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Intervista al viceprefetto Maria Assunta Rosa

Crescita e arricchimento umano e professionale nascono dal confronto quotidiano e dalla risoluzione delle criticità che le fragilità sociali pongono a chi si occupa di minori e immigrati

Maria Assunta Rosa, viceprefetto e madre, si è sempre occupata nel suo percorso professionale dei diritti civili dei cittadini. Oggi, quale Capo ufficio di staff per le politiche dell'immigrazione e dell'asilo sul territorio del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, è impegnata nella gestione del fenomeno migratorio, coniugando le politiche volte all’integrazione degli stranieri con le garanzie di più elevati livelli di sicurezza e di convivenza. 

Viceprefetto Maria Assunta RosaDottoressa Rosa, ci racconti il suo percorso lavorativo e le esperienze professionali precedenti. 
Appena laureata il mio sogno era quello di diventare un Perry Mason in gonnella, ma i sogni, ahimè, molto spesso, non coincidono con la realtà e dopo un periodo di esercizio della professione libera, ho preferito intraprendere questo percorso lavorativo guardando al ministero dell’interno come all’istituzione a garanzia, oltrechè della sicurezza e dell’ordine pubblico, anche dei diritti civili di tutti i cittadini. Ho iniziato la mia carriera occupandomi delle cosiddette fragilità sociali, in particolare dei problemi dei minori, dei minori a rischio di coinvolgimento di attività criminose e di pedofilia. Dal 2000 mi occupo di immigrazione. 

Quali sono state le motivazioni di questa scelta lavorativa?
Entrare in un’amministrazione pubblica come quella dell’Interno, portatrice di competenze e funzioni che la caratterizzano come amministrazione generale, a tutela di funzioni fondamentali e punto di raccordo tra centro e territorio, vicina ai cittadini grazie alla capillare diramazione dei suoi uffici, è stata sicuramente la motivazione prioritaria della mia scelta. 

Lavorare per l’integrazione degli immigrati quanto l’ha arricchita professionalmente e quali sono le criticità incontrate?
L’immigrazione è un caleidoscopio dove le combinazioni di immagini uniscono gli sguardi dei nostri nonni carichi di tristezza e di speranza con quelli degli immigrati di oggi, con l’angoscia dei richiedenti asilo, delle vittime di tratta, dei minori non accompagnati. Dietro ai numeri e alle statistiche ci sono delle persone con i loro progetti migratori, con le loro fragilità, costrette ad abbandonare la propria terra di origine per fuggire alla povertà, alle guerre, alle persecuzioni. Non si può non crescere e arricchirsi sia professionalmente che umanamente confrontandosi ogni giorno e cercando di trovare delle risposte a queste problematiche. Aver assicurato presso gli sportelli unici per l’immigrazione, primo contatto con le istituzioni al momento dell’ingresso in Italia, la presenza di mediatrici e mediatori interculturali per accogliere gli immigrati, aver previsto la partecipazione delle associazioni degli stranieri nei Consigli territoriali per l’immigrazione insieme a tutti i soggetti istituzionali e non che nel territorio provinciale sono interessati alla gestione del fenomeno migratorio: queste alcune delle misure promosse per far crescere negli stranieri un senso di appartenenza alla comunità in cui sono venuti a vivere garantendo così più elevati livelli di sicurezza e di convivenza. 

Quali e quante soddisfazioni, come donna impegnata, ha ricevuto e riceve dal suo lavoro?
Lavorando in questo ambito ogni giorno ci si pone davanti un problema diverso da affrontare e risolvere, il più delle volte ‘a vista’ come siamo soliti dire. La risoluzione di queste criticità, il confronto giornaliero con le dinamiche in continua evoluzione sul territorio, l’avere a fianco persone che lavorano insieme a te, motivate, non certo dai contenuti stipendi, ma dall’interesse a svolgere un servizio a favore dei cittadini, il sentirsi dire dall’esterno ‘la vostra è un’amministrazione che risponde’: queste sono sicuramente alcune delle molteplici soddisfazioni che accompagnano e sostengono il mio lavoro. 

Ci racconti un episodio sulla condizione femminile nel suo lavoro.
Recentemente, sono stata invitata a rappresentare il ministero in un evento organizzato nell’ambito di un progetto finanziato dal Fondo europeo per l’integrazione, di cui mi occupo, mi sono trovata di fronte ad una sala piena, non di addetti ai lavori, come immaginavo, ma di ragazzi adolescenti italiani e stranieri e a un gruppo di donne, che contro ogni limite religioso-culturale, aveva partecipato attivamente a quel percorso formativo! Ho immediatamente resettato la mia relazione e a mio sostegno è intervenuto quel bagaglio di conoscenze umane che, come donna e madre di due figlie adolescenti, ho maturato nel mio percorso di vita.


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