Approfondimento
VITTORIO EMANUELE ORLANDO
(Palermo 1860 - Roma 1952)
Uomo Politico di tendenza liberale, poi di destra, poi fascista, poi ancora antifascista e di
sinistra. Insigne giurista, fu ministro della Pubblica Istruzione, di Grazia e giustizia e
dell'Interno. Dopo la crisi giolittiana, Orlando si spostò a destra con Salandra schierandosi a
favore di un intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale. Ministro dell'interno durante il
breve governo di Boselli nel 1916, con le dimissioni di questi dopo Caporetto, il 29 ottobre 1917
Orlando divenne presidente del consiglio. Alla fine del conflitto, fu protagonista - assieme a
Sonnino - del poco felice esito dei negoziati di Versailles ed abbandonò per protesta la Conferenza
di Pace dopo le inutili rivendicazioni italiane (Dalmazia e Fiume). Dimessosi da presidente del
consiglio nel giugno del 1919, nella crisi del dopoguerra la sua linea fu piuttosto
contraddittoria: entrò nel 1924 nel grande listone mussoliniano, ma con il suo prestigio di
costituzionalista, avallò la famosa Legge Acerbo. L'anno dopo, nel 1925, divenne un ostinato
antifascista, fino al punto che nel 1931, non giurando fedeltà al regime come deputato, fu
costretto anche a lasciare la cattedra. Molto vecchio (a 86 anni) riappare alla fine della seconda
guerra mondiale e torna alla politica come deputato alla Costituente del 1946 e senatore di diritto
dal 1948.
Ministro dell'Interno:
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dal 19 luglio 1916 al 23 giugno 1919






