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Interventi e interviste

Interviste - Sottosegretario Alfredo Mantovano

27.07.2010

«Lotta alla mafia, errore usarla come randello»

Intervista del sottosegretario Mantovano al quotidiano Avvenire

Intervista di Angelo Picariello

DA ROMA. «Evitiamo di usare questioni serie, come la lotta alla mafia e la corruzione, per una resa dei conti dentro un partito». Alfredo Mantovano ha sbollito la rabbia, dopo essere stato tirato in ballo da Fabio Granata sul caso di Gaspare Spatuzza.

La commissione che lei presiede proprio non poteva far altro che sospendergli la protezione?
«La legge 45 (approvata peraltro all'unanimità, nel 2001) parla chiaro: le dichiarazioni 'politiche' di Spatuzza iniziano tutte, ampiamente, dopo il limite fissato a 180 giorni contro le rivelazioni 'a rate'. In questi casi il regime di protezione non può essere concesso e, se in corso, va revocato».

Granata non la pensa così.
«Sono andato a spiegare queste ragioni in Commissione Antimafia, Granata però pensò bene di abbandonare l'aula, insieme al Pd, quando presi la parola. Ma attaccare la commissione che presiedo, vorrei ricordarlo, significa attaccare anche i due magistrati della Dirczione nazionale antimafia e i cinque rappresentanti delle Forze dell'ordine che la compongono».

Lei, nel Pdl, non è certo fra i più tiepidi nel denunciare fenomeni di illegalità.
«Certo, ma attaccare cosi il partito e il governo finisce per offuscare i risultati ottenuti in questi due anni: la cattura di 26 dei 30 latitanti di mafia più pericolosi, i 10 miliardi di sequestri, e 2 di confische effettuati, la costituzione dell'Agenzia per i beni confiscati. Polemiche che hanno avuto l'effetto di silenziare anche tutto il dibattito emerso dal dibattito che abbiamo fatto ad Orvieto, con Gianni Alemanno, su libertà religiosa, crisi economica, università».

Aveva chiesto a Gianfranco Fini una parola chiara, dopo l'attacco di Granata. Vi siete sentiti?
«No, non mi ha chiamato. Ed è chiaro che oltre a un problema politico, c'è anche un dispiacere di natura personale. Gianfranco conosce la mia storia , sulla sicurezza e sulla legalità abbiamo sempre lavorato insieme, prima che le strade si separassero su temi come la cittadinanza, la bioetica e le coppie di fatto. Ma la stima fra noi non è mai venuta meno. Non da parte mia, almeno».

Si parla di espulsioni, probiviri. Ma, al di là dei risentimenti, non pare che lei sia dell'avviso.
«Sbaglia chi usa la mafia come un randello per polemiche interne, ma si sbaglierebbe anche a usare queste uscite come pretesto per fare piazza pulita. Il dibattito nel partito c'è, se vediamo bene, e non di radoquestioni poste nelle sedi opportune hanno indotto Berlusconi ad accettare il diverso volere della maggioranza. È questa la strada. ma lo sfiancamento va evitato, non si può rimettere sempre in discussione quanto si è deciso, paralizzando l'azione del partito e del governo».



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