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Interventi e interviste

2010 - Interviste - Ministro Roberto Maroni

14.07.2010

Maroni: abbiamo preso il capo dei capi

Il ministro dell'Interno intervistato dal giornalista Andrea Garibaldi, del quotidiano Il Corriere della Sera

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni è contento: «Adesso giornali e tv metteranno in evidenza questa operazione record contro la 'ndrangheta, invece dell'ultima polemica di Fini e di Bocchino...».

Perché l'operazione è così importante?
«Per il numero degli arrestati. Perché dimostra la ramificazione della 'ndrangheta, dalla Calabria alla Lombardia. Perché rivela che la 'ndrangheta ha una struttura simile alla mafia: pensavamo fosse composta di 'ndrine autonome e invece c'era un capo dei capi, Domenico Oppedisano, che è stato arrestato. Perché i carabinieri al Nord e la polizia al Sud hanno collaborato pienamente».

Si può dire che la 'ndrangheta è diventata l'organizzazione più pericolosa?
«Più potente e più pericolosa, non c'è dubbio. Il giro di affari sopravanza quello della mafia. A differenza della camorra, ha ramificazioni internazionali. È monopolista per la distribuzipne della cocaina colombiana di Medellin».

Le indagini sono state agevolate da pentiti?
«La 'ndrangheta ha una struttura familiare. Di solito non ci sono pentiti. Stavolta qualcuno - pochissimi - c'è stato».

Ci sono anche politici indagati, a Milano, a Pavia.
«Gli amministratori pubblici, se si accerterà che sapevano di trovarsi in un circuito mafioso, vanno puniti con grande severità. Noi abbiamo stabilito la "tracciabilità" degli appalti per l'Expo milanese e la ricostruzione in Abruzzo: il percorso di ogni euro sarà seguito passo passo, fino ai subappalti, ai fornitori».

Gli appalti pubblici sono il business principale delle organizzazioni criminali?
«Oggi pesano molto di più gli acquisti di aziende pulite, che diventano "lavatrici" per riciclare il denaro e la droga. E la prostituzione, il traffico di esseri umani».

C'erano appalti, politici arrestati e traffici di voti anche nell'operazione contro i Casalesi dell'altro ieri.
«Un'altra inchiesta da record: sono stati sequestrati beni per un miliardo di euro. In due anni abbiamo sequestrato 11 miliardi di beni ai criminali organizzati. Un successo. Ma secondo il Fondo monetario intemazionale, in Italia i proventi della criminalità organizzata ammontano a 110 miliardi».

L'indagine sulla 'ndrangheta, per la parte calabrese, è stata coordinata da Giuseppe Pignatone. Lo stesso magistrato è stato fortemente critico sul disegno di legge sulle intercettazioni. Come il Procuratore nazionale antimafia Grasso.
«Con Pignatone c'è un contatto continuo. I suoi suggerimenti mi hanno consentito interventi sulle leggi in preparazione. Per mafia e terrorismo le intercettazioni sono ammesse, ma Grasso e Pignatone avevano lamentato che non si potessero fare per i "reati spia", come estorsioni e rapine, quelli che portano ai reati di mafia. Ieri il relatore di maggioranza ha inserito anche questi reati: la critica era fondata».

Hanno criticato anche il divieto di intercettare in case private a meno che non ci sia certezza di un reato in atto.
«Su questo, nessuna modifica. Credo che vadano rivalutati metodi di indagine più tradizionali». 

Lei ha detto che mentre si litiga sulla legge, i nuovi mafiosi usano Skype con il computer e non sono intercettabili.
«Sì, perché la società Skype non rivela come decrittare i suoi codici. Giovedì chiederò ai ministri europei un intervento comune su Skype».

Il generale dei Ros dei carabinieri, Ganzer, condannato per traffico di droga, deve restare al suo posto?
«Per lui, come per tutti, vale la presunzione d'innocenza fino alla condanna definitiva. Ho detto al comandante generale dei Carabinieri, Gallitelli, che spetta a lui decidere. Mi ha risposto che Ganzer resterà al suo posto».

Il ministro della Difesa La Russa non ha ribadito la fiducia nei confronti di Ganzer.
«Forse non è stato informato per tempo. Sono sicuro che la pensa come me».

E l'inchiesta sulla nuova loggia segreta? Verdini e Cosentino devono dimettersi?
«La P2 fu una cosa seria, qui mi sembra ci siano più ombre che sostanza. Ma Scajola si è dimesso senza essere indagato. Gli interessati o il loro partito devono valutare se non lasciare provochi danni al governo o al partito stesso. Noi nella Lega faremmo così».

E cosa decidereste?
«Non può succedere che uno di noi sia coinvolto in faccende simili... Certo, l'iscrizione nel registro degli indagati non deve tornare a essere una condanna definitiva, come accadeva in altri tempi».

Cosa pensa delle cene fra Casini e Berlusconi?
«L'Udc ha perso le elezioni del 2008 e ha perso le regionali del 2010. Chi vince governa e chi perde resta all'opposizione».

E Fini?
«Fini causa una tensione costante nel Pdl. Noi della Lega siamo abituati a discutere nelle sezioni, non sui giornali. Poi il segretario detta la linea. La democrazia non è anarchia. Non sarà mai la Lega a far cadere Berlusconi, ma se Berlusconi non trova una soluzione dentro il Pdl e perde la maggioranza, si va alle elezioni».





   
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