Interventi e interviste
Interviste - Ministro Roberto Maroni
14.07.2010
Maroni: «Cura leghista per Napoli»
Intervista di Antonio Troise al ministro dell'Interno pubblicata sul quotidiano 'il Mattino'Un sindaco modello leghista per Napoli. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, non ha dubbi: le amministrazioni del Nord hanno dimostrato di funzionare bene senza fondi europei e senza i contributi che sono arrivati, invece, al Mezzogiorno. Il responsabile del Viminale non nasconde la sua soddisfazione per i duri colpi assestati lunedì contro i Casalesi e ieri contro la 'ndrangheta: è un cambiamento epocale, ora lo Stato dimostra che c'è e che ha le strutture per vincere la battaglia contro la criminalità. Maroni interviene anche sul caso Cosentino: «La trasparenza dei partiti è importante ma non possiamo confondere un'imputazione con una condanna. La Lega voterà contro la mozione di sfiducia perché non vuole processi sommari». Una risposta al presidente del Consiglio che ieri aveva lanciato un vero e proprio aut aut: «Clima giacobino, via dal Pdl chi vota la sfiducia per il sottosegretario». Maroni: «Serve trasparenza ma in aula leali con il Pdl»
Ministro Maroni, lunedì il blitz contro i casalesi, ieri quello contro la 'ndrangheta. Siamo ad una svolta sul fronte della criminalità?
«Direi proprio di sì. È un cambiamento importante non solo sul fronte investigativo ma anche sul piano culturale. C'è la consapevolezza che lo Stato esiste e si presenta come una struttura in grado di sconfiggere la criminalità. Non sono colpi assestati di tanto in tanto, quando c'è una strage o scappa il morto. Ma siamo in presenza di un'aggressione sistematica contro la struttura della criminalità e in particolare quella economica e patrimoniale».
Ieri il presidente del Consiglio, Silvio Beriusconi, ha detto che chi vota la mozione di sfiducia su Cosentino è fuori dalla maggioranza. Voi che cosa farete?
«La Lega voterà con la maggioranza perché è contraria ai processi sommari che l'opposizione vuole fare continuamente in Parlamento».
La battaglia per la legalità si vince, però, anche sul terreno della società civile e della politica. Non crede?
«La trasparenza va bene ma non possiamo confondere un'imputazione con una condanna. Questa regola vale per tutti coloro che finiscono sulle prime pagine. Fare un passo indietro è una valutazione che deve essere personale. Io rifiuto la regola che un avviso di garanzia debba comportare automaticamente le dimissioni».
Non ha l'impressione che la Lega, fino ad ora, abbia giocato per così dire in difesa sul fronte delle inchieste giudiziarie che hanno investito il Pdl. Non vi sentite a disagio?
«Abbiamo mantenuto esattamente la posizione che ho appena espresso. Non la pensiamo come Di Pietro e dintorni, siamo contrari ai processi sommari. È utile, invece, che i processi siano fatti rapidamente. Significativa, ad esempio, è la vicenda del prefetto di Napoli che stimo e che ha maturato un'esperienza significativa. Io sto predisponendo un movimento di prefetti che formalizzerò entro una decina di giorni. L'attuale prefetto di Napoli è destinato a svolgere una funzione importante presso il ministero».
Che cosa succede se Fini esce dalla maggioranza?
«Pdl e Lega si sono presentati uniti alle elezioni e le hanno vinte. L'Udc si è presentata contro ed è grottesco pensare che una forza politica sconfitta possa entrare nella maggioranza solo per i soliti giochi dei salotti romani. I problemi del Pdl sono del Pdl: ma se chi ha vinto non è in grado di governare perché una parte dei suoi deputati vota contro, Berlusconi si dimette e si va al voto. Non possiamo tornare alla politica degli anni 80. Noi guardiamo al futuro non al passato».
Negli ultimi giorni sono tornati sulla scena personaggi come Flavio Carboni, dossier e addirittura le logge segrete. È preoccupato?
«No. Carboni è noto alle cronache da decenni. È stato anche coinvolto nella vicenda dell'Ambrosiano e lo ricordo proprio perché a quell'epoca lavoravo in quella banca. Dopo 30 anni lo ritrovo ancora. Ma pensare a uomini di ottant'anni in grado di condizionare procure della repubblica, sistemi giudiziari, organi costituzionali, mi fa sorridere. Sono solo ombre e a me preoccupano i fatti veri, come il terrorismo internazionale, la mafia, la camorra. Le ombre le lascio ad altri».
Torniamo, allora, alla lotta contro la criminalità. Il modello Caserta, il mix fra esercito e forze dell'ordine, è sufficiente? Mancano all'appello latitanti importanti come Antonio lovine e Michele Zagaria...
«Il modello Caserta funziona bene, soprattutto sul fronte della caccia ai latitanti. All'inizio del 2008, dei trenta latitanti più pericolosi, non ne era stato catturato nessuno. Da allora ne abbiamo presi 26, uno al mese. Il modello funziona, poi, anche per quanto riguarda l'aggressione ai patrimoni. leri, a Caserta, sono stati sequestrati ai casalesi, in un solo giorno, beni per un miliardo. Un record mondiale».
Però i tagli della manovra hanno colpito anche le forze dell'ordine...
«Non temo i tagli. Per la prima volta, in questa manovra, viene utilizzato il Fondo unico della giustizia che mette a disposizione delle forze dell'ordine un tesoro di 2 miliardi sottratto alla criminalità organizzata. Una cifra che compensa ampiamente la riduzione di 160 milioni prevista nella manovra».
A che punto è l'Agenzia per i beni confiscati?
«Ci siamo dati 6-7 mesi di tempo per fare una prima valutazione. Ma sono soddisfatto. Domani (oggi per chi legge), apriamo la seconda sede a Roma dopo quella di Reggio Calabria. Poi toccherà a Palermo a metà agosto, a Napoli entro ottobre e a Milano a fine anno. C'è, inoltre, un'ottima collaborazione tra l'agenzia e il suo direttore, il prefetto Morcone, con i capi delle procure più impegnati sul fronte della criminalità. Questo consente di superare i mille ostacoli burocratici che rallentano la confisca dei beni. Inoltre, proprio a Napoli, con l'Unione degli Industriali, abbiamo firmato un protocollo importante per la gestione delle aziende sequestrate alla criminalità».
Fra i beni sequestrati c'è il lago d'Averno: non sarebbe importante renderlo pubblico e trasformarlo in una sorta di simbolo della lotta contro la criminalità?
«Sono assolutamente d'accordo. È un lago storico che evoca reminiscenze e cose che sono nel nostro bagaglio culturale. Ne ho già parlato con il direttore dell'Agenzia dei beni confiscati. Il bene è ancora nella disponibilità della magistratura: oggi a Napoli vedrò il procuratore e parlerò anche di questo. Quando verrà trasferito al demanio, siamo pronti a trovare d'intesa con la regione, con gli enti locali coinvolti e con le associazioni antimafia un modo per gestire le attività del lago in modo trasparente. Un bene così rilevante deve diventare un bene pubblico sottratto alla criminalità».
Ieri l'Onu ha di nuovo bocciato il disegno di legge sulle intercettazioni. Se l'aspettava?
«Qui si fa molta politica e propaganda. Io sono sorpreso dalle dichiarazioni di questo signore che dice di rappresentare le Nazioni unite perché prima di parlare bisognerebbe leggere i provvedimenti e non limitarsi a leggere i giornali. Mi pare una cosa poco seria».
Ma gli emendamenti presentati ieri sono sufficienti per placare la polemica anche interna al Pdl? Le intercettazioni non servono anche nella lotta contro la criminalità?
«Nel provvedimento erano già esclusi i reati di mafia, il 416 bis e le norme per il contrasto alla mafia e al terrorismo. Qualcuno aveva sollevato il problema dei cosiddetti reati «satellite», che arrivano a configurare un reato di mafia partendo dalla semplice estorsione o da una rapina. E l'emendamento li esclude dalle limitazioni. Mi pare che ora tutto il sistema delle intercettazioni legato al contrasto alla mafia è salvaguardato».
Qualche mese fa, lei aveva proposto per Napoli, un sindaco leghista. Era un'autocandidatura?
«La mia carriera politica è cominciata 20 anni fa come consigliere comunale di opposizione, poi assessore al bilancio, presidente del consiglio comunale, parlamentare, ministro. Vorrei concludere facendo il sindaco della mia città Varese. Credo che il sindaco di Napoli debba essere un napoletano».
Ma non servirebbe una cura leghista per la città?
«I sindaci leghisti possono dimostrare con i risultati di aver introdotto livelli di forte efficienza nella gestione della spesa pubblica. Un'esperienza che può essere utile per tutti. Anche perché hanno conseguito questo risultato senza avere fondi europei, senza avere leggi speciali come per Roma, senza avere quella pioggia di contributi e di soldi che molte città del Sud hanno avuto ma che non è stata sufficiente a evitare lo sforamento del patto di stabilità. Molte amministrazioni del Nord sono riuscite a offrire servizi efficienti con pochissimi soldi. Se il metodo venisse adottato nelle città del Sud, porterebbe enormi vantaggi ai cittadini».






