltre, sta svolgendo accertamenti per individuare i dimostranti non identificati all'uscita dalla stazione. In questo quadro è stato sentito il consigliere regionale Muhlbauer, che però non ha fornito elementi utili all'identificazione dei responsabili dell'aggressione.
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I fatti, dunque, parlano chiaro.
Contrariamente alle prime impressioni, l'on. Borghezio non ha compiuto alcun gesto provocatorio. Egli, infatti, è salito sul treno prima dei manifestanti e ha preso posto in una carrozza lontana da quelle a costoro riservate.
L'on. Borghezio è stato preso di mira e poi selvaggiamente aggredito da una squadraccia di picchiatori mossi da odio politico. Sorte identica hanno avuto i due operatori della Polizia ferroviaria che hanno cercato di proteggerlo.
Fino all'arrivo dei carabinieri alla fermata di Chivasso, nessuno ha mosso un dito per fermare gli aggressori. Questi ultimi hanno trovato ampia copertura tra gli altri manifestanti che affollavano il treno: a quanto pare, nessuno di loro ha visto o sentito nulla.
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Onorevoli Colleghi,
da molto tempo, in questa aula e altrove, sulla base di numerose informazioni e di scrupolose analisi, ho denunciato al Parlamento i rischi di una crescente conflittualità sulla quale si sono venute innestando forme sempre più gravi di illegalità diffusa e di violenza politica.
Non ho trovato sufficiente ascolto.
In taluni casi sono stato addirittura accusato di caricare i toni per preparare il terreno alla repressione poliziesca.
Oggi devo rilanciare quell'allarme con rinnovata preoccupazione, puntando il dito su qualche migliaio di estremisti che hanno sistematicamente inquinato le manifestazioni anti-Tav e numerose altre manifestazioni prima di esse.
Con l'aggressione all'on. Borghezio si è andati oltre; fors'anche col proposito di innescare reazioni a catena e di avviare la spirale dell'odio politico.
I progetti dei gruppi eversivi sulla TAV e le Olimpiadi di Torino sono ormai noti: per loro si tratta di obiettivi che, cito testualmente, hanno "tutte le giuste caratteristiche della lotta contro il potere invasore".
Come Ministro dell'Interno, posso assicurarvi che le Forze dell'ordine sono in grado di fronteggiare queste minacce.
Ma il compito di isolare e denunciare i violenti spetta innanzitutto alle forze politiche e sociali, e specialmente a quanti rivendicano il sacrosanto diritto a manifestare pacificamente le proprie opinioni.
E' comunque giunto il momento di guardare anche più in là: precisamente di guardare al tentativo, politicamente più insidioso, di avvelenare, destabilizzare, e magari deviare la lunga campagna elettorale, che ci terrà impegnati sino al prossimo giugno.
Tutte le forze politiche e sociali prendano dunque piena consapevolezza dei rischi che insieme corriamo ed ognuna di esse, per quel che le compete, si assuma le proprie responsabilità.
Replica del Ministro Pisanu
Breve replica perché pare che il dibattito pacato e costruttivo che si è svolto conferma le preoccupazioni che mi hanno indotto a venire personalmente qui a riferire con un testo scritto, anche con un certo scrupolo, per non dare adito ad incomprensioni o malintesi, ve ne è stato uno, ma lo chiarisco subito.
On. Boato, io ho fatto quelle citazioni come elementi salienti di una
ricostruzione dei fatti.
Più precisamente, ho detto che dopo l'aggressione all'on. Borghezio, l'intervento dei
carabinieri, che è avvenuto alla stazione di Chivasso, le forze dell'ordine, liberato l'on.
Borghezio e portato al pronto soccorso, si sono preoccupate di tenere sotto controllo la
manifestazione ed hanno concentrato l'attenzione sulla stazione successiva, quella di Milano. Qui
ad attendere i manifestanti c'erano le persone che ho elencato e precisamente: il segretario
provinciale di Rifondazione Comunista Rocchi, il consigliere comunale Daniele Farina, il
consigliere regionale della Lombardia Luciano Muhlbauer e l'On. Giuliano Pisapia.
Solo l'On. Luciano Muhlbauer era già sul treno perché era partito insieme ad i manifestanti,
gli altri erano semplicemente lì alla stazione, ad accogliere i manifestanti, ma non hanno in alcun
modo attivamente partecipato a gesti illegali o non hanno assunto comportamenti minimamente
censurabili.
L'On.Muhlbauer, l'ho detto nel mio intervento, sentito dalla polizia, si è dichiarato non in
grado di fornire il benché minimo indizio sui fatti ed io ho annotato, liberandomi di tutti gli
elementi ulteriori che nei verbali che ho potuto consultare possano indurre facilmente ad
arbitrarie valutazioni del comportamento delle persone chiamate in causa. Quindi ho semplicemente
riscontrato, nella ricostruzione dei fatti, circostanze che comunque nell'economia della vicenda
appaiono salienti e salienti risulteranno quando si andrà più avanti.
Io debbo dirvi, colleghi, che sono venuto qui perché questa vicenda mi ha profondamente
inquietato. Da un lato, dopo una manifestazione che si è svolta in maniera regolare, come
giustamente ha ricordato l'on. Leone, e con mia soddisfazione - credo come con soddisfazione di
tutti i cittadini per bene a Torino - c'è stata questa coda avvelenata che conferma, da un lato
l'esistenza di una minaccia estremista ed eversiva di inquinamento delle manifestazioni pacifiche,
dall'altro però ho colto in questa vicenda un segnale più allarmante, quasi di un tentativo di
avvelenare e destabilizzare, il segno anzi premonitore di un disegno di avvelenamento e
destabilizzazione della lunga e defaticante campagna elettorale che di fatto, è inutile
nasconderselo, è già iniziata e che purtroppo impegnerà il Paese fino a buona parte del mese di
giugno.
Cosa è che mi ha inquietato.
Il fatto che non vi sia stata una provocazione da parte dell'on. Borghezio. Anch'io lo
conosco bene e credo di essere stato più volte oggetto di attenzioni polemiche da parte sua, non
abbiamo la stessa sensibilità, lo stesso modo di fare, e quando però ho avuto la prima notizia del
fatto io stesso sono stato portato a dichiarare, testualmente, nel condannarlo naturalmente con la
massima fermezza, a premettere fatta salva la provocazione.
Invece provocazione non ce ne è stata.
Quindi mi ha colpito l'assenza di provocazione, mi ha colpito, debbo dirlo con chiarezza, il
silenzio a dir poco omertoso delle circa 350 persone che avevano partecipato alla manifestazione e
che erano sul treno, mentre mi posso spiegare quello dei 50 che attivamente hanno spalleggiato gli
aggressori. E mi ha colpito la violenza dell'aggressione ed anche la sua premeditazione. Non mi
pare che queste circostanze si possano considerare tutte casuali, mi pare che purtroppo
abbiano tutte una loro logica allarmante ed io son venuto qui a denunciarle con il solo proposito
di richiamare tutti, non ho fatto riferimento ad alcuna forza politica singola, di richiamare tutti
al dovere di isolare, ora che siamo ancora in tempo, questi gruppi.
Quanto ai centri sociali, sono d'accordo che non dobbiamo strumentalizzare queste vicende per
metterle all'immediato incasso politico spicciolo posto che esse possano dare qualche reddito di
parte, però non possiamo neppure nasconderci il fatto che molti centri sociali nascono da atti
illegali e che i centri sociali ospitano persone che con impressionante frequenza si ritrovano al
centro di disordini gravi e numerose pacifiche manifestazioni.
Questa circostanza non può essere taciuta, solo pochissimi fatti di violenza quotidiana
arrivano all'onore delle cronache e addirittura risuonano nelle aule parlamentari. Però e
vero che c'è una quotidianità preoccupante come quella che denunciava l'on. Saia.
C'è. Chi come me deve leggere tutte le mattine i rapporti delle forze dell'ordine, vede
moltiplicarsi questi episodi ed avverte che c'è il rischio che monti un clima velenoso ed
avvelenatore che dobbiamo assolutamente dissipare.
Io sono venuto qui per lanciare un allarme a tutti, lo ripeto a tutti, e non per addebitare a
chicchessia in Parlamento responsabilità specifiche su questi episodi. Francamente mi sto soltanto
chiedendo se non sia il caso, poiché esistono elenchi piuttosto corposi di turbatori sistematici
dell'ordine pubblico, se non sia il caso di fornirli ai gruppi politici perché riscontrino se per
caso se ne trovino, senza volerlo, qualcuno iscritto al proprio partito.
Non si può stare in silenzio di fronte a fatti di questo genere, si comincia con
l'imbrattare un muro, poi si passa alla rottura della vetrina, al ceffone e poi si arriva alla P38
e poi si arriva ad uccidere. Prima che questa spirale si inneschi, cerchiamo di fermarla. Lo ripeto
perché stiamo andando incontro ad un periodo politicamente difficile, certo non mi preoccupo del
normale conflitto sociale e politico, ma mi preoccupo, on. Leone, del rischio che esso possa essere
inquinato e deviato dal suo naturale alveo democratico.






