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Intervista al viceprefetto Laura Lega

Laura LegaPer lei l’ingresso nel mondo del lavoro non ha coinciso con quello nella P.A. Arriva in amministrazione nell’89, dopo diverse esperienze in ambito privato. Tale scelta dettata anche dal gusto della sfida, di cui è fiera ancora oggi, le ha consentito di affrontare l’esperienza nella carriera prefettizia con maggior consapevolezza per quanto riguarda le differenze e le possibili interazioni tra il mondo del lavoro privato e quello pubblico. Madre di due figli, è convinta che le responsabilità vadano affrontate costruttivamente e senza ansie.

Dottoressa Lega, ci racconti le sue esperienze professionali.

Direttore dell’Ufficio I - Gabinetto del Capo Dipartimento per le Politiche del Personale dell’Amministrazione Civile e per le Risorse Strumentali e Finanziarie, ricopro un incarico che credo costituisca un osservatorio privilegiato. In parallelo, ricopro l’incarico di Coordinatore Generale del Protocollo Sicurezza con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - portato avanti dal 2007 – che mi consente di mantenere un rapporto diretto con il territorio nel quadro di una delle missioni strategiche dell’Amministrazione, quella della sicurezza, sperimentando concretamente forme e modi di costruzione di una governance della sicurezza sul territorio a fianco del sistema delle autonomie. La direzione dell’Ufficio I segue a quella dell’Ufficio Studi dello stesso Dipartimento, dove ho seguito tra l’altro la delicata operazione della revisione organizzativa degli uffici centrali e della contrazione degli organici varata negli scorsi mesi. Significativa l’esperienza maturata precedentemente - dal 2006 al 2008 - alla guida dell’Ufficio Affari Generali e Giuridici dell’Ufficio di Coordinamento e Pianificazione delle Forze di Polizia del Dipartimento della P.S., per la natura “interforze” della struttura che mi ha consentito di vivere dall’interno la realtà del coordinamento delle forze di polizia. L’esperienza quinquennale – 2001/2006 - presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali come Vice Capo di Gabinetto non posso che considerarla unica e speciale. Prima, una decennale attività svolta presso l’Ufficio Studi per l’Amministrazione Generale che mi ha consentito di vivere momenti di “storia” della P.A., dalla riforma delle autonomie locali del’90 a quelle Bassanini del ’99, compresa la riforma ordinamentale della carriera prefettizia e quella di riforma delle prefetture in uffici territoriali del governo. Un’ esperienza intervallata da contatti diretti con il territorio - grazie anche all’esperienza di gestione commissariale come quella vissuta a Salerno – ma anche con un respiro internazionale come con l’occasione offertami nel 2000 di rappresentare il Ministero a Lisbona alla I° Conferenza delle Pubbliche Amministrazioni.

Quali sono state le motivazioni di questa scelta lavorativa?

A differenza di molti il mio arrivo in Amministrazione non ha corrisposto alla entrata nel mondo del lavoro. Lontana dall’idea di entrare nella P.A., dopo la laurea si è aperta una stagione intensa di collaborazione con l’Ateneo e, in parallelo, con uno dei più affermati studi di diritto societario entrando in contatto con problematiche complesse e di estrema delicatezza che mi hanno proiettato in una dimensione del Paese di grande interesse. Nell’85 inizia l’esperienza milanese presso un importante Istituto di credito nazionale. Due anni significativi ed entusiasmanti caratterizzati dalla volontà forte dell’Istituto d’investire sul futuro che si è tradotta in un percorso professionale altamente qualificato. Nell’87 il passaggio ad una società finanziaria in un ruolo di diretta collaborazione con l’amministratore delegato. Un biennio importante direttamente a contatto con la pressione ed il ritmo dell’impresa. L’arrivo in Amministrazione nell’89, quindi, segue ad una scelta consapevole di cui vado fiera oggi più di allora. Anzi, con orgoglio, credo che le esperienze pregresse, l’approfondita conoscenza del “mondo privato“ mi ha consentito di portare un valore aggiunto al mio modo di vivere la mia esperienza di lavoro nella carriera prefettizia, con una consapevolezza delle effettive differenze tra pubblico e privato e delle possibili interazioni tra i due mondi.

Come concilia il lavoro sul campo e la vita privata?

Vivo per carattere la vita in modo pieno ed appassionato. Credo che chi lavora con me ne sa qualcosa. Sarebbe falso sostenere che coniugare pubblico e privato – specie quando si hanno due figli – sia facile, ma le responsabilità vanno affrontate costruttivamente e senza ansie.

Quali sono le difficoltà incontrate in un'attività più strettamente maschile. Quali vantaggi come donna sul campo e quali le criticità?

Non sono, in genere, per una visione di “genere”. Al di là del gioco di parole ritengo che il lavoro e la professionalità non hanno sesso, poiché ciò che rileva è la capacità professionale. Credo tutt’al più che l’esperienza femminile si accompagni spesso ad una capacità di gestione “multipla” dei problemi che sul lavoro può utilmente tradursi nel fronteggiare più efficacemente e contestualmente profili diversi, ottimizzando tempi e risorse. Ho scelto, tuttavia, un “mestiere” maschile, entrando in quello che, perlomeno vent’anni fa, era un santuario maschile con un pizzico di gusto per la sfida.

Quali e quante soddisfazioni, come donna, ha ricevuto e riceve dal suo lavoro?

Il mio percorso professionale si è arricchito di esperienze fino ad oggi particolarmente qualificate e per molti versi, uniche. Ho vissuto stagioni interessanti e vivo tuttora un momento impegnativo ma professionalmente stimolante. Certo ho raccolto sfide e non mi sono tirata indietro di fronte ad impegni a volte onerosi, vivendo con passione e senso di responsabilità il mio lavoro: un lavoro che mi offre la gratificazione di una missione – da svolgere quotidianamente – al servizio del cittadino.


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