Vai al contenuto della pagina | Vai al menù di secondo livello
 
 
 
 
 
Home  |  Sala Stampa  |  Interventi e interviste  |  L'ira di Morcone «Accuse senza sapere. Si rischia il collasso»

Interventi e interviste

Interviste - Capo Dip. per le libertà civili e l'immigrazione - Mario Morcone

26.07.2008

L'ira di Morcone «Accuse senza sapere. Si rischia il collasso»

Intervista al Corrire della Sera di Fiorenza Sarzanini

«Parlano tutti senza sapere di che cosa si tratta. Prima di lanciare accuse così pesanti. Forse sarebbe stato opportuno informarsi. Se invece questa polemica appartiene soltanto al dibattito politico, io come prefetto non partecipo». Mario Morcone è il responsabile del dipartimento Immigrazione.

È stato proprio lui a sollecitare al ministro dell'Interno l'ordinanza che dichiara lo stato di emergenza nazionale. E adesso contrattacca, rivolgendosi direttamente a quei politici che hanno criticato il provvedimento del governo. «Quando si affrontano le disgrazie della gente - afferma - bisognerebbe essere più attenti e responsabili anziché sollevare conflitti che appaiono finalizzati ad alimentare lo scontro tra fazioni opposte. Oppure bisognava indignarsi anche quando ordinanze analoghe sono state firmate per i campionati di ciclismo, le Olimpiadi invernali, la costruzione della cittadella del nuoto».

Il carattere sanguigno di Morcone al Viminale è noto. Così come gli viene riconosciuta la grande professionalità ed esperienza che dal 1992, anno in cui è arrivato al ministero dell'Interno dopo essere stato tra l'altro alla presidenza del Consiglio e alla Pubblica Istruzione, lo ha portato a ricoprire posti chiave come la segreteria del ministro o la direzione dei Vigili del fuoco. E ad affrontare le emergenze, compresa quella della missione voluta dalle Nazioni Unite in Kosovo che nel 1999 lo ha portato a ricoprire il ruolo di «Deputy per la civil administration». Ieri, quando la decisione del governo è stata resa nota, numerosi politici hanno chiamato Morcone per avere chiarimenti. E lui è stato categorico: «Non c'è nulla di cui stupirsi e niente su cui indignarsi perché dal 2002 al 2007 abbiamo sempre adottato questo tipo di provvedimento. Nel 2008, visto che le condizioni dell'accoglienza erano migliorate, abbiamo deciso con il ministro Giuliano Amato di ridurlo soltanto a Sicilia, Puglia e Calabria. I centri funzionavano bene, c'era un forte ricambio e dunque era sostenibile. Quest'anno non è così, rischiamo il collasso del sistema ogni giorno. Già da marzo su Lampedusa c'è stato il raddoppio del numero degli sbarchi, alcune notti abbiamo ospitato fino a 1.400 persone in una struttura che ne può contenere non più di 800. Tanti sono approdati anche sulle coste della Sicilia e della Calabria».

Nella convinzione della maggioranza le nuove norme in materia di immigrazione avrebbero dovuto essere anche un deterrente per chi decideva di partire verso l'Italia. I numeri dimostrano che si è ottenuto l'effetto contrario. Morcone non lo nega, ma ha una spiegazione anche per questo: «Il deterrente potrebbe funzionare per l'immigrazione clandestina, ma posso dire che la maggior parte di queste persone proviene da zone di guerra o di forte conflittualità come la Somalia, l'Eritrea, l'Afghanistan, l'Etiopia e il Darfur. Si tratta di richiedenti asilo ai quali dobbiamo garantire accoglienza fino alla decisione della commissione territoriale competente. Se hanno la protezione internazionale possono restare fino a sei mesi».

Moltissimi attendono nei centri, «altri - chiarisce il prefetto - sono finiti nelle tendopoli di Crotone e Foggia. Siamo stati costretti ad aprire un ex albergo ad Aviano e farlo gestire dalla Caritas, una struttura della Croce Rossa a Settimo Torinese, 500 persone sono finite a Castelnuovo di Porto nell'edificio della Protezione Civile, altre nell'ex manicomio criminale di Castiglione delle Stiviere, oppure in un piccolo centro di Ancona». La mappa dell'emergenza, così come la racconta Morcone, coinvolge tutta l'Italia. E «dunque l'ordinanza era necessaria per accelerare le procedure per affidamento servizi che in questo modo si fanno a trattativa diretta, ma soprattutto ad operare in deroga ai limiti previsti dalla Finanziaria in modo da poter disporre lo spostamento di somme nel bilancio». Ha dunque ragione Di Pietro quando dice che in questo modo c'è mano libera per costruire i nuovi centri di identificazione ed espulsione affidando gli appalti a trattativa privata? Morcone ha un moto di stizza: «Chi conosce i meccanismi parlamentari sa che la creazione dei nuovi centri è inserita nel disegno di legge e dunque non se ne parlerà prima del 2009».





   
Icona Invia | Invia Icona Stampa | Stampa
Ministero dell'Interno