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Antiracket e antiusura
08.11.2011
Sicurezza a Bari, Mantovano: «L’antimafia sociale deve essere più diffusa e concreta»
Lo ha evidenziato il sottosegretario all’Interno nella riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica dedicata all’approfondimento della situazione della criminalità nel capoluogo puglieseA Bari «è necessario che quell'antimafia sociale, quella reazione diffusa che c'è in altre città, sia resa ancora più diffusa e concreta, in grado di dare quelle risposte che non possono essere date solo dalle Forze di polizia». Lo ha detto il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano oggi a Bari, dove ha partecipato in prefettura alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica dedicata all’approfondimento della situazione della criminalità nel capoluogo pugliese.
«Bari - ha spiegato Mantovano - è una città in cui circolano molto denaro e droga, più che in altre città italiane», osservando, però, che «la reazione sociale rispetto a fenomeni di diffusione di stupefacenti, di racket e di usura non è così forte come altrove». «Questo – ha aggiunto - per dire che il lavoro non può essere svolto solo dalle forze di polizia e dall'autorità giudiziaria, ma da tutti».
«Chi riceve una richiesta estorsiva – ha proseguito il sottosegretario - deve sapere a chi potersi rivolgere per avere l'affiancamento in fase di denuncia, di aiuto anche psicologico, così come avviene con le associazioni e gli sportelli antiracket nel resto del Sud e anche della Puglia». Ha quindi rimarcato che, sebbene il sistema di polizia e quello giudiziario funzionino, è tuttavia necessario far funzionare «tutto il sistema Bari con grande compattezza».
Altro aspetto preoccupante, fatto rilevare da Mantovano a margine dell’incontro, è la presenza sul territorio di bande criminali spesso composte da «giovani leve che puntano a prendere il controllo del territorio più con l’efferatezza delle loro gesta che con una capacità effettiva di incidere sugli assetti criminali della zona». Una realtà, ha sottolineato, «che rende il quadro, in questo momento, più pericoloso per le manifestazioni pubbliche che possono essere omicidi, tentati omicidi, e così via», rispetto al quale, ha precisato «il sistema di sicurezza e quello di contrasto, sulla base dei dati che ha illustrato il procuratore della Repubblica, hanno raggiunto dei risultati straordinari».
Parlando, infine, del sistema di videosorveglianza in città, il sottosegretario ha riferito che uno dei temi affrontati dal Comitato è stato proprio quello di renderlo più efficiente, definendolo peraltro «un sistema complesso, che chiama in causa vari attori e che ha visto e vedrà impegnate delle risorse». «In questo momento - ha infatti ricordato - rispetto a 160 telecamere installate ce ne sono una cinquantina non funzionanti. Allora la questione – ha concluso - non è moltiplicare gli occhi ma far sì che questi occhi vedano, che trasmettano le immagini, che ci sia una centrale operativa sempre attiva per trattare le immagini e dare una risposta».
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